Siamo alle solite e, dopo momenti di nervosismo giustificati, Lewis Hamilton ha deciso di scusarsi per le dichiarazioni rilasciate al termine della sfida domenicale di Zandvoort. Dopo la pausa estiva l’anglocaraibico sperava di cogliere un risultato positivo, rilanciandosi nella rincorsa in classifica al leader Antonelli, suo sostituto in Mercedes.
L’anglocaraibico ha concluso giù dal podio, alle spalle di Norris e del duo della Mercedes, lamentandosi con le scelte prese dai tecnici Ferrari al muretto. Il sette volte campione del mondo riesaminando quanto accaduto ha cambiato registro, affermando che son stati portati a casa punti preziosi e che la squadra ha intrapreso la giusta direzione. Dopo aver fatto un confronto velenoso con le efficaci strategie del suo ex team, post GP d’Olanda, Hamilton ha dovuto rivedere il copione, bacchettato dagli uomini in rosso.
Il vincitore di 105 GP si è detto orgoglioso di tutti coloro che a Maranello continuano a fornire sviluppi sulla SF-26 e a trovare soluzioni per migliorare le performance. Al team ha riconosciuto impegno e dedizione in una fase cruciale della stagione, sottolineando che c’è ancora tanto lavoro da fare insieme per imparare e per raggiungere risultati in linea con le aspettative collettive.
L’attacco dopo il mea culpa
L’ex uomo simbolo della Ferrari, Jean Alesi, non ha gradito l’immediata presa di posizione di Hamilton dopo la gara di Zandvoort. Con la mente più lucida Lewis ha fatto retromarcia dopo aver reiteratamente criticato il muretto della Scuderia modenese. Jean Alesi, in una analisi pubblicata sul Corriere della Sera, ha annunciato:
“Ho trovato fuori luogo la lamentela via radio e nel dopo gara di Hamilton. Va bene, Charles non ha ceduto il passo subito ma non penso che il mancato podio sia dipeso da questo. È che Lewis ha una gran personalità, è un patrimonio ma incute una certa soggezione. Ricordo a noi ma anche a lui, che la Ferrari è la Ferrari. Merita rispetto. Anche quando non lo asseconda all’istante quando manifesta una richiesta”.
Lewis Hamilton è un fenomeno abituato a vincere e a essere circondato dai migliori professionisti. E anche dopo 7 affermazioni mondiali la fame di successi non si è placata, tuttavia l’ambiente Ferrari non sembra ancora pronto. Da anni la Scuderia Ferrari non riesce a fare quel salto in avanti che le permetterebbe di tornare a lottare e vincere un riconoscimento iridato.
Si è spesso parlato del difficile adattamento di Hamilton alla Ferrari, ma viceversa la Scuderia si è adattata al fuoriclasse di Stevenage? Continua ad aleggiare un’aria di superiorità tra le mura di Maranello, ma qualcuno ha dimenticato che l’ultimo titolo piloti è arrivato nel 2007 con Kimi Raikkonen e l’ultimo costruttori con il driver finlandese e Felipe Massa nel 2008, due piloti che si sono ritirati da una vita.
La spiegazione di Hamilton
Da solo LH44 ha quasi la metà dei successi all-time della Rossa in F1 e con umiltà ha rivisto il suo punto di vista. Il 41enne non avrà la velocità di prima e ha commesso degli errori, ma ha ancora tanta voglia di vincere. Lewis ha ammesso:
“Ho riascoltato alcuni dei miei commenti nei team radio e in televisione: nella foga del momento può emergere la frustrazione, soprattutto quando ci tieni davvero così tanto a far bene. Ma quella non era la versione migliore di me, me ne assumo la responsabilità e farò meglio. Questa passione nasce dalla fiducia in questa squadra, nelle persone che ne fanno parte e in ciò che stiamo costruendo insieme. La direzione è chiara. La fiducia c’è. E la lotta è assolutamente ancora aperta”.