• 26 Agosto 2026 11:33

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Volkswagen nel caos, contestato il CEO: altri esuberi in vista

Ago 26, 2026

Sono settimane determinanti per il futuro del Gruppo Volkswagen, piombato in una crisi senza precedenti storici. I dipendenti e i vertici del colosso tedesco hanno avuto un confronto in una riunione straordinaria che ha esposto il CEO Oliver Blume a pesanti contestazioni. Decine di migliaia di posti di lavoro sono a rischio e un ridimensionamento appare l’unica strada percorribile.

L’intera industria teutonica sta vivendo una fase più che critica, a causa anche dei dazi americani e del nuovo scenario cinese. Se negli anni scorsi il Paese del Dragone Rosso era diventato il place to be per i marchi storici europei, nel corso degli ultimi mesi si è verificata una contrazione delle vendite che ha mandato in tilt il Gruppo di Wolfsburg. Per restare competitiva sul car market internazionale, Volkswagen deve diventare più snella.

Critiche feroci

In una assemblea a porte chiuse, il CEO Oliver Blume ha rivolto a circa 10.000 lavoratori, riuniti nella sede centrale di Wolfsburg, un appello senza la presenza dei giornalisti. In base a quanto riportato da Reuters l’amministratore delegato sarebbe intervenuto nel padiglione 11 dell’impianto tedesco, iniziando un tour tra i vari stabilimenti del Gruppo. Blume ha dichiarato:

 “Il piano per il futuro è il più grande programma di trasformazione nella storia della nostra azienda. Affinché ciò avvenga, ora tutti devono unire le forze“.

Tradotto: avverrà un taglio fino a 50.000 posti di lavoro a livello globale, in particolar modo in Germania. La soluzione drastica si aggiungerebbe ai piani di ristrutturazione già avviati, portando il numero totale di esuberi a circa 100.000 posti nel mondo. Dati spaventosi ma necessari, secondo i vertici di Volkswagen, per allineare la struttura dei costi ai competitor. In un clima tesissimo, l’assemblea si è conclusa con sonori fischi e contestazioni al numero 1 del Gruppo.

Non sono emersi ulteriori dettagli sul futuro delle singole factory, creando ancora più incertezza nei lavoratori. La produzione automobilistica dovrebbe andare incontro a una contrazione negli stabilimenti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm, per i quali, in base alla situazione attuale, non si intravedono prospettive di redditività nei prossimi anni. Volkswagen deve fronteggiare una capacità produttiva in Europa superiore di circa 500.000 automobili all’anno rispetto alle attuali esigenze del mercato.

Sindacati in subbuglio

A fare la differenza, dopo lo scandalo del dieselgate, sono state le profonde trasformazioni tecnologiche del settore, le difficoltà sui mercati internazionali e soprattutto una concorrenza cinese sempre più spietata. Volkswagen ha investito con largo anticipo e troppo ottimismo su una gamma elettrica che si è rivelata, sul piano delle vendite, al di sotto delle aspettative.

I lavoratori hanno esposto striscioni chiari come “I nostri posti di lavoro non sono i vostri aggiustamenti di bilancio” e “Il rispetto non è in negoziazione”. La leader sindacale Volkswagen Daniela Cavallo, in merito all’eventuale chiusura degli impianti, ha annunciato:

“La nostra fiducia nel comitato esecutivo di questa azienda, e in particolare nel CEO Oliver Blume, è stata compromessa. Seppure non ancora in modo irreparabile”.

Come uscire dalla crisi? Si parla di una riconversione verso il settore della difesa oppure l’introduzione in Europa di modelli Volkswagen attualmente sviluppati esclusivamente per il mercato cinese. Dazi, nuovi concorrenti e rischi geopolitici hanno incrinato la posizione apicale del colosso tedesco, forse in modo irreparabile.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close