• 8 Settembre 2026 13:52

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Monza, sessant’anni dopo: la favola di Kimi Antonelli e il nuovo sogno italiano

Set 7, 2026

Ci sono vittorie che finiscono sotto la bandiera a scacchi e poi ce ne sono altre che, quando arriva il traguardo, cominciano appena. Quella di Kimi Antonelli a Monza nel GP d’Italia, appartiene alla seconda categoria.

Non è soltanto una vittoria ma una storia destinata a restare per molti anni. È un’attesa che si scioglie, un rumore che torna a essere familiare, un sogno italiano che per sessant’anni aveva continuato a girare, silenzioso, attorno a un circuito.

Sessant’anni

Un numero enorme per lo sport, infinito per chi aspetta. Sessant’anni da quando un italiano aveva vinto il GP d’Italia a Monza. Sessant’anni di domeniche passate a guardare il cielo sopra il Parco Reale, a sperare che prima o poi arrivasse qualcuno capace di riportare il tricolore e l’inno di Mameli sul gradino più alto. Alla fine è arrivato lui, al terzo tentativo, Kimi Antonelli.

Vent’anni, o poco più di un ragazzo per chi lo guarda da lontano. Il casco tricolore, le mani sul volante, un nome che sembra già appartenere alla F1 da tempo e una faccia che, fino a poco tempo fa, poteva essere quella di uno dei tanti ragazzi cresciuti con un sogno troppo grande per essere raccontato senza sembrare ingenuo.

A Monza, Kimi non è sembrato giovane, ha dimostrato la maturità di un campione. Pronto a entrare nella storia dalla porta più difficile, pronto a prendere una monoposto Mercedes, partire dal diciannovesimo posto e trasformare una giornata complicata in una di quelle che, tra qualche anno, verranno raccontate con un sorriso e un piccolo brivido. Perché le grandi storie, in fondo, hanno bisogno di un inizio difficile e P19, in F1, non è un inizio, è quasi un problema.

È il punto da cui normalmente si cerca di limitare i danni, non quello da cui si immagina di costruire una vittoria. Ma Antonelli ha fatto esattamente questo, ha cominciato a risalire, una posizione dopo l’altra, un sorpasso dopo l’altro, come a ricordare il Max Verstappen dei migliori tempi, come se davanti a lui non ci fossero soltanto diciotto macchine, ma sessant’anni di attesa.

Dentro una storia che lo precedeva

Monza guardava Kimi correre in pista e forse, per la prima volta dopo tanto tempo, non stava semplicemente assistendo a una gara. Stava riconoscendo qualcosa: il rumore dei tifosi, il rosso Ferrari, il tricolore, le bandiere appese alle reti. È la gente che arriva presto e riparte tardi, è il circuito dove l’Italia smette per qualche ora di essere soltanto un Paese che attende il ritorno alla vittoria di un idolo.

Questa volta, sì, è successo. A renderlo ancora più incredibile c’è un altro numero, più piccolo ma forse ancora più potente. Kimi Antonelli è diventato il più giovane vincitore nella storia del GP d’Italia a Monza. Per capire fino in fondo cosa significa bisogna partire da qui: il GP d’Italia non è una gara come le altre. È una delle colonne della F1, una presenza quasi ininterrotta fin dalla nascita del Mondiale nel 1950.

Monza è il Tempio della Velocità, della memoria e della passione. Qui il tempo sembra correre in modo diverso, ogni settembre tornano le stesse bandiere, gli stessi colori, la stessa attesa. Ma questa volta l’attesa aveva un volto nuovo. Quello di un giovane talento che è arrivato a Monza da leader, portandosi addosso una storia che, in fondo, lo precedeva.

Il nome, il talento, le aspettative e soprattutto quel rapporto speciale tra l’Italia e i suoi piloti. Poi il rumore si è trasformato in qualcosa di diverso, in un boato da 400mila appassionati. Perché Monza non aveva soltanto assistito a una vittoria, aveva visto nascere un momento destinato a restare.

Vent’anni

Un circuito che ha visto generazioni di campioni, motori diversi, epoche diverse, piloti diventati leggende e leggende diventate fotografie appese alle pareti, ha trovato un nuovo vincitore che ha ancora negli occhi qualcosa dell’età in cui il futuro è più grande del passato. È una delle stranezze meravigliose dello sport.

Si può essere giovani abbastanza da avere ancora tutta una carriera davanti e, nello stesso momento, essere già abbastanza grandi da entrare nella storia. Antonelli ha fatto entrambe le cose in una domenica, mentre il Tempio della Velocità ha consacrato la sua divinità.

C’è qualcosa di profondamente romantico nel fatto che tutto questo sia accaduto proprio a Monza, dove il tempo normalmente si misura in millesimi. Antonelli ha rimesso insieme sessant’anni di attesa e li ha compressi in una gara. Sessant’anni di speranze, delusioni, promesse e domande. A soli vent’anni ha riacceso l’entusiasmo alle generazioni che hanno aspettato, e soprattutto ai bambini che a Monza hanno chiesto un autografo a piloti stranieri sognando, un giorno, di vedere un italiano davanti a tutti.

A chi ha continuato a credere che prima o poi sarebbe successo

C’è un momento, nelle grandi imprese sportive, in cui la matematica lascia spazio alla poesia. Non importa più soltanto il distacco, la strategia, il consumo delle gomme, il numero di giri, il cronometro. A un certo punto la gara diventa una storia e quella di Kimi sembra una di quelle troppo belle per essere inventate. Un ragazzo italiano dalla diciannovesima posizione e poi la vittoria. Se fosse un film, qualcuno direbbe che è un finale esagerato ma lo sport, quando vuole, non ha bisogno di sceneggiatori. Antonelli ha guidato. E intorno a lui è successo tutto il resto.

Le tribune hanno cominciato a crederci giro dopo giro, gli occhi hanno iniziato a cercare gli schermi e i cuori a fare calcoli. E sorpasso dopo sorpasso, quel diciannovesimo posto è diventato un ricordo. Prima la rimonta, poi la lotta è a seguire la consapevolezza che, forse, qualcosa di straordinario stava davvero accadendo. Infine la bandiera a scacchi, l’urlo, la gioia sul podio e il tuffo tra i tifosi. Una lunga attesa che finalmente finisce.

L’inizio di qualcosa

Forse è proprio questo l’aspetto più bello della sua vittoria. Non la statistica, non il record, ma l’inizio di qualcosa. Monza ha aspettato sessant’anni per riabbracciare un vincitore italiano e quando finalmente l’ha fatto, ha scoperto che era il più giovane di tutti. Come se la storia, dopo aver aspettato così a lungo, avesse deciso di recuperare il tempo perduto. Kimi Antonelli ha vinto a Monza ma forse quest’ultima ha trovato un figlio italiano, giovane abbastanza da rappresentare il domani e forte da diventare già oggi un pezzo di storia.

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