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Chi vuole vendere il suo vino in Cina è bene che faccia prima ancora un giro a Hong Kong. L’ex città-stato, che dal 2008 ha eliminato tasse e accise sulle importazioni di vino, resta il principale hub asiatico e continua ad essere la porta privilegiata per entrare nel paese del Dragone, grazie agli accordi con il governo di Pechino che rendono l’ingresso sulla terraferma più semplice e veloce.

Crescita annuale del 9%

Lo scorso anno i cinesi hanno comprato bottiglie per 40,4 miliardi di dollari (+8,4%) e nel quinquennio fino al 2020 è stata prevista una crescita annuale del 9 per cento. Un’ottima occasione per tastare il polso del mercato è la International Wine & Spirits Fair che si svolge ogni autunno a Hong Kong e che da oggi riunisce nel centro fieristico della città 1067 espositori in arrivo da 37 paesi: nel 2008, primo anno di organizzazione della fiera, erano stati 240.

Wine & Spirits Hong Kong 2014 Fair

Folta anche questa volta la partecipazione delle aziende italiane, anche se pare poco comprensibile il fatto che siano arrivate a Hong Kong sotto due “cappelli”, Ice e Vinitaly International, molto attivo sul mercato cinese da quando ne ha preso la responsabilità l’americana di origini coreane Stevie Kim. Sembra di capire che in futuro si parlerà più di sinergie che di dualismi: sono già in corso colloqui in questo senso tra Vinitaly e la nuova dirigenza di Ice. Una prova di realismo e buona volontà che può far solo bene al mondo del vino italiano.

La Francia non cede il passo

Perché resta molto da fare, anche se le importazioni continuano correre. Nel periodo gennaio-settembre Hong Kong ha importato vino per 1,1 miliardi di dollari (+21,8%) ma la Francia continua ad essere primattrice con una quota di mercato stellare pari al 62,5% mentre l’Italia – con tutta la qualità e la tradizione che può mettere in campo – si ferma a un deludente 2,2% (nel 2014 era arrivata al 3,2%). La presenza in fiera consente di entrare in contatto con una molteplicità di interlocutori: solo a Hong Kong sono attivi 3.500 importatori. E i visitatori aumentano di anno in anno, dagli 8.700 della prima edizione ai 20.394 di quella passata.

Hong Kong centro delle grandi aste

L’HKTDC (Hong Kong Trade Development Council) sottolinea il ruolo centrale della città nel commercio vinicolo. Recentemente è stata avviata una certificazione delle cantine e dei luoghi di stoccaggio dei vini che transitano verso il mercato cinese e le altre principali piazze asiatiche: già 44 centri sono stati accreditati. Nell’ex protettorato inglese il livello di conoscenza del vino è inestimabilmente più alto che in Cina e non a caso Hong Kong contende a Londra e New York il primato delle aste di vini di prestigio: lo scorso anno sono state battute bottiglie dei grandi marchi per un valore che supera i 98 milioni di dollari. Se ad aggiudicarsi qualche etichetta preziosa è un collezionista cinese il più delle volte il vino resta custodito in una cantina a Hong Kong.

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La scommessa dell’e-commerce

La nuova frontiera del commercio vinicolo è però l’e-commerce. La scorsa primavera Jack Ma, proprietario di Alibaba era venuto a Verona a raccontare questo boom di vendite online e aveva lanciato il 9/9, la giornata del 9 settembre interamente dedicata alle vendite di vino su internet. Accanto al colosso Alibaba sono fiorite numerose piattaforme di nicchia, più agili e attente ai vini di qualità. Bisogna fare in fretta a posizionarsi anche perché – come dimostrano tanti stand in fiera – i cinesi il vino stanno imparando a farselo da soli.