• 15 Giugno 2026 11:13

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Caldo estremo al Roland Garros. Allarme Sima: “Tennisti a forte rischio”

Mag 26, 2026

AGI – Il caldo estremo non è più un elemento eccezionale negli eventi sportivi all’aperto: è un fattore di rischio sanitario, organizzativo e medico-legale. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ricorda i rischi che corrono tennisti, raccattapalle, spettatori e altri soggetti dopo il caldo estremo che ha colpito la Francia e il torneo di tennis “Roland Garros” in corso a Parigi.

“Nel tennis, dove le partite possono durare ore, si sommano esposizione solare, sforzo intermittente ad alta intensità, superfici che accumulano calore, umidità, ridotta ventilazione e tempi di recupero spesso insufficienti. Il rischio riguarda i tennisti, ma anche raccattapalle, arbitri, giudici di linea, staff tecnico, sicurezza e spettatori – spiega il presidente Alessandro Miani – Per la medicina ambientale, il campo da tennis deve essere considerato un microambiente climatico ad alta esposizione. Non basta misurare la temperatura dell’aria indicata dalle stazioni meteo: occorre valutare il calore percepito realmente sul campo, integrando umidità, radiazione solare, vento, ombra disponibile e materiale della superficie. L’indicatore più corretto è il WBGT, Wet Bulb Globe Temperature, già utilizzato da ITF, ATP e diversi tornei internazionali per attivare pause di raffreddamento, modifiche del gioco o sospensione delle partite”.

“Il tennis è uno sport ad alto rischio con caldo intenso per diverse ragioni: i principali rischi sanitari sono disidratazione, squilibri elettrolitici, crampi da calore, esaurimento da calore, sincope, colpo di calore, rabdomiolisi, danno renale acuto, riduzione della performance cognitiva e motoria, aumento del rischio di infortuni, ustioni solari e rash da calore – prosegue Miani – Particolare attenzione va posta ai raccattapalle giovani, e sono più vulnerabili anche gli atleti non acclimatati, reduci da viaggi o con recupero insufficiente. Il rischio aumenta con jet lag, sonno ridotto, malattie recenti, farmaci, disidratazione pregressa, scarso adattamento al caldo e partite ravvicinate”.

Prevenzione e medicina ambientale

Per Sima il caldo estremo nello sport deve essere affrontato come un tema di medicina ambientale e prevenzione primaria. La protezione della salute non può essere lasciata alla percezione individuale del giocatore o alla sola temperatura dell’aria: servono indicatori ambientali corretti, protocolli chiari, formazione del personale e misure di raffreddamento già predisposte prima che compaiano i sintomi. Nel tennis, la domanda non è più se il caldo possa interferire con la gara, ma quando il campo diventa un ambiente non sicuro per chi gioca, lavora o assiste. 

AGI – Il caldo estremo non è più un elemento eccezionale negli eventi sportivi all’aperto: è un fattore di rischio sanitario, organizzativo e medico-legale. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ricorda i rischi che corrono tennisti, raccattapalle, spettatori e altri soggetti dopo il caldo estremo che ha colpito la Francia e il torneo di tennis “Roland Garros” in corso a Parigi.
“Nel tennis, dove le partite possono durare ore, si sommano esposizione solare, sforzo intermittente ad alta intensità, superfici che accumulano calore, umidità, ridotta ventilazione e tempi di recupero spesso insufficienti. Il rischio riguarda i tennisti, ma anche raccattapalle, arbitri, giudici di linea, staff tecnico, sicurezza e spettatori – spiega il presidente Alessandro Miani – Per la medicina ambientale, il campo da tennis deve essere considerato un microambiente climatico ad alta esposizione. Non basta misurare la temperatura dell’aria indicata dalle stazioni meteo: occorre valutare il calore percepito realmente sul campo, integrando umidità, radiazione solare, vento, ombra disponibile e materiale della superficie. L’indicatore più corretto è il WBGT, Wet Bulb Globe Temperature, già utilizzato da ITF, ATP e diversi tornei internazionali per attivare pause di raffreddamento, modifiche del gioco o sospensione delle partite”.
“Il tennis è uno sport ad alto rischio con caldo intenso per diverse ragioni: i principali rischi sanitari sono disidratazione, squilibri elettrolitici, crampi da calore, esaurimento da calore, sincope, colpo di calore, rabdomiolisi, danno renale acuto, riduzione della performance cognitiva e motoria, aumento del rischio di infortuni, ustioni solari e rash da calore – prosegue Miani – Particolare attenzione va posta ai raccattapalle giovani, e sono più vulnerabili anche gli atleti non acclimatati, reduci da viaggi o con recupero insufficiente. Il rischio aumenta con jet lag, sonno ridotto, malattie recenti, farmaci, disidratazione pregressa, scarso adattamento al caldo e partite ravvicinate”.
Prevenzione e medicina ambientale
Per Sima il caldo estremo nello sport deve essere affrontato come un tema di medicina ambientale e prevenzione primaria. La protezione della salute non può essere lasciata alla percezione individuale del giocatore o alla sola temperatura dell’aria: servono indicatori ambientali corretti, protocolli chiari, formazione del personale e misure di raffreddamento già predisposte prima che compaiano i sintomi. Nel tennis, la domanda non è più se il caldo possa interferire con la gara, ma quando il campo diventa un ambiente non sicuro per chi gioca, lavora o assiste. 

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