Donald Trump assicura che lo Stretto di Hormuz è libero e sotto il pieno controllo della Marina americana. Ma sui mercati il messaggio sembra non bastare. Mentre il presidente degli Stati Uniti sostiene che il passaggio strategico del Golfo Persico sia stato completamente bonificato dalle mine e che le navi possano attraversarlo sotto la protezione statunitense, il petrolio torna a correre. Il Brent è risalito fino a 90 dollari al barile, con un incremento del 2,6%, mentre il Wti americano ha guadagnato il 2,8%, portandosi a 84,4 dollari.
È il paradosso di una crisi che continua a pesare sulle materie prime: Washington rivendica il controllo del principale corridoio energetico della regione, ma gli armatori sembrano ancora muoversi con estrema cautela.
Trump: “Controlliamo questa zona al 100%”
Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è “completamente aperto” e che il controllo del passaggio sarebbe nelle mani della Marina degli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato che le forze americane avrebbero anche provveduto a bonificare l’area dalle mine, individuando gli ordigni eventualmente posizionati.
La posizione della Casa Bianca è dunque netta: Hormuz sarebbe operativo e gli Stati Uniti avrebbero la capacità di decidere quali navi possono transitare attraverso lo stretto. Una dichiarazione che punta a rassicurare i mercati e soprattutto il settore marittimo, ma che si scontra con una realtà ancora caratterizzata da un traffico estremamente ridotto.
Poche navi nel passaggio più importante
I dati elaborati da Kpler fotografano infatti uno scenario molto diverso da quello di un normale corridoio commerciale. Nella giornata monitorata, soltanto sei navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, contro una media di circa 11 registrata nei dieci giorni precedenti.
Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con i livelli precedenti al conflitto. In condizioni normali, attraverso questo passaggio transitavano circa 130-140 navi al giorno. La distanza tra i due numeri racconta meglio di qualsiasi dichiarazione quanto la situazione sia ancora lontana dalla normalità.
Nello specifico, quattro navi mercantili sono entrate nello stretto, tra cui due petroliere vuote, mentre soltanto due imbarcazioni ne sono uscite: una piccola petroliera carica di gas di petrolio liquefatto e una nave che trasportava combustibili residui.
Il petrolio reagisce all’incertezza
È proprio questa incertezza a continuare ad alimentare la tensione sui mercati energetici. Nonostante le rassicurazioni provenienti da Washington, gli operatori stanno incorporando nelle quotazioni il rischio che la circolazione delle navi possa rimanere limitata ancora a lungo.
Il risultato è una nuova accelerazione del greggio. Il Brent torna a 90 dollari al barile, mentre il Wti raggiunge quota 84,4 dollari. Un movimento che riporta l’attenzione sul possibile impatto della crisi sulle economie occidentali, considerato il ruolo di Hormuz nel commercio mondiale di energia.
Trump mette sul tavolo tre strategie contro l’Iran
La questione dello stretto si inserisce inoltre in una partita molto più ampia con l’Iran. Trump ha spiegato di avere tre possibili strategie nei confronti di Teheran: continuare con la pressione economica già esercitata, colpire l’Iran in maniera ancora più dura oppure puntare direttamente alla sua sconfitta economica.
Il presidente americano ha descritto l’economia iraniana come fortemente compromessa, sostenendo che Washington abbia un controllo significativo sulle risorse finanziarie del Paese. Intanto, sul vicino Stretto di Bab el-Mandeb, il traffico appare decisamente più stabile. Secondo Kpler, ieri lo hanno attraversato 25 navi, contro una media di quasi 24 nei dieci giorni precedenti.
La partita vera resta dunque concentrata su Hormuz. Trump dice che il passaggio è libero e controllato dagli Stati Uniti. I numeri del traffico marittimo, invece, raccontano ancora una storia molto diversa. E il petrolio, tornato a 90 dollari, sembra dare più peso alla seconda versione.