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Apple MacBook Pro 2016, sintesi tra potenza, portabilità e innovazione – La Repubblica

Dic 22, 2016

“PRO”, il suffisso che identifica le macchine che Apple pensa per l’utilizzo professionale, ma ancora di più, produttivo. Da diversi anni ormai i MacBook, i portatili della Mela, si dividono in tre categorie: i MacBook senza suffisso, gli Air e per l’appunto i Pro. Computer per l’era post-Pc, uniti dal sistema operativo MacOs, dalla piattaforma iCloud (con cui condividono dati e settaggi, anche con il mondo iOS) e dal design come sempre ricercato.

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Apple ha da poco lanciato l’ultima versione del suo portatile di fascia alta, il MacBook Pro. Esiste in versione da 13 e 15 pollici e con o senza Touch Bar, la novità più visibile di questa nuova generazione. Abbiamo provato il modello da 15 pollici, nella configurazione dalle prestazioni e capacità più elevate. E dopo aver torchiato il MBPro 2016 con applicazioni, stress della batteria, connessioni e pressing su tutti i componenti del sistema, il giudizio finale non è difficile da stilare: nella versione top, il MacBook Pro 15 pollici con Touch Bar raccoglie facilmente la palma come laptop professionale dell’anno. Nel conto bisogna metterci il prezzo, che in questa configurazione di test supera i 3mila euro, più quello degli eventuali adattatori da acquistare a parte di cui parleremo dopo. In ambito Windows, dove l’offerta è ovviamente più estesa. Tra il meglio che la concorrenza offre allo stesso livello ci sono il Dell Xps 13/15e il Razer Blade Pro, macchine che comunque nascono su diverse coordinate e si rivolgono ad utenti di altra tipologia. E rimane ovviamente fuori uno degli asset chiave del MacBook Pro, ovvero il sistema operativo MacOS. L’ultima versione si chiama Sierra ed è un sistema sempre più connesso a iOS (l’anima di iPhone e iPad) e WatchOS (il sistema operativo dell’Apple Watch). Tutto l’ecosistema della Mela insomma, chedeclinato su più piattaforme punta all’integrazione e al consolidamento della user experience come Apple la intende.

Il MacBook Pro 2016 cambia molto esteticamente. E’ come ad ogni nuova generazione più sottile, e non c’è più il logo Apple retroilluminato sul dorso del display, sostituito da uno in materiale riflettente. Ma le caratteristiche che spiccano di più sono nturalmente la Touch Bar e il nuovo trackpad, effettivamente enorme. Con l’uso combinato di queste due superfici tattili multitouch, Apple offre la sua visione di input per computer. Non uno schermo touch come accade nei 2-in-1 Windows 10 come il Surface Pro, ma un display Retina tradizionale (ora con tecnologia Wide Colour, che aumenta sensiblmente il contrasto e lavora sulla resa ottimale dei colori) e due zone in cui le mani possono agire e interagire per controllare la macchina e le applicazioni.

La Touch Bar è l’elemento di spicco della nuova generazione. E’ un vero e proprio display multitocco personalizzabile, che si estende per tutta l’ampiezza orizzontale della tastiera, risoluzione 2170×60. Sostituisce i tasti funzione (che appaiono comunque sulla barra stessa) e integra il Touch-iD, il sistema di protezione biometrica che consente ora anche su Mac di sbloccare la macchina, autenticarsi nelle app e utilizzare il sistema di pagamento online Apple Pay, sul browser Safari. Il funzionamento di questo nuovo sistema di input è chiaramente molto elaborato ma trasparente per l’utente: sulla barra compaiono comandi e funzionalità relativi all’applicazione che si sta utilizzando in quel momento, e si possono sempre richiamare le funzioni di base e di controllo del sistema. Ad esempio nell’app Foto si possono scorrere le immagini, nell’app Messaggi e in quelle di scrittura appaiono suggerimenti di parole, e in Final Cut Pro X compare tra le altre cose la barra di scrubbing per lavorare sulla timeline dei video. La tecnologia è solo all’inizio e gli sviluppatori di app per Mac la stanno progressivamente adottando. Noi l’abbiamo usata un po’ per tutto, dalle funzioni basilari a quelle sperimentali e la Touch Bar lavora sostanzialmente in simbiosi con il grande trackpad, riducendo l’utilizzo della tastiera e portando in parte l’esperienza di iOS anche sul Mac senza dover far toccare lo schermo principale all’utente. Ora ne vediamo sostanzialmente il concetto, l’utilizzo pieno arriverà col tempo. Il display è ottimo e in linea con le offerte degli alto di gamma dei concorrenti. Non è però 4K, probabilmente lo sarà nella prossima generazione. Anche qui, la scelta appare mutuata da politiche di efficienza energetica.

Anche la tastiera fa un passo avanti: per rendere la macchina più sottile Apple ha impiegato la seconda generazione della tecnologia “a farfalla” utilizzata nell’ultimo MacBook da 12 pollici. La corsa dei tasti restituisce un feeling decisamente migliore e la maggiore spaziatura aiuta nella digitazione. Nello spazio del 15 pollici questo sistema sembra arrivare quindi ad una versione pienamente compiuta. Non abbiamo provato il 13 pollici e quindi di come si presenti in questo formato non possiamo dire, ma l’esperienza non dovrebbe essere troppo distante da quella del nuovo MacBook “semplice” da 12 pollici. Il bordo della tastiera presenta le griglie degli speaker, anche questi “upgradati”. Il MacBook Pro 2016 ora “suona” come un boom box, niente più suonini da piccolo tweeter, ma bassi e alti presenti.

Oltre alla Touch Bar, Apple sul nuovo MacBook Pro ha fatto uno dei suoi tipici salti in avanti, eliminando ogni connessione esterna presente sui modelli precedenti. Addio MagSafe 2, addio Hdmi e Sd e addio Usb standard. I nuovi Pro hanno quattro porte in formato USB-C e Thunderbolt 3. Servono a fare tutto, dalla connessione di monitor esterni all’alimentazione del computer, e all’interfacciamento con altre periferiche. Sul 15 pollici le quattro porte sono pienamente Thunderbolt 3, sul 13 quelle a sinistra supportano il protocollo ma hanno velocità lievemente ridotta. Tutte utilizzano il connettore Usb-C (che è lo stesso del Thunderbolt 3), così che è possibile collegare ogni periferica a ogni porta, indifferentemente, compreso l’alimentatore, che non ha più una sua entrata specifica. E per paradosso, Apple che ha sempre prediletto i formati proprietari per le porte di comunicazione, vede nel MacBook Pro 2016 la sua macchina più “aperta”. Lo standard USB-C è nuovissimo e sostituirà nei prossimi anni il classico USb 2.0 e 3.0, e l’ampiezza di banda garantita dai protocolli USB-C e Thunderbolt 3 garantisce lo scambio di dati alle velocità più alte possibili per un laptop. Il prezzo che si paga è la necessità di qualche adattatore in più, non solo in termini di cose da portarein tasca, ma anche economico. Ma del resto Apple ci ha abituato negli anni a rimanere quasi all’improvviso senza qualcosa che ci sembrava irrinunciabile, ricordiamo quando dall’iMac sparì il lettore per i floppy disk e successivamente anche quello ottico, e ci furono levate di scudi ovunque. Le proteste sono puntualmente arrivate con l’abbandono di porte Hdmi e Sd card, ma da tempo non usiamo più nè i floppy e nemmeno quasi più cd e dvd, e a Cupertino hanno deciso di seguire la vocazione storica di Apple, quella di togliere “peso” per saltare verso un’altra era tecnologica.

Dentro il MacBook Pro 2016 c’è un i7 di ultima generazione su architettura Skylake, per i chipset Kaby Lake c’è ancora da attendere. Il salto prestazionale è molto evidente rispetto ai precedenti Pro, ma quello che colpisce è soprattutto la sintesi tra potenza e portabilità. Sul 15 pollici la batteria va avanti oltre le sei ore di utilizzo intensivo e sempre connessi, anche con app notoriamente non tenere col processore come Google Chrome, con parecchie tab aperte. Un altro punto sorprendente è l’SSD: il disco è velocissimo in lettura e scrittura, e offre senza dubbio la migliore performance vista in una macchina portatile. La batteria, sul modello in prova, ha mantenuto la macchina in funzione con app “intensive” aperte e connessioni wireless attive per circa una decina di ore, che sono aumentate con un utilizzo più leggero. Non abbiamo verificato le fluttuazioni a cui sembrano soggetti alcuni modelli del nuovo MacBook Pro, segnalati dal sito americano Consumer Report, che quest’anno per la prima volta non lo mette tra i laptop raccomandati. I pro e i contro della macchina, dopo il tes della nostra unità in prova, restano quelli già chiari dalla presentazione: il monitor non è 4k, c’è un limite di 16gb per la Ram e la scheda video non è adatta ad un uso ludico: il MacBook Pro 2016 non è un portatile adatto al gaming pompato. Ci si può giocare tranquillamente ma non nasce con questo intento. Si tratta di precise scelte di design per tenere insieme potenza, portabilità e soprattutto risparmio energetico, ed è qui che Apple trova la sintesi migliore e, ad un prezzo che rimane comunque quello di un piccolo investimento, ha in catalogo una macchina che definisce nuovamente un mercato.

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