• 8 Luglio 2026 9:34

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Porsche, maxi taglio ai posti di lavoro: crisi senza fine

Lug 8, 2026

Continuano i problemi per il marchio del Cavallino di Stoccarda che non è ancora riuscito a risollevarsi da una condizione emergenziale silenziosa. Ironia della sorte, soprattutto per i dipendenti, la Porsche è piombata in crisi a causa delle proposte a zero emissioni che hanno avuto un crollo della domanda nel corso degli ultimi mesi, con conseguente svalutazione.

Di conseguenza l’emorragia di posti di lavoro nell’industria delle quattro ruote tedesca ha provocato l’ennesimo piano di ristrutturazione del Gruppo Volkswagen, in cui rientra Porsche. Il marchio ha annunciato, come avevano riportato numerosi quotidiani locali, la scelta di eliminare fino a 4.000 posti di lavoro presso la storica sede di Zuffenhausen.

Tagli inevitabili

Con l’eliminazione record di numerose posizioni nell’azienda, Porsche rischia di fare un enorme passo indietro. Zuffenhausen non è solo la sede amministrativa, ma anche ricerca e sviluppo. Pare logico un piano di riduzione della produzione, con una capacità ridotta del 30%, e riguarderà ruoli amministrativi, mansioni tecniche, operai e posizioni manageriali. Sotto la guida del CEO Michael Leiters, subentrato all’inizio dell’anno, Porsche dovrà fare un inevitabile passo indietro.

Si parla dell’uscita di importanti figure apicali delle attività commerciali come la responsabile per l’Europa Iryna Kauk, Christiane Zorn, capo della regione “Mercati esteri e in crescita”, e Maryam Djavadi, titolare dei programmi di personalizzazione. Il piano 2035 determinerà una semplificazione della gamma, più sinergie e inevitabili licenziamenti. Una strategia concepita per rispondere a un momento di forte sofferenza economica del marchio tedesco in una panorama di decrescita anche sul florido mercato asiatico.

Nessun licenziamento forza

Il brand ha assicurato che saranno evitati allontanamenti forzati, ma si farà il ricorso a pre-pensionamenti. In ogni caso, la situazione è un chiaro segnale che l’allargamento della gamma in funzione del green è stato un grave errore. Lo scorso anno il margine operativo di Porsche ha subito un tracollo, passando dal precedente 14,1% a un allarmante 1,1%. I dazi hanno incancrenito una situazione già piuttosto delicata. Porsche ha scelto di distribuire un dividendo di 1 euro per azione ordinaria, una proposta responsabile per conservare la fiducia degli azionisti in una fase critica.

La crisi si è acuita con i dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump. Nel 2025 il fatturato è sceso del 9,5%, attestandosi a 36,27 miliardi di euro, tuttavia, è il dato sull’utile operativo a preoccupare, essendo sceso del 92,7% (passando dai 5,64 miliardi del 2024 a soli 410 milioni). La gamma Porsche conta circa 85 varianti basate su sei modelli principali, ma lo snellimento causerà l’allontanamento progressivo di tantissime risorse valide.

Nel cuore del territorio industriale più avanzato della Germania Porsche ha già deciso di eliminare circa 1.900 posti di lavoro, ma non ha rinnovato i contratti di circa 2.000 dipendenti a tempo determinato, mentre a maggio ha annunciato la chiusura di tre uffici e la contestuale uscita di altri 500 dipendenti. Negli Stati Uniti sono state già tolte di mezzo due varianti della Taycan. Per fortuna i vertici hanno salvaguardato la 911 che non arriverà nei prossimi anni in versione full electric. La Casa di Stoccarda continuerà a puntare all’utilizzo delle piattaforme modulari del Gruppo Volkswagen, come già avvenuto con i SUV Macan e Cayenne.

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