Minacciati con una pistola, costretti a consegnare i giubbotti di salvataggio per i quali avevano pagato un surplus e lasciati annegare mentre il gommone a bordo del quale erano stati costretti a salire affondava. E’ l’ultima crudelta’ dei trafficanti di uomini raccontata da uno dei superstiti del naufragio che ieri ha fatto piu’ di cento dispersi e nove vittime recuperate a 55 chilometri dalle coste libiche.

A raccontarlo e’ un giovane senegalese di 18 anni, Abdoullare Deniae, preso a bordo della Bourbon Argos, la nave di Medici senza frontiere che sta portando a terra 27 uomini e 9 cadaveri recuperati dalla nave inglese Enterprise. Il giovane ha raccontato che i migranti eramo partiti a bordo di due gommoni contemporaneamente da Tripoli. Su uno viaggiavano 130 persone, sull’altro 110. I due gommoni erano trainati da un’imbarcazione guidata dagli scafisti.

“Dopo due ore – ha raccontato il giovane ancora sotto choc – si sono fermati, ci hanno minacciati con una pistola e ci hanno costretto a consegnare i giubbotti di salvataggio anche se avevamo pagati per averli. Poi hanno staccato anche il motore dal gommone e ci hanno lasciati andare alla deriva dicendo che presto sarebbero arrivati i soccorsi. In molti hanno cominciato a gridare e a piangere ma loro

sono andati via. Pochi minuti dopo il gommone ha cominciato ad imbarcare acqua e la gente si aggrappava dove poteva. In quel momento ho pensato che stavamo per morire, sapevo che eravamo ancora lontani dall’Italia. Sono annegati a decine, noi ci siamo salvati solo per fortuna e quando e’ arrivata la nave inglese ci ha tirati su”. Giubbotti salvagente e i motori sottratti ai gommoni destinati ad affondare vengono evidentemente riutilizzati dai trafficanti nei viaggi successivi.