Teatro del raccapricciante spettacolo è stato il paese di Vezzano, frazione del comune italiano di Vallelaghi in provincia di Trento. Non si è trattata di una banale bravata, ma di un pericoloso gesto che avrebbe potuto determinare un immane dolore per diverse famiglie. Il fenomeno del lancio di sassi è tornato a spaventare gli italiani, come accadeva negli anni ’80 e ’90.
In molti lo hanno dimenticato, ma nel 1986 perse la vita una bimba di soli due mesi e mezzo a causa di questa azione deplorevole. Dieci anni dopo la tragedia sull’A21, morì Maria Letizia Berdini. Con cadenza regolare si sono verificati degli episodi, ma ora in Trentino il terrore corre nuovamente lungo le strade. Basta una piccola pietra a causare un dramma, anche perché è molto facile perdere il controllo del mezzo una volta che si verifica il botto sul parabrezza.
Episodi a ripetizione
Giovedì sera tre vetture sono state colpite da piccole pietre che hanno infranto il parabrezza di un veicolo. Purtroppo chi si apposta sui cavalcavia il più delle volte indossa un passamontagna e l’identificazione risulta molto complessa anche con le telecamere. A Vezzano, lungo la Gardesana, pochi minuti prima della mezzanotte, all’altezza del cavalcavia nei pressi del ristorante pizzeria Pomodoro, è avvenuto il misfatto.
Due macchine stavano arrivando da Padergnone verso Vigolo Baselga, mentre l’altra viaggiava verso le Sarche. Uno dei guidatori ha spiegato che ha percepito un botto violento. Nonostante l’azione delittuosa e il conseguente spavento è riuscito a mantenere il controllo dell’auto e si è fermato in una piazzola. L’uomo stava tornando a casa da Arco, affrontando il solito percorso quotidiano e, quando si è fermato, ha visto sull’asfalto alcuni sassi di 3-4 centimetri, che avevano sfondato il parabrezza della sua macchina.
Sfiorata la tragedia
Il vetro infanto e alcune schegge hanno colpito il viso del conducente che, per miracolo, non è rimasto ferito. In prima battuta l’uomo ha pensato al distacco di un frammento del cavalcavia, ma solo quando ha arrestato la sua corsa e ha controllato la vettura si è reso conto del vero problema. Subito dopo si sono fermate, infatti, altre due vetture colpite di striscio. Gli automobilisti sono riusciti a scorgere delle figure sul cavalcavia, probabilmente gli stessi ragazzi che avevano lanciato i sassi e stavano guardando la scena.
Date le circostanze è partita d’obbligo una chiamata ai carabinieri e, poco dopo, è arrivata in soccorso una pattuglia. Gli agenti allertati hanno perlustrato la zona, ma non sono ancora riusciti a identificare gli autori del misfatto. Le indagini sono in corso, ma risulterà difficile l’individuazione anche a causa dell’assenza delle telecamere. Sul cavalcavia c’è un’aiuola e su un muretto sono stati trovati alcuni sassi. Tutto lascia presuppore che il trend del lancio di pericolose pietre dall’alto sia ricominciato. Per ora la zona è stata transennata per evitare che qualcuno si avvicini al parapetto, ma il gesto allarmante rimane. Spesso a compierlo sono minorenni che, senza una ragione specifica, iniziano quello che per loro è solo un gioco al bersaglio.
Negli ultimi due anni è ricominciato questo trend e lo scorso marzo un sasso ha colpito una vettura in corsa, frantumando il parabrezza e causando due feriti lievi, lungo la Mebo, all’altezza di Terlano. Prima di allora si è registrato un altro caso anche a Usmate, in Brianza. Per i poveri automobilisti, oltre allo spavento, c’è anche un ingente danno da pagare. Nel 2025 la Cassazione ha affermato che il lancio di oggetti dal cavalcavia contro le vetture in corsa, anche per gioco, configura il reato di tentato omicidio. Nella sentenza 1710 i giudici hanno assicurato che tale condotta crea un concreto pericolo di incidenti mortali, integrando il dolo eventuale anche senza mirare a un’auto specifica.