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Raffaella Paita: “Mi chiamavano Lady Alluvione, c’era un disegno contro me e il Pd”

Ott 22, 2016

ROMA. “Assolta”. La parola che chiude l’incubo di Raffaella Paita arriva diciotto mesi dopo quel giorno di aprile quando tutto cominciò. Lei, l’ex assessora della giunta Burlando, stava ancora raccogliendo le firme per candidarsi alla presidenza della Regione, quando si ritrovò indagata per la mancata allerta dell’alluvione di Genova, accusata nientemeno che di concorso in omicidio colposo e disastro colposo. Ieri, alla fine del processo, quelle accuse si sono rivelate infondate. Lei non aveva nessuna colpa, ha stabilito il giudice. “La prima cosa che ho fatto, tornando a casa, è stata andare da mio figlio per dirgli che sua madre, quel giorno, aveva agito bene”.

La telefonata che le ha fatto più piacere?

“Quella di Matteo Renzi. “Ti abbraccio”, mi ha detto “e ti sono vicino nel dolore che questa vicenda ha dato a te e alla tua famiglia”. Ed è proprio così: questo processo mi ha addolorato molto, e oggi mi sento liberata da questo peso davvero schiacciante”.

L’avviso di garanzia le arrivò un mese e mezzo prima delle elezioni. Non sarebbe potuto arrivare in un momento peggiore, per una candidata. Sulla sua sconfitta pesò di più questa vicenda giudiziaria o la frattura nel Pd?

“Entrambe le cose: il combinato disposto, si direbbe oggi. Nessuno di noi può sapere come sarebbe andata quella battaglia se non ci fosse stata questa pagina. Ma certo ebbe il suo peso. Pensai addirittura di ritirarmi: il partito però mi convinse ad andare avanti”.

Anche perché sarebbe stato difficile sostituirla, dopo le tempestose primarie che c’erano state in Liguria. Cofferati, lo sconfitto, parlò addirittura di brogli e lasciò il partito.

“Primarie tempestose ma vinte da me con uno scarto enorme. Cofferati non accettò il risultato, uscì dal partito e si rifiutò persino di stringermi la mano, perché non poteva ammettere di essere stato battuto da una donna. Come Donald Trump. Lui aveva l’ambizione di costruire qualcosa di alternativo a Renzi e usò la Liguria come trampolino. Gli andò male, e gli esiti sono stati disastrosi, per la sinistra e per la nostra regione: oggi governa il centro-destra, grazie a Cofferati e a Civati che appoggiarono un altro candidato solo per farmi perdere”.

Cosa provò, quando venne accusata di essere in qualche modo responsabile di quella tragedia e dei morti che ci furono quel giorno?

“È stato terribile. Anche se è noto a tutti che un amministratore pubblico non può emanare un allerta meteo. Ed era chiarissimo che questo compito spettava ai tecnici. Io ero talmente sicura di essere assolta, e così desiderosa che la verità venisse stabilita al più presto, che ho chiesto il rito abbreviato, seguendo il saggio consiglio del mio avvocato Andrea Corradino. Ma nel frattempo questa vicenda giudiziaria è stata strumentalizzata mediaticamente. I settimanali e i quotidiani berlusconiani la usarono come arma principe per attaccarmi. Ricordo ancora i loro titoli: “Lady Alluvione”, mi definivano. E mi rimbomba ancora nelle orecchie il grido “assassina!” che risuonò nella piazza grillina durante il confronto in tv su Sky”.

Inquisita alla vigilia del voto.

“Io ho sempre avuto fiducia nella magistratura, e la sentenza conferma che la giustizia funziona. Ma certo, devo dire che la tempistica dell’indagine è stata quantomeno sospetta: bastava leggersi le norme per capire che io non potevo avere nessuna responsabilità. Detto questo, la mia parte quel giorno la feci fino in fondo: fui la prima ad arrivare nella sala della Protezione civile, e rimasi lì tutta la notte, telefonando a tutti i sindaci che avevano avuto danni”.

Lei è stata la prima vittima illustre della frattura nel Pd tra renziani e anti-renziani. Come vede il futuro del suo partito?

“I fatti hanno dimostrato che c’era un disegno premeditato per indebolire il Pd e Renzi. Mi auguro che con l’apertura del segretario sull’Italicum e con la disponibilità di Cuperlo ad accettare la sfida si possano evitare ulteriori fratture nel Partito democratico, che avrebbero effetti catastrofici. Finora chi è uscito dal Pd per indebolirlo e cercare altrove risultati personali non ha concluso nulla di buono, né per la sinistra né per il Paese”.

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