• 28 Ottobre 2026 8:58

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Fugge dalla polizia per 720 km, l’inseguimento dura oltre 16 ore

Ott 28, 2026

Un’auto della polizia si è messa in scia per ore di una vettura guidata da un uomo disposto a un gara endurance pur di non essere arrestato. Tutto ha avuto inizio sull’isola del sud della Nuova Zelanda dove, a un controllo stradale, un automobilista ha scelto di scappare. Per oltre 16 ore, le forze dell’ordine hanno dovuto inseguire il ventenne al volante di una Subaru, prima di riuscire finalmente a mettergli le manette.

Sembra un racconto surreale di un film d’azione, ma non è una scena tratta dalla saga Fast & Furious, ma uno degli inseguimenti automobilistici più lunghi di sempre. I rischi non sono mancati, come hanno sottolineato i colleghi di Auto Plus, con picchi superiori a 140 km/h in una zona solitamente molto tranquilla.

Fuga da record

I fatti sono accaduti nel 2016 e da allora il primato è rimasto imbattuto. Il ragazzo era convinto di riuscire a seminare i poliziotti, fidandosi delle sue abilità. Con una guida al limite, sorpassi azzardati e velocità che hanno raggiunto i 150 km/h in zone con limite di 50 km/h il conducente della vettura giapponese ha affrontato i 720 km di strada come se fosse un videogame. Se vi state chiedendo se una Subaru può affrontare oltre 700 km con un singolo pieno di carburante, la risposta è stata certificata dall’impresa compiuta dal ragazzo.

Dopo numerosi cambi di direzione, il tutto mentre sfidava le pattuglie della polizia, nella speranza di trovare un modo per non farsi arrestare, dopo 16 ore ha scelto di inchiodare la Subaru vicino alla spiaggia, nascondendola tra i pini non lontano da Waikouaiti, una piccola città nell’East Otago. Gli agenti di polizia sono riusciti a rintracciare la vettura e, con l’aiuto di un cane da ricerca, hanno localizzato il responsabile. Lo hanno fermato dopo un breve inseguimento a piedi.

Precario stato di salute

Secondo un organo di stampa locale, il giovane si stava recando di corsa dal medico dopo aver ricevuto “notizie inquietanti” sulla sua salute. Il suo avvocato, Andrew More, ha spiegato che “il suo stato mentale alterato ha contribuito alla sua guida”. Il tribunale lo ha condannato a 80 ore di lavori socialmente utili, senza pena detentiva. Alle nostre latitudini la storia avrebbe avuto ben altro finale.

Una guida spericolata con tanto di fuga dalla polizia, per il nostro Codice della Strada, determina conseguenze pesantissime. Con l’introduzione del nuovo articolo 192, comma 7-bis, con il D.L. 24 febbraio 2026 n. 23, è stato inasprito il trattamento sanzionatorio per le condotte di resistenza durante i controlli stradali. In base alla nuova disciplina la fuga all’alt o il forzamento di un posto di blocco non costituiscono più esclusivamente un illecito amministrativo, ma integrano una fattispecie di reato.

La rilevanza penale della condotta è legata alle modalità della fuga: l’illecito scatta solo se l’azione avviene in modo tale da esporre a pericolo concreto l’incolumità delle persone o l’integrità dei beni. In sintesi, non è sufficiente il mero rifiuto di fermarsi, ma occorre una condotta che generi un rischio effettivo per la collettività. Le sanzioni? La reclusione da 6 mesi a 5 anni, eventuale sospensione della patente di guida e la possibile confisca del veicolo utilizzato per la fuga. Nel caso descritto vi sarebbero stati tutti gli elementi per una pena esemplare, ma in Nuova Zelanda hanno deciso di chiudere un occhio.

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