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Dal vocabolario della Juve al trionfo in Davis del ’76

Ott 20, 2016

giovedì 20 ottobre 2016 16:46

Dalla A di serie A – habitat ideale dei bianconeri, dal quale ha saputo

allontanarlo per un anno solo lo scandalo del calcio scommesse – alla Z di

zuffa, come quella nella quale furono coinvolti, in una tournée in Brasile

negli Anni Cinquanta, Viola e Muccinelli, che finirono addirittura per

cinque ore dietro le sbarre di una prigione, tutto l’universo bianconero,

più di un secolo di trionfi (tanti), delusioni (poche) e grandi

personaggi, dentro e fuori del campo. Un bel libro, dal prezzo davvero

contenuto (e non è cosa di poco conto in questi tempi grami) che fa

rivivere grandi partite e grandi campioni della storia della Vecchia

Signora. Un autentico vocabolario juventino (uno uguale c’è anche per

l’Inter) basato sulle parole chiave come sui soprannomi: così impariamo

che al vero bianconero il termine “carpentiere” fa tornare alla memoria il

profilo di Torricelli, che questo mestiere faceva prima di essere notato

in un’amichevole da Trapattoni. Oppure il “postino” Del Sol, così lo

chiamò il grande Di Stefano, o ancora “Capelli”, come quelli che faceva

tagliare l’integerrimo Boniperi ai vari Vieri e Del Piero. Da leggere

divertendosi.

LA JUVENTUS DALLA A ALLA Z, tutto quello che devi sapere sul mito

bianconero; di Claudio Moretti, Newton Compton Editori, pagine 288, 5,90

euro.

Tra meno di due mesi saranno quarant’anni dal primo e unico trionfo della

nostra squadra di Tennis in Coppa Davis. Dal 17 al 19 dicembre del 1976 i

nostri Barazzutti, Bertolucci, Panatta e Zugarelli – in rigoroso ordine

alfabetico – vinsero 4-1 in Cile portando finalmente l’insalatiera nei

nostri confini. Una trasferta travagliatissima, come è noto, per il

terribile regime instaurato in Cile che spinse molte forze politiche a

chiedere il boicottaggio della finale, opposizione che venne poi superata

grazie anche all’instancabile operato del capitano della squadra, Nicola

Pietrangeli. Una splendida annata – che si era aperta nel segno di Adriano

Panatta, vincitore agli Internazionali del Foro Italico e poi al Roland

Garros – che viene ricostruita in questo dettagliato libro di Lorenzo

Fabiano, che già ci aveva favorevolmente colpito nelle sue precedenti opere, sul duello

sciistico tra Stenmark e Thoeni e sulla trasferta vincente (la prima del

nostro calcio) della nostra Nazionale a Wembley, firmata da Capello.

Cresciuto evidentemente nel mito dei grandi campioni degli Anni Settanta,

e tennista lui stesso, Fabiano ci regala una bella full immersion in quel

magico 1976 della nostra racchetta, che stava conoscendo il suo momento di

maggiore popolarità, ripercorrendo il cammino che portò l’Italia a battere

– prima del Cile – Polonia, Jugoslavia, Svezia, Gran Bretagna e Australia,

facendoci rivivere quei tempi e quei personaggi che ci sembrano ormai così

lontani. Molto spazio è dedicato giustamente alle vicende cilene, e

all’operato della nostra ambasciata in quegli anni molto particolari, interessanti

le interviste finali ai protagonisti, tra i quali anche Jaime Fillol, il

numero 1 della squadra cilena. Con una commossa prefazione di Lea

Pericoli, tra i pochi giornalisti presenti alla finale di Santiago.

COPPA DAVIS 1976, una storia italiana; di Lorenzo Fabiano, Edizioni Mare

Verticale, 324 pagine, 20 euro.

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