• 28 Febbraio 2026 9:53

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Distanza di sicurezza, come si calcola e in base a cosa può cambiare

Feb 28, 2026

La distanza di sicurezza è lo spazio che deve separare il veicolo che segue da quello che precede affinché in qualsiasi situazione ragionevolmente prevedibile sia possibile arrestarsi in tempo ed evitare la collisione. La regola in Italia è fissata nell’articolo 149 del Codice della Strada che non indica un numero unico e valido per tutti proprio perché la distanza è una variabile che cambia con velocità, condizioni della strada, visibilità, traffico e caratteristiche del veicolo. In termini concreti, una distanza che può essere sufficiente a 50 km/h in una giornata asciutta diventa pericolosa a 130 km/h con pioggia o nebbia.

In linea di massima, se succede qualcosa la responsabilità ricade quasi sempre su chi stava dietro. Il conducente deve guidare prevedendo che chi è davanti possa frenare, rallentare, evitare un ostacolo o anche fermarsi all’improvviso.

Come si calcola la distanza di sicurezza

Il modo per capire la distanza di sicurezza comincia dalla distanza di arresto ovvero la somma tra la distanza percorsa nel tempo di reazione e la distanza percorsa durante la frenata. Deve essere almeno pari allo spazio percorso nel tempo che passa tra la prima percezione del pericolo e l’inizio della frenata, il cosiddetto tempo di reazione.

C’è una regola che permette di stimare in modo orientativo la distanza di sicurezza nella maggior parte delle situazioni: si moltiplicano per tre le decine della velocità espressa in chilometri orari. In questo modo a una velocità di 50 km/h corrisponde una distanza indicativa di 15 metri, mentre a 100 km/h lo spazio da mantenere sale a circa 30 metri.

Per visualizzare meglio queste distanze durante la marcia può essere utile rapportarle alle dimensioni dei veicoli: un’auto misura in media circa quattro metri, un camion o un autobus intorno ai 12 metri, un autoarticolato circa 17 metri e un autotreno può arrivare a 19 metri.

Va poi ricordato che la distanza di sicurezza deve essere aumentata quando il veicolo che precede limita il campo visivo del conducente che segue e quindi rende complicata la percezione per tempo di eventuali ostacoli o situazioni di pericolo che ci sono o che si potrebbero palesare davanti.

Da qui nasce la regola dei due secondi. Si sceglie un punto fisso, si osserva quando l’auto davanti lo supera, si conta mentalmente e si verifica che il proprio veicolo raggiunga lo stesso punto non prima che siano passati almeno due secondi.

Accanto alle regole a tempo ci sono le scorciatoie in metri, come l’idea della metà della velocità espressa in metri che può aiutare a visualizzare lo spazio ma rischia di essere fraintesa perché spinge a credere che basti una proporzione fissa per essere al sicuro.

Perché la distanza di sicurezza può cambiare

La prima variabile che deforma i calcoli sulla distanza di sicurezza da mantenere rispetto al veicolo che precede è la velocità. A 130 km/h anche un secondo di reazione significa decine di metri percorsi prima ancora che il piede inizi a frenare.

La seconda variabile è l’aderenza che dipende dal meteo, certamente, ma anche da asfalto, temperatura, presenza di acqua, foglie, ghiaino o sale. La terza variabile è la visibilità perché la visione ritardata equivale ad allungare i tempi di reazione e dunque ad avere meno spazio anche se la distanza sembrava la stessa.

Poi c’è un altro fattore: il veicolo non è sempre uguale. Un SUV carico, un furgone a pieno carico, un’auto con gomme economiche o consumate, un impianto frenante affaticato in discesa non si fermano come una berlina leggera con pneumatici freschi. La distanza è perciò una scelta da adattare al mezzo e alla velocità indicata dal tachimetro. Infine, hanno un peso anche le condizioni psicofisiche: se l’attenzione è fragile il tempo di reazione si dilata e aumenta la distanza per compensarlo.

Sanzioni, responsabilità ed effetto tamponamento

Sul piano sanzionatorio il mancato rispetto della distanza di sicurezza è sanzionato dall’articolo 149 del Codice della Strada con una sanzione tra 41 e 169 euro. Di più: quando dall’inosservanza delle disposizioni deriva una collisione con grave danno ai veicoli, la sanzione amministrativa aumenta da 85 a 338 euro. E ancora: “Ove il medesimo soggetto, in un periodo di due anni, sia incorso per almeno due volte in una delle violazioni, all’ultima violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi”.

Infine, “se dalla collisione derivano lesioni gravi alle persone, il conducente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 422 a euro 1.697, salva l’applicazione delle sanzioni penali per i delitti di lesioni colpose o di omicidio colposo”.

Dal punto di vista assicurativo in caso di tamponamento la distanza di sicurezza diventa il primo elemento valutato in quanto la presunzione è che chi è dietro non ha mantenuto lo spazio necessario a evitare l’impatto. In pratica chi segue deve sempre guidare come se l’imprevisto fosse possibile.

Una regola minima e tre correzioni immediate

Secondo il regolamento di esecuzione del Codice della Strada la distanza di sicurezza deve essere adeguata a una serie di fattori che incidono sulla capacità di arresto del veicolo. Tra questi rientrano la velocità di marcia, la prontezza dei riflessi del conducente, le condizioni del traffico, l’andamento plano-altimetrico della strada, la situazione atmosferica, il tipo e lo stato di efficienza del mezzo utilizzato, il carico trasportato e qualsiasi altra circostanza che possa influire sulla sicurezza della circolazione.

Lo stesso regolamento precisa che la distanza deve essere almeno pari allo spazio percorso nel tempo che intercorre tra la prima percezione del pericolo e l’inizio della frenata. In via convenzionale si considera che questo intervallo sia di circa un secondo. Di conseguenza, la distanza di sicurezza minima coincide con lo spazio che il veicolo percorre in un secondo alla velocità mantenuta, che a 50 km/h equivale a circa 13,9 metri.

La misura più utile è trattare la regola dei due secondi come un minimo operativo in condizioni buone e come un punto di partenza in condizioni cattive. Se piove o c’è acqua sollevato dai veicoli, la distanza va aumentata perché l’aderenza cala e la visibilità si sporca. Se ci sono nebbia o buio la distanza va aumentata perché il pericolo si vede in ritardo. Se il veicolo è pesante o carico la distanza va aumentata perché la frenata richiede più spazio e più stabilità.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close