• 14 Maggio 2026 12:57

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Aldair al cinema commuove con “Cuore giallorosso”

Mag 14, 2026

AGI – Aldair, storico difensore della Roma, si racconta nel documentario “Aldair. Cuore Giallorosso”, in occasione dei suoi 60 anni. Un viaggio tra Italia e Brasile che ripercorre 13 stagioni in giallorosso e un legame indissolubile con la città eterna, con la voce narrante di Claudio Amendola e le testimonianze di Totti, Capello e altri protagonisti della sua straordinaria carriera.

Il film diretto da Simone Godano è stato presentato al Cinema Barberini e arriverà nelle sale dal 21 maggio. Timido fuori dal campo, Aldair ha accettato di mettersi a nudo per questo progetto che celebra la sua carriera straordinaria.

La timidezza e il racconto personale

“Non è stato facile perché sono timido fuori dal campo ma mi hanno aiutato. Il segreto è stato trovare le persone giuste per avere la tranquillità di fare questo documentario. È stato bello perché c’erano anche i miei fratelli e mi hanno ricordato cose che neanche mi ricordavo”, ha dichiarato l’ex difensore. “Il film devo ancora vederlo (ride, ndc) e sono più emozionato di quando ho giocato la finale del Mondiale”, ha aggiunto scherzando.

I derby e gli avversari storici

Tredici anni in giallorosso significano anche tanti derby della Capitale, alcuni indimenticabili. “Il derby più bello è stato quello con Mazzone del 3-0. L’anno che abbiamo perso 4 derby di fila è stato brutto anche se ne ho giocato solamente uno. L’attaccante più forte della Lazio che ho affrontato è stato Boksic che mi faceva girare la testa”, ha ricordato Aldair.

Il rapporto con Sandro Bonvissuto

Sul rapporto con Sandro Bonvissuto, lo scrittore che ha guidato la narrazione del documentario, ha spiegato: “Siamo stati tanto insieme e spesso mi dimenticavo della telecamera”.

La fedeltà alla maglia giallorossa

In un’epoca in cui i calciatori cambiano spesso maglia, Aldair rappresenta un modello di fedeltà sempre più raro. “Sarei rimasto alla Roma anche se avessi giocato in questi anni. In passato ho rifiutato diverse offerte (anche una della Lazio, ndc). I tempi sono passati ma dipende sempre dai giocatori e dal club”, ha osservato.

Il calcio che cambia e la disciplina

“Normale che sia cambiato il calcio, girano tanti soldi e non tutti riescono a giocare 18 anni ad alti livelli e cercano di avere dei bei contratti per pensare alla famiglia”, ha aggiunto. Una carriera durata 18 anni ad altissimi livelli richiede disciplina ferrea e ancora oggi sfoggia un fisico invidiabile.

Dalle difficoltà al successo

“La cosa più importante è rimanere sempre disciplinato. Quando sono arrivato a Rio non conoscevo nessuno, quando ho iniziato non avevo neanche le scarpe. Sono cose che non si possono spiegare”, ha spiegato Aldair, tracciando un ponte tra gli esordi difficili in Brasile e il successo in Italia.

Lo sguardo sulla Roma di oggi

Sulla squadra giallorossa attuale, Aldair si è mostrato ottimista. “Questa Roma ha un buon allenatore. Si aspettava qualche giocatore che è arrivato un po’ tardi. Penso che la squadra ci sia ed è importante che la società abbia dato la fiducia al tecnico. Anche Capello il primo anno era in difficoltà poi con 2/3 acquisti come Batistuta la squadra è migliorata e ha vinto lo scudetto”, ha dichiarato.

L’addio al calcio

Sull’addio al calcio, ha confessato: “È stato un momento triste. Dopo partita d’addio alla Roma sono andato al Genoa ma non riuscivo più a giocare. L’addio al calcio l’ho dato quando ho lasciato la Roma”.

AGI – Aldair, storico difensore della Roma, si racconta nel documentario “Aldair. Cuore Giallorosso”, in occasione dei suoi 60 anni. Un viaggio tra Italia e Brasile che ripercorre 13 stagioni in giallorosso e un legame indissolubile con la città eterna, con la voce narrante di Claudio Amendola e le testimonianze di Totti, Capello e altri protagonisti della sua straordinaria carriera.
Il film diretto da Simone Godano è stato presentato al Cinema Barberini e arriverà nelle sale dal 21 maggio. Timido fuori dal campo, Aldair ha accettato di mettersi a nudo per questo progetto che celebra la sua carriera straordinaria.
La timidezza e il racconto personale
“Non è stato facile perché sono timido fuori dal campo ma mi hanno aiutato. Il segreto è stato trovare le persone giuste per avere la tranquillità di fare questo documentario. È stato bello perché c’erano anche i miei fratelli e mi hanno ricordato cose che neanche mi ricordavo”, ha dichiarato l’ex difensore. “Il film devo ancora vederlo (ride, ndc) e sono più emozionato di quando ho giocato la finale del Mondiale”, ha aggiunto scherzando.
I derby e gli avversari storici
Tredici anni in giallorosso significano anche tanti derby della Capitale, alcuni indimenticabili. “Il derby più bello è stato quello con Mazzone del 3-0. L’anno che abbiamo perso 4 derby di fila è stato brutto anche se ne ho giocato solamente uno. L’attaccante più forte della Lazio che ho affrontato è stato Boksic che mi faceva girare la testa”, ha ricordato Aldair.
Il rapporto con Sandro Bonvissuto
Sul rapporto con Sandro Bonvissuto, lo scrittore che ha guidato la narrazione del documentario, ha spiegato: “Siamo stati tanto insieme e spesso mi dimenticavo della telecamera”.
La fedeltà alla maglia giallorossa
In un’epoca in cui i calciatori cambiano spesso maglia, Aldair rappresenta un modello di fedeltà sempre più raro. “Sarei rimasto alla Roma anche se avessi giocato in questi anni. In passato ho rifiutato diverse offerte (anche una della Lazio, ndc). I tempi sono passati ma dipende sempre dai giocatori e dal club”, ha osservato.
Il calcio che cambia e la disciplina
“Normale che sia cambiato il calcio, girano tanti soldi e non tutti riescono a giocare 18 anni ad alti livelli e cercano di avere dei bei contratti per pensare alla famiglia”, ha aggiunto. Una carriera durata 18 anni ad altissimi livelli richiede disciplina ferrea e ancora oggi sfoggia un fisico invidiabile.
Dalle difficoltà al successo
“La cosa più importante è rimanere sempre disciplinato. Quando sono arrivato a Rio non conoscevo nessuno, quando ho iniziato non avevo neanche le scarpe. Sono cose che non si possono spiegare”, ha spiegato Aldair, tracciando un ponte tra gli esordi difficili in Brasile e il successo in Italia.
Lo sguardo sulla Roma di oggi
Sulla squadra giallorossa attuale, Aldair si è mostrato ottimista. “Questa Roma ha un buon allenatore. Si aspettava qualche giocatore che è arrivato un po’ tardi. Penso che la squadra ci sia ed è importante che la società abbia dato la fiducia al tecnico. Anche Capello il primo anno era in difficoltà poi con 2/3 acquisti come Batistuta la squadra è migliorata e ha vinto lo scudetto”, ha dichiarato.
L’addio al calcio
Sull’addio al calcio, ha confessato: “È stato un momento triste. Dopo partita d’addio alla Roma sono andato al Genoa ma non riuscivo più a giocare. L’addio al calcio l’ho dato quando ho lasciato la Roma”.

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