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Porsche 911, Singer e Louis Vuitton creano due esemplari unici

Ago 14, 2026

Perché fermarsi a un orologio per la plancia quando il meglio deve ancora venire? Qualcuno lo avrà pensato in Louis Vuitton e Singer, che hanno esaudito il desiderio di due Porsche 911 completamente personalizzate, messe in bella mostra alla Monterey Car Week. Non era mai avvenuta una collaborazione tra le due aziende. Serviva il progetto giusto, l’idea in grado di accendere entrambe le parti e sotto il marchio Porsche ora il momento è arrivato. Protagoniste una Classic coupé e una Classic Turbo Cabriolet, entrambe costruite partendo dalla generazione 964.

Zafferano e blu cobalto sulla Classic

Di discreto, soprattutto sulla prima, è rimasto poco. La Classic si riconosce a distanza per una carrozzeria color zafferano, accompagnata dal blu cobalto e da alcuni particolari gialli, tonalità legate alla storia di Louis Vuitton presenti anche sui cerchi. Sopra il tetto è comparso persino un portapacchi realizzato appositamente, pronto ad accogliere un baule, una tavola da surf oppure un paio di sci. L’idea del viaggio, del resto, appartiene al marchio francese ben prima che qualcuno inventasse l’automobile.

Nemmeno lo zafferano è stato pescato a caso dalla tavolozza. Compare negli archivi di Louis Vuitton da oltre un secolo e mezzo e da più di vent’anni viene utilizzato anche per il packaging della Maison. Nel 1924 il blu cobalto era già comparso sui bauli creati per Citroën, dove veniva utilizzato nei rinforzi interni. Singer ci mette del suo: lo zafferano richiama infatti il Bahama Yellow utilizzato in alcune delle sue prime commissioni.

Butti un occhio agli interni e capisci ancor meglio quanto Louis Vuitton non abbia lasciato nulla di intentato. La pelle naturale riveste buona parte dell’abitacolo e le cuciture gialle riprendono uno dei colori già visti fuori. Anche la strumentazione è stata personalizzata, ma il dettaglio da cui è cominciato tutto si trova al centro della plancia ed è il Tambour, l’orologio pensato inizialmente per la 911 e diventato poi il primo passo verso qualcosa di decisamente più grande. Può essere rimosso dalla macchina e portato con sé una volta scesi.

Una volta messo l’orologio sulla plancia il resto, però, stonava. Invece di lasciare il tachimetro e il contagiri così com’era, Louis Vuitton ha rimesso mano agli indicatori, in modo da far loro parlare la stessa lingua del Tambour, intanto realizzato nei laboratori de La Fabrique du Temps, in Svizzera. Il blu cobalto torna sui quadranti insieme all’arancione delle scritte e persino lancette e indici sono stati modificati, per una mole di lavoro straordinaria: solo la strumentazione ha richiesto circa un anno.

Poi hanno cominciato a sparire pure alcuni elementi in plastica che normalmente troveremmo in un’auto. Al loro posto Singer e Louis Vuitton hanno utilizzato il metallo, lavorato e rifinito a mano sulle bocchette dell’aria, sulle manopole e sui vari comandi. I sedili prendono invece qualcosa dai celebri bauli della Maison: il motivo malletage compare sui rivestimenti e i piccoli fori della ventilazione assumono la forma del Monogram Flower.

La Turbo Cabriolet guarda al mondo nautico

La seconda Porsche abbassa parecchio i toni. Nicolas Ghesquière, direttore artistico delle collezioni donna di Louis Vuitton, ha lavorato sulla Classic Turbo Cabriolet scegliendo per la carrozzeria il bianco Calcaire Lutétien, ispirato alla pietra calcarea di Parigi. Nell’abitacolo entrano invece pelle e legno, con alcuni richiami al mondo nautico, e addirittura la leva del cambio ha ricevuto la sua dose di attenzione: il rivestimento in pelle termina con un laccio che richiama quello della borsa Noé.

Di legno, sulla Turbo Cabriolet, ce n’è più di quanto suggerisca l’abitacolo, basta guardare dietro i sedili: il vano bagagli riprende il ponte dei vecchi motoscafi e lo stesso materiale ricompare nel vano motore e sotto il cofano anteriore. Qui entrano tre valigie Louis Vuitton costruite apposta, che all’occorrenza possono essere separate. A sua volta, la capote è molto leggera e guarda alla nautica come indicato da Ghesquière, che voleva una Porsche aperta, nella quale sole e ambiente esterno diventassero parte dell’esperienza.

Riportano però il discorso sul lavoro di Singer i 510 CV della Turbo Cabriolet arrivati da un boxer biturbo di 3,8 litri, abbinato a una trasmissione manuale a sei rapporti. La Classic rinuncia ai turbo e passa a un 4 litri aspirato, sempre con sei marce e la trazione posteriore. Singer ha utilizzato la fibra di carbonio per alleggerire la carrozzeria di entrambe, ma le somiglianze finiscono guardando la coda: la Classic nasconde un’ala ad azionamento automatico, la Turbo sfoggia la sua whale tail. Trazione posteriore e freni carboceramici appartengono invece a entrambe.

L’arte di viaggiare

Sui bagagli Louis Vuitton giocava praticamente in casa. Realizzati sulle misure delle due Porsche, sulla Classic possono finire anche sul tetto, dove Singer ha montato un portapacchi. Lo spazio può essere utilizzato pure per gli sci o per una tavola da surf. A proposito di tavola da surf, due parole in più sono obbligatorie. Ad Angers hanno lavorato quercia chiara e noce per ottenere il Monogram, dopodiché l’hanno spedita sulla costa atlantica in maniera da aggiungere resina e pinne. Tra gli oggetti a corredo hanno spazio anche un paio di sci, un casco e i guanti da guida.

Le automobili non sono un manufatto alieno per Louis Vuitton. Dalle parti della Maison girano da oltre un secolo, da quando Georges vendeva bauli specifici nel 1897 e nel 1909 i nipoti Pierre e Jean decisero persino di disegnarsi una vettura, prendendo come base un telaio sportivo Stabilia: un manifesto dei prodotti di famiglia.

E i bauli erano appena l’inizio. A un certo punto nel catalogo finirono dei kit da utilizzare per mangiare durante le soste e delle sacche impermeabili studiate per infilarsi nello spazio tra le ruote di scorta. Correvano altri tempi, le macchine offrivano problemi diversi, ma l’idea di fondo somiglia parecchio a quella applicata oggi alle due Porsche: guardare lo spazio disponibile e agire di conseguenza.

Le due 911 hanno preso forma persino su due sponde diverse dell’Atlantico: Singer ha restaurato la Classic nella propria sede californiana, la Turbo Cabriolet è stata invece realizzata in Inghilterra. Entrambe partono comunque dalla 964 e ricevono una carrozzeria alleggerita con pannelli in fibra di carbonio. Il prezzo? Quello rimane tra le poche cose che Singer e Louis Vuitton hanno lasciato fuori dalla presentazione.

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