Dopo il botto contro le barriere, Leclerc non ha nemmeno risposto via radio al suo ingegnere. È sceso al volo dalla vettura, non ha reinserito il volante e la monoposto, addirittura, è rimasta accesa. La fredda cronaca racconta di un pilota sotto shock (una decelerazione da quasi 50G non è poca cosa), ma pure arrabbiato per l’errore commesso alla Parabolica. Che poi, forse, errore non è?
Si parla del fatto che l’erogazione della potenza non fosse uguale rispetto al giro precedente. C’è da indagare, insomma, cosa che sta succedendo proprio questa mattina nei soliti briefing del lunedì. Riunioni della squadra dove si parla un po’ di tutto: delle prestazioni, del fatto che l’auto non fosse all’altezza delle attese in gara e, non potrebbe essere altrimenti, dello scontro tra Lewis e Charles.
I due, in realtà, non si sono toccati. Forse un piccolo contatto con le ruote, ma nulla di più. Tra i due, chi poteva evitare il contatto era il britannico. A differenza del compagno, ingabbiato in pista da entrambi i lati (uno di questi proprio da Hamilton), Lewis aveva spazio all’esterno di curva 2. Certo, c’era la ghiaia, ma per lo meno non una monoposto da centrare.
La scampagnata brianzola è costata 6 posizioni al talento di Stevenage, e ha messo in crisi una corsa che di lì a poco avrebbe sentenziato i fatti: la SF-26 in versione Monza, nemmeno in gara era all’altezza della situazione. Una sorta di unicum in questa stagione, ricordando che, almeno sulla lunga, distanza la Rossa ha sempre innalzato il proprio valore. Ieri non ci è riuscita affatto.
Ferrari, di chi è la colpa? Della Ferrari
Trovare a tutti i costi il colpevole non è lavoro della stampa. Ma se proprio vogliamo farlo, la risposta converge verso un chiaro obiettivo. Lewis non è stato tenero quando ha infilato il muso della numero 44 all’interno di curva 1. Stessa cosa Charles, quando ha allungato quanto possibile la frenata per occupare più spazio e percorrere la stretta chicane appaiato all’altra Rossa.
La cognizione di causa era sotto braccio per Leclerc, conscio che nella fase d’uscita, tra i due, per schivare il contatto si sarebbe dovuto sacrificare Hamilton. Entrambi ci hanno messo del proprio, ma chi senza dubbio ha commesso l’errore più grande, e di fatto inaccettabile, è stato il team. C’era tempo e modo di pensare alle dinamiche di questa partenza. A mente fredda.
Nelle riunioni pre-gara si cerca sempre di immaginare diversi scenari per il via, specie quando due piloti della stessa squadra partono appaiati, nella gara di casa, davanti al pubblico amico, con un motore nuovo e una prima chicane a imbuto con poco spazio. Una serie di fattori che esigevano una mera necessità: evitare di fare stronzate e pensare solo al bene del team.
Ferrari deve imparare a fissare dei paletti
Nelle dichiarazioni post-gara Lewis ci è andato giù pesantuccio. Una visione limpida: “Io non corro in maniera sporca. Sono pulito e lascio sempre spazio. Non ci si deve preoccupare di me. Da quando sono arrivato in Ferrari, ho sempre cercato di essere rispettoso e di non mettere in pericolo il lavoro di tutti“. Una dichiarazione cristallina, senza fronzoli e giri di parole. E non finisce qui.
“Meglio che parliate con Fred in merito alle decisioni prese. Tutto si rifà alle regole di ingaggio. In Mercedes c’erano. Erano scritte. Qui non ci sono“. Altre parole dure, di chi sa come dovrebbero andare le cose, ma verso il team. Il britannico non è molto politico quando viene toccato nel vivo e pure ieri non lo è stato. E ancora una volta, come spesso accade, non sembra avere torto.
Non tanto nei riguardi di Leclerc, il concorso di colpe tra i due potrebbe anche esserci, ma, appunto, quando parla della squadra e del fatto che non abbia pensato di mettere dei paletti. Delle norme per evitare qualcosa di sgradevole. Qualcosa di necessario, non per il brutto rapporto tra i ferraristi (chi lo sostiene racconta palle), ma solo per il bene del team. Del risultato. Per il rispetto del lavoro di tutti.
La palla passa quindi a Frederic Vasseur. È lui il responsabile. Colui che deve mettere un freno a situazioni del genere. È giusto lasciare liberi di lottare i propri piloti, specie quando non ci si gioca il titolo. Lo è altrettanto, però, fornire ai ferraristi delle norme interne e concedergli gli strumenti adatti per evitare scenari tediosi. Con delle norme, trovare il colpevole sarebbe stato semplice. Senza, non è possibile e difficilmente lo sarà, questo lunedì mattina a Maranello.