• 24 Agosto 2026 18:38

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Ricarica bidirezionale obbligatoria, arriva la proposta UE ma rimangono troppi limiti

Ago 24, 2026

Bruxelles torna a mettere mano al futuro dell’auto elettrica, questa volta puntando su una tecnologia che fino a poco tempo fa restava confinata a pochi modelli premium o a progetti pilota. La Commissione Europea sta infatti valutando una nuova proposta di legge che renderebbe obbligatoria la ricarica bidirezionale su tutte le nuove auto elettriche e i veicoli commerciali leggeri a partire dalla fine del 2027. Un’idea affascinante sulla carta, ma che porta con sé più di qualche nodo da sciogliere.

Come funziona la ricarica bidirezionale

A differenza della ricarica tradizionale, dove l’elettricità viaggia in un’unica direzione dalla rete alla batteria dell’auto, la ricarica bidirezionale permette al flusso di energia di invertirsi. In pratica, l’auto elettrica smette di essere semplicemente un veicolo da alimentare e diventa un vero e proprio accumulatore mobile, capace di restituire energia quando serve.

La batteria può fare quindi il pieno nelle ore in cui l’energia costa meno, magari di notte o durante il giorno quando c’è abbondanza di rinnovabili, per poi rilasciarla quando i prezzi salgono. Un meccanismo lanciato per la prima volta da Volvo che, su scala europea, potrebbe rappresentare una risorsa preziosa per un continente alle prese da tempo con un fabbisogno energetico crescente e prezzi dell’elettricità spesso instabili.

V2G e V2H: le differenze

Dentro la definizione generica di “ricarica bidirezionale” si nascondono in realtà due tecnologie distinte, con applicazioni piuttosto diverse tra loro. Il V2H, acronimo di Vehicle-to-Home, permette all’auto di cedere l’energia immagazzinata direttamente all’abitazione: la batteria del veicolo lavora quindi come una sorta di riserva domestica, utile soprattutto per chi ha un impianto fotovoltaico e vuole sfruttare al meglio l’energia prodotta durante il giorno anche nelle ore serali.

Il V2G, Vehicle-to-Grid, alza ulteriormente l’asticella: in questo caso l’auto non si limita a scambiare energia con la propria casa, ma può cedere elettricità direttamente alla rete centrale, contribuendo a stabilizzarla nei momenti di maggiore richiesta. Una funzione che trasforma di fatto ogni veicolo elettrico in un piccolo tassello di un sistema energetico più flessibile e distribuito, capace di assorbire l’energia in eccesso quando c’è e restituirla quando il sistema ne ha bisogno.

Nodi da sciogliere

Se sulla carta la proposta europea suona decisamente avveniristica, nella pratica restano diversi ostacoli da affrontare prima che possa trasformarsi in realtà diffusa. Il primo riguarda la salute della batteria: cicli di carica e scarica più frequenti, tipici di V2G e V2H, rischiano infatti di accelerarne il degrado nel tempo, un problema che i sistemi di gestione della batteria dovranno imparare a contenere con software sempre più sofisticati.

C’è poi una questione più pratica, legata alle abitudini quotidiane. Per funzionare al meglio, queste tecnologie richiedono che l’auto resti collegata alla rete domestica per buona parte della giornata, una condizione non sempre compatibile con la vita di chi usa il proprio veicolo per spostarsi regolarmente. Senza contare che non tutte le abitazioni italiane dispongono oggi di un collegamento elettrico adeguato a questo tipo di scambio energetico.

Il nodo più delicato, però, riguarda probabilmente i costi. Dotare di serie tutte le nuove elettriche, comprese quelle dei segmenti più economici, di componenti per la ricarica bidirezionale rischia di far aumentare i prezzi di listino, con stime che parlano di aumenti compresi tra 500 e 4.000 euro a seconda del tipo di caricatore installato. Una cifra tutt’altro che trascurabile per chi già oggi guarda con qualche timore al prezzo delle auto a batteria.

Il rischio concreto, insomma, è quello di un obbligo che finisca per pesare anche questa volta sugli acquirenti, mentre a utilizzare davvero la funzione in modo costante ed efficace resterebbe probabilmente solo una fetta ridotta di automobilisti. 

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