Uno studio di CarVertical rivela un fattore troppo spesso poco attenzionato dagli automobilisti in fase di acquisto: la svalutazione della vettura. Non tutte le auto si svalutano allo stesso modo e questo dovrebbe essere preso in considerazione alla pari del prezzo del mezzo. Parliamo di vetture che in cinque anni hanno bruciato oltre il 70% del loro valore di partenza. Capire quali modelli sono più a rischio è un’informazione utile a prendere decisioni di acquisto più consapevoli.
JLR guida la classifica
È la Jaguar I-Pace a registrare il calo di valore più brusco in assoluto nel vecchio continente: ben il 73,1% in cinque anni. Praticamente tre quarti del valore iniziale volatilizzati nel giro di un lustro. Subito dopo troviamo un’altra rappresentante dello stesso gruppo, la Range Rover, che perde il 70,1% del suo valore. Completano la top cinque europea la Nissan Leaf con il 62,4%, l’Audi e-tron al 60,9% e la Jaguar XF al 59,9%.
In Italia il quadro è leggermente diverso nei nomi, ma identico nella sostanza. La Range Rover si conferma in cima anche nel nostro paese, stavolta con un dato ancora più pesante: il 77,9% di svalutazione in cinque anni. Seguono la Ford S-Max con il 61,4%, la Renault Zoe al 60,9%, la Nissan Leaf al 60,8% e l’Opel Insignia al 59,3%. Un mix tra berlina di segmento D, monovolume, elettrica di primo posizionamento e SUV premium che racconta molto su come il mercato dell’usato italiano guardi a queste categorie.
Il premium non è un buon affare
Le vetture premium soffrono da un lato di un prezzo di partenza molto alto, il che significa che c’è più spazio verso il basso in termini assoluti. Tra l’altro, la platea di acquirenti disposti a comprare un’auto usata di fascia alta è inevitabilmente più ristretta rispetto a quella di un’utilitaria o di una berlina media. Matas Buzelis, analista di CarVertical, lo ha sintetizzato con chiarezza: certi modelli possono sembrare un affare straordinario grazie agli allestimenti ricchissimi, alle dotazioni tecnologiche avanzate e al comfort di bordo, ma nascondono un costo nascosto che si materializza al momento della rivendita.
A questo si aggiunge un fattore specifico del mercato delle auto di lusso: i costruttori premium aggiornano i propri modelli introducendo tecnologie di infotainment, sistemi di assistenza alla guida e aggiornamenti estetici che rendono rapidamente obsoleto tutto ciò che precede. Chi compra una berlina compatta usata a tre anni di vita si trova con una vettura tutto sommato attuale; chi compra un SUV premium della stessa età rischia di trovarsi con le stesse criticità di una vettura generalista, ma a un prezzo nettamente maggiore.
La batteria spaventa ancora
Il caso delle auto elettriche merita un discorso a parte, perché la svalutazione accelerata che colpisce modelli come la Renault Zoe, la Nissan Leaf e la Jaguar I-Pace non dipende dagli stessi fattori che penalizzano le vetture premium termiche. Qui il problema ha un nome preciso: la batteria.
Chi si avvicina al mercato dell’usato elettrico, ancora oggi, porta con sé una serie di dubbi che fatica a scrollarsi di dosso. Quanto dura ancora la batteria? Quanta autonomia reale ha questa vettura dopo anni di ricariche? Quanto costerebbe sostituirla se necessario? Sono domande legittime, e in assenza di risposte semplici e standardizzate, molti acquirenti potenziali si tirano indietro o abbassano drasticamente la propria offerta per compensare l’incertezza percepita.
C’è poi il problema dell’autonomia invecchiata. Un’auto come la Nissan Leaf di prima generazione, che al momento del lancio offriva circa 250 km di autonomia dichiarata (con valori reali spesso attorno ai 150-180 km), oggi si confronta con veicoli elettrici nuovi che garantiscono 400, 500, persino 600 km con una singola ricarica. La distanza tecnologica percepita è enorme, e questo pesa enormemente sulla valutazione residua.
Le migliori: l’altra faccia del gruppo Jaguar-Land Rover
I dati di CarVertical riservano anche qualche sorpresa positiva, e la più interessante riguarda ancora una volta il gruppo Jaguar-Land Rover. Se la Range Rover guida la classifica delle svalutazioni più pesanti, la Jaguar F-Pace si piazza invece tra le auto che mantengono meglio il proprio valore: il 55,8% di perdita in cinque anni è comunque un numero considerevole, ma nel contesto del segmento premium rappresenta un comportamento relativamente virtuoso.
Accanto alla F-Pace troviamo la Peugeot 308 con il 56% di svalutazione, la Hyundai Ioniq al 56,9%, l’Audi A8 al 58% e la Ford Mondeo al 59,1%. Un insieme eterogeneo che non obbedisce a una logica univoca: c’è la berlina premium tedesca, la compatta francese, la coreana ibrida, la berlina americana. Il filo conduttore non è il marchio né il segmento, ma qualcosa di più sottile: una percezione di affidabilità costruita con i fatti, di costi di gestione sostenibili e di una domanda che rimane stabile nel tempo.
La Hyundai Ioniq, in particolare, è un caso istruttivo. È un’ibrida di fascia media, senza pretese di lusso, ma con una reputazione costruita su anni di feedback positivi riguardo ai consumi e all’affidabilità. Il mercato dell’usato premia esattamente questo: non la sigla sul cofano, ma la certezza di non ritrovarsi con brutte sorprese al primo tagliando.
Ha senso comprare auto nuove?
A guardare questi dati con distacco, la domanda viene spontanea: ha ancora senso comprare un’auto nuova? Se il valore di una vettura può dimezzarsi o peggio nell’arco di cinque anni, non sarebbe più conveniente acquistarla già usata, lasciando che qualcun altro si faccia carico di quel primo, brutale calo di valore?
Non esiste una risposta universale, e chiunque sostenga il contrario sta semplificando troppo. Comprare un’auto nuova ha vantaggi reali: garanzia completa, tecnologia aggiornata, nessuna storia da verificare, la possibilità di scegliere ogni dettaglio dell’allestimento. Per molte persone questi vantaggi valgono il prezzo da pagare in termini di deprezzamento rapido. Per altre, invece, l’acquisto di un usato a due o tre anni di vita rappresenta un equilibrio migliore tra costo e qualità ottenuta.
Quello che lo studio di CarVertical suggerisce con forza è che la svalutazione debba diventare una voce esplicita nel calcolo del costo totale di possesso di un’auto. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: è una cifra concreta, che si traduce in denaro reale al momento in cui si decide di cambiare vettura. Ignorarla equivale a fare i conti senza considerare una delle voci di spesa più rilevanti dell’intero ciclo di vita del veicolo. E questo, alla fine, è un errore che pochi si possono permettere di fare due volte