Un relitto spaziale ad alta velocità ha concluso la sua orbita in modo spettacolare: il razzo Falcon 9 di SpaceX si è schiantato sulla superficie della Luna a una velocità spaventosa di circa 8.700 km/h. L’impatto, ampiamente previsto dai centri di tracciamento orbitali, sta attirando l’attenzione di agenzie spaziali, astronomi e appassionati di tutto il mondo.
Le dinamiche dell’impatto
Il componente arrivato alla fine del suo percorso spaziale è lo secondo stadio di un Falcon 9 lanciato nel gennaio del 2025 dalla Florida. La sua missione originale consisteva nel trasportare verso il nostro satellite due lander commerciali (Blue Ghost 1 di Firefly Aerospace e Resilience della compagnia giapponese ispace).
Dopo aver svolto la sua funzione primaria e aver rilasciato il carico utile, lo stadio non è rientrato nell’atmosfera terrestre né è stato inserito in un’orbita eliocentrica sicura. Complice l’interazione gravitazionale tra Terra, Luna e Sole e l’effetto della pressione di radiazione solare, il modulo è rimasto alla deriva per oltre un anno in un’orbita caotica, finché le traiettorie non si sono sovrapposte in modo definitivo a quella lunare.
Oggetto
Secondo stadio di Falcon 9 (SpaceX)
Dimensioni e Peso
Circa 12 metri di lunghezza; peso ~4.000 – 4.500 kg
Velocità all’impatto
8.700 km/h (2,43 km/s — 7 volte la velocità del suono)
Zona del collisione
Nei pressi del Cratere Einstein, sul margine occidentale della Luna
Energia rilasciata
11,8 Gigajoules (equivalente a circa 3 tonnellate di tritolo)
Cratere stimato
Larghezza tra 20 e 27 metri, profondità circa 5 metri
Opportunità scientifica rara
Per la Terra non esiste alcun rischio, ma per la comunità scientifica l’impatto rappresenta un’occasione preziosa. A differenza dei meteoriti naturali che colpiscono la Luna continuamente — e dei quali si ignorano densità, massa e traiettoria fino al momento dell’evento — in questo caso la velocità, il peso e la composizione dell’oggetto umano sono noti nei minimi dettagli.
Studio della formazione dei crateri: i fisici e i geologi lunari potranno calibrare con estrema precisione i modelli teorici con cui si calcola l’energia generata dagli impatti cosmici.
Analisi della nube di detriti : l’impatto solleverà una colonna di polvere e rocce fino a decine di chilometri di altezza. Poiché sulla Luna la gravità è bassa e non c’è atmosfera né vento, la nube rimarrà visibile con telescopi per diversi minuti.
Monitoraggio dalle orbite lunari: sonde in orbita attorno al satellite, tra cui il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA e la sonda sudcoreana Danuri, scatteranno fotografie ad alta risoluzione del prima e del dopo per analizzare la struttura del nuovo cratere.
L’allarme spazzatura spaziale
Anche se lo schianto fornirà preziosi dati scientifici, l’episodio riaccende il dibattito sulla gestione dei rifiuti spaziali e sul crescente affollamento nelle vicinanze della Luna. Con l’aumento delle missioni commerciali e l’avvicinarsi dei programmi per basi umane permanenti (come il programma Artemis della NASA), la presenza di stadi superiori abbandonati in orbite instabili diventa un problema di sicurezza da non sottovalutare per il futuro dell’esplorazione spaziale.