Più che trasportare persone, trasportava sogni. L’Alfa Romeo Spider, per tutti semplicemente la Duetto, appartiene indiscutibilmente alla leggenda. Nata nel fermento degli anni Sessanta, ha riscosso successo commerciale, ergendosi a manifesto del lifestyle italiano in tutto il mondo: in tre decenni di storia del costume oltrepassò i confini, fino a stregare Hollywood, e tuttora rimane il modello più longevo e amato della Casa del Biscione. Sessant’anni dopo il debutto folgorante al Salone di Ginevra 1966, la sua silhouette inconfondibile fa di nuovo inchinare il mondo automobilistico al Museo di Arese.
La sfilata sulla pista storica
Il compleanno della Spider non poteva che essere un evento corale. Lo scorso 19 aprile centinaia di collezionisti da ogni parte d’Europa si sono dati appuntamento per sfilare sulla pista storica. In una giornata tinta di quel Rosso Alfa simbolo di passione, le auto dei privati hanno reso omaggio al prestigio e al fascino del costruttore, ma è soltanto l’inizio perché, fino a dicembre 2026, il Museo ospita la mostra temporanea “Spider è Alfa Romeo”, un progetto espositivo dinamico e unico nel proprio genere. Quattro fasi tematiche compongono la mostra, una dedicata a ogni serie del modello, dove gli esemplari della collezione ufficiale sono affiancati da quelli dei privati.
Nel 1966, l’Alfa Romeo cercava l’erede della Giulietta Spider, l’auto in grado di far battere il cuore agli americani, e, ancora una volta, la sfida fu affidata al genio di Pininfarina. L’atelier torinese si mise al lavoro sulla base meccanica della Giulia Sprint GT, ne accorciò il passo a 2.250 mm, e pensò a mantenere intatto il DNA prestazionale che rendeva le Alfa Romeo delle “macchine da corsa in abito da sera”. Dai bozzetti nacque la 1600 Spider: bassa e raccolta, aveva le estremità arrotondate e una fiancata scavata da lunghi solchi laterali, un dettaglio di stile che le donava slancio anche da ferma. A spingerla il mitico bialbero Alfa Romeo, una dal rombo inconfondibile e dalle prestazioni che, grazie al peso piuma di 990 kg, permettevano di toccare i 185 km/h.
In occasione del lancio americano, l’Alfa optò per un ingresso scenografico, sulla turbonave Raffaello, da Genova a New York. Davanti a 1.300 VIP, tre Spider brillavano sul ponte, pronte per essere testate durante la traversata, e l’intuizione diede gli effetti sperati: la Duetto divenne all’istante un’icona pop, consacrata l’anno successivo dal film Il Laureato, con un giovanissimo Dustin Hoffman al volante.
Le quattro generazioni
In 28 anni di produzione ininterrotta (1966-1994) e oltre 124.000 esemplari, la Spider ha avuto il merito di rinnovarsi senza mai tradire sé stessa. La mostra di Arese ne celebra l’evoluzione a partire dalla prima serie, “L’Osso di Seppia“: caratterizzata dalla coda tonda e convessa, è l’ultima opera supervisionata direttamente da Battista “Pinin” Farina e oggi riscuote le preferenze dei collezionisti per la sua purezza formale.
In ossequio alle teorie aerodinamiche di Kamm, il secondo capitolo vide la coda “tagliata” di netto, in quella che rimane la generazione più longeva e venduta, grazie anche a versioni leggendarie come la Niki Lauda Special Edition. Il terzo atto, in pieno anni Ottanta, portò spoiler e appendici pronunciate, attirando qualche critica dai puristi, prima di essere consacrata a espressione massima di un’estetica audace e tecnologica. Infine, l’ultima serie decreta un ritorno alle origini, a linee pulite e a paraurti integrati nel corpo vettura, il canto del cigno culminato nella Commemorative Edition dedicata al mercato Usa. La chiusura di un cerchio quasi trentennale.