• 28 Ottobre 2026 10:57

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La berlina sportiva, Alfa Romeo ne racconta l’evoluzione negli anni

Ott 28, 2026

L’auto di famiglia trasformata in una di quelle vetture che possono competere in pista con una supercar da centinaia di migliaia di euro. Un’espressione di auto fuori dal comune che da anni si lega al marchio Alfa Romeo e che, proprio per questo, permette al brand di ripercorrere i punti salienti che hanno reso famosa la berlina sportiva.

Lo fa nell’evento con la più alta connessione con il passato: Auto e Moto d’Epoca 2026, dove mette in fila quattro delle vetture che hanno attraversato oltre 60 anni tra prestazioni, tecnica e meccanica pura, ma senza dimenticare la praticità di tutti i giorni.

A Bologna si è percorso un viaggio nel tempo iniziato nel 1963 con la Giulia e trovato la propria vetta (momentanea) con la Quadrifoglio Super Sport del 2024.

Un percorso dedicato

La fiera si è svolta dal 22 al 25 ottobre al quartiere fieristico di BolognaFiere, uno dei saloni di auto, moto e ricambi più grandi d’Europa. Alfa Romeo vi ha partecipato insieme ad Alfa Romeo Classiche, la divisione che si occupa del patrimonio storico del marchio, con uno spazio pensato per far emozionare chi ama le corse e chi, semplicemente, ama le belle storie. Tre delle quattro vetture in esposizione sono arrivate direttamente da Arese, dall’Heritage Hub Italy, che custodisce la collezione del Museo Alfa Romeo.

Accanto alle auto storiche, i visitatori hanno trovato anche un’area dedicata ai servizi ufficiali per i collezionisti. Dal Certificato di Origine alla Certificazione di Autenticità, fino ai restauri curati direttamente dal Marchio, chi possiede una vettura d’epoca ha potuto scoprire come dare valore e documentazione al proprio gioiello. Un modo concreto per ricordare che la passione, per durare, ha bisogno anche di cura e di carte in regola.

Quattro vetture della storia Alfa Romeo

Il percorso espositivo si è sviluppato attorno a quattro modelli che raccontano altrettante epoche: la Giulia TI Super del 1963, la 75 Turbo Evoluzione del 1987, la 155 V6 TI del 1996 e la Giulia Quadrifoglio Super Sport del 2024. Non è una selezione casuale. Ognuna di queste auto rappresenta un momento in cui la berlina di serie si è trasformata in arma da competizione, adattandosi ai regolamenti, alle tecnologie e al gusto del proprio tempo. Il risultato è una sorta di albero genealogico della sportività, in cui cambiano i motori e le forme ma resta uguale lo spirito.

La Giulia TI Super del 1963

Tutto comincia a Monza, il 24 aprile 1963, quando Alfa Romeo presenta la Giulia TI Super. L’idea è chiara: partire dalla berlina nata al Portello e renderla adatta alle gare. Ne vengono assemblati appena 501 esemplari, un numero minuscolo per i volumi di oggi. Rispetto alla versione stradale cambia la sostanza: la carrozzeria è alleggerita, compare il Quadrifoglio, e sotto il cofano il bialbero da 1,6 litri sale a 112 cavalli.

Il pacchetto la trasformò nella base ideale per i preparatori privati di allora, che potevano partire da un’auto già pronta per correre. Tra i risultati più significativi c’è la vittoria di classe al Tour de France Auto del 1963, una dimostrazione concreta di come una macchina di serie potesse diventare una vera auto da corsa. Da lì in poi, il Quadrifoglio sarebbe diventato sinonimo di prestazioni.

La 75 Turbo Evoluzione del 1987

Nel 1987 la ricetta cambia ingredienti, perché cambiano le regole. Nasce così la 75 Turbo Evoluzione, prodotta in soli 500 esemplari con un obiettivo preciso: ottenere l’omologazione in Gruppo A, passaggio obbligato per permettere al Biscione di partecipare al Campionato Mondiale Turismo, sia con la squadra ufficiale sia con i team privati.

La scheda tecnica è un manifesto dell’epoca. Sotto il cofano c’è un bialbero turbo da 1.762 cm³, sovralimentato e dotato di intercooler, abbinato all’architettura transaxle con ponte De Dion, una soluzione tecnica che migliorava la distribuzione dei pesi. All’esterno, le vistose appendici aerodinamiche non sono un vezzo estetico ma una necessità, perché servivano a dare stabilità in pista e a rispettare le schede di omologazione. Il risultato è un look inconfondibile, che ancora oggi racconta l’età d’oro delle gare Turismo.

La 155 V6 TI del 1996

Gli anni Novanta spostano la sfida nell’International Touring Championship, e qui entra in scena la 155 V6 TI, nella versione “ITC” del 1996. È l’evoluzione estrema della vettura con cui Nicola Larini aveva conquistato il DTM nel 1993, un’auto che era già diventata leggenda e che qui viene spinta ancora più in là.

Il punto di svolta arriva a metà stagione, quando debutta un nuovo motore V6 con angolo di 90 gradi, progettato per abbassare il baricentro della vettura e migliorarne il comportamento. I numeri sono da capogiro: 490 cavalli erogati a quasi 12.000 giri al minuto, valori che sembrano appartenere più a una Formula che a una berlina. Quel propulsore riporta subito l’Alfa Romeo in cima alle classifiche, segnando il punto più alto mai toccato dalla Casa di Arese nelle competizioni a ruote coperte.

La Giulia Quadrifoglio Super Sport del 2024

A chiudere la sequenza non poteva che esserci la versione più recente, la Giulia Quadrifoglio Super Sport del 2024. Prodotta in 275 esemplari, questa serie speciale celebra la prima vittoria del Marchio alla Mille Miglia del 1928, ottenuta dall’equipaggio Campari-Ramponi con la 6C 1500 Super Sport. Un omaggio che chiude il cerchio tra passato e presente.

La vettura introduce anche un dettaglio mai visto in oltre un secolo di storia del Biscione: lo sfondo nero per lo stemma del Quadrifoglio. Sotto la carrozzeria lavora il 2.9 V6 da 520 cavalli, abbinato a un differenziale autobloccante meccanico. L’allestimento si completa con componenti in fibra di carbonio, cerchi sportivi bruniti da 19 pollici, finiture interne in carbonio 3D rosso e una targhetta con la numerazione progressiva dell’esemplare. Una versione estrema che si aggiunge ad altre serie limitate che hanno dato sfoggio delle possibilità prestazionali di un telaio come quello della Giulia.

Il racconto delle icone italiane, durante la rassegna, è proseguito anche nello spazio dell’Automobile Club d’Italia, in cui si è trovata un’altra protagonista, sempre italiana, sempre legata alla sportività in veste pratica, dove si sono festeggiati i 120 anni del marchio Lancia con due modelli legati alla storia del motorsport: la Alfa Sport del 1907 e la Fulvia HF del 1972, la celebre “Fulvia-14” del Rallye Monte-Carlo. Un modo per ricordare che, in Italia, le grandi storie di corsa spesso si intrecciano.

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