• 23 Giugno 2026 7:14

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Scoperte le cellule immunitarie “esplosive” che proteggono il corpo

Giu 23, 2026

AGI- Ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev (BGU) e dell’Università di Stanford hanno scoperto un tipo di cellula immunitaria completamente sconosciuta che protegge il corpo letteralmente “esplodendo”. Le cellule appena identificate, chiamate ruptoblasti, riscrivono la nostra comprensione del sistema immunitario, dimostrando che potenti meccanismi di difesa possono evolversi al di fuori della classica linea ematica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell.

La ricerca collaborativa è stata guidata dal Prof. Benyamin Rosental del Dipartimento di Microbiologia, Immunologia e Genetica Shraga Segal e del Centro di Medicina Rigenerativa e Cellule Staminali della BGU, insieme al Prof. Bo Wang del Dipartimento di Bioingegneria delle Facoltà di Ingegneria e Medicina dell’Università di Stanford. I libri di testo insegnano che le nostre difese immunitarie si basano interamente sui globuli bianchi. Tuttavia, il team ha scoperto che i ruptoblasti appartengono in realtà a una famiglia completamente diversa di cellule ghiandolari. Anziché attaccare i bersagli tramite contatto diretto, i ruptoblasti agiscono come granate cellulari.

Il picco di activina

Quando rilevano un picco di un ormone chiamato activina , che agisce come un segnale di allarme nell’organismo, innescano una rapida reazione a catena. Nel giro di pochi minuti, la cellula si riempie di calcio, scatenando un’esplosione. Questa esplosione rilascia un’ondata di potenti agenti letali ad ampio spettro che distruggono istantaneamente tutto ciò che si trova nelle immediate vicinanze dell’esplosione. Poichè un’eruzione cellulare incontrollata potrebbe innescare una pericolosa reazione a catena, la natura ha previsto rigidi meccanismi di sicurezza. In particolare, se un ruptoblasto viene accidentalmente schiacciato o ucciso meccanicamente, non rilascia assolutamente alcuna tossina. Gli agenti letali richiedono un preciso interruttore biochimico, attivato solo dall’activina, per diventare letali.

Ciò garantisce che i ruptoblasti vicini coinvolti non esplodano accidentalmente e che la tossicità si dissolva naturalmente entro 15 minuti. Sebbene queste cellule esplosive siano assenti nei modelli di laboratorio standard come i topi o i moscerini della frutta, la mappatura genetica ha rivelato la loro presenza in un’ampia varietà di organismi antichi e primitivi, suggerendo che abbiano una storia evolutiva molto antica. “Questi risultati rivelano una strategia completamente nuova che collega direttamente i segnali ormonali a una difesa immunitaria esplosiva”, osservano gli autori. “Dimostrano quanto possa essere diversificata la natura nell’inventare modi per combattere le infezioni e potrebbero in futuro ispirare nuovi metodi per progettare terapie cellulari mirate a batteri nocivi o cellule malfunzionanti”. 

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