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Monte Rosa, s’allunga la catena tragica sulle Alpi: altri due alpinisti muoiono precipitando dal Polluce

Ago 29, 2016

Il soccorso alpino valdostano ha recuperato stamane i corpi di due alpinisti, tedeschi di 50 e 36 anni, deceduti sul Passo di Verra, sul Monte Rosa. Le due salme, avvistate da una guida alpina impegnata nell’ascensione del Polluce, si trovavano a quota 3.800 metri, alla base della parete. I due, stando alle prime ipotesi, potrebbero essere caduti dalla cresta del Castore, precipitando per quattrocento metri nella zona a monte della via normale di salita al Polluce (4.092 metri), sulla parete Ovest. Si tratta di un itinerario alpinistico del Monte Rosa, assieme a quello della vicina vetta del Castore (4.228 metri), molto frequentato in questo periodo.

I due alpinisti erano legati in cordata e attrezzati: uno dei due potrebbe essere scivolato sul ghiaccio, trascinando con sé anche il compagno. E’ probabile che fossero caduti già nel tardo pomeriggio di ieri e che nessuno abbia dato l’allarme fino a questa mattina, quando sono partite le nuove escursioni e le nuove cordate di alpinisti. Sul posto, assieme alle guide del soccorso alpino valdostano, è intervenuto anche il personale della guardia di finanza (Sagf) per la ricostruzione dell’accaduto. Le salme sono state portate a Champoluc per l’identificazione. Fino a poche ore prima dell’incidente i due erano con un terzo alpinista che, per un problema fisico, era stato soccorso in elicottero dall’Air Zermatt e portato in ospedale in Svizzera.

Soltanto ieri altri tre scalatori, tre svizzeri impegnati nella salita a Punta Gnifetti, sono morti precipitando per ottocento metri a causa del cedimento della cornice di neve dalla quale si erano sporti per osservare il panorama.

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Sulle Alpi occidentali si è registrata in questo agosto una lunga catena di tragedie. All’inizio del mese due alpinisti inglesi sono morti assiderati sul Cervino, dove erano stati bloccati dal maltempo. Pochi giorni dopo, il 10 agosto, una coppia tedesca è caduta dal Breithorn centrale, sempre nel gruppo del Monte Rosa. Il 13 agosto altri due incidenti fatali, uno sul versante francese del Monte Bianco, vittima una guida alpina scampata a due valanghe,e uno sul Grand Combin, in Svizzera, vicino al confine con l’Italia. Il giorno dopo un’altra vittima: un distillatore torinese, appassionato di montagna, caduto in un crepaccio nel massiccio del Rosa. Il 18 agosto altre tre alpinisti sono morti sul Monte Bianco dopo essere stati coinvolti nel crollo di alcuni seracchi, mentre tre giorni dopo un francese è rimasto ucciso da una scarica di sassi lungo la via normale di salita al Monviso.

Già a metà agosto sulle Alpi erano già morte oltre trenta persone. Secondo gli esperti le cause sono fatali errori di tecnica alpinistica, casualità oppure sottovalutazione delle più elementari regole della sicurezza. “Sta diventando ormai abbastanza imperdonabile non considerare i bollettini meteo, che almeno nel breve periodo sono affidabili” commentava Adriano Favre, direttore del Soccorso alpino valdostano e tra i massimi esperti italiani della sicurezza in montagna. Fondamentale

poi è “partire attrezzati, anche per l’imprevisto. Come un improvviso peggioramento delle condizioni meteo o un piccolo incidente, per esempio una distorsione, che però può far rimanere fermi. A volte può bastare un telo termico, che pesa pochissimo ed è efficace”. E’ di grande importanza infine “affrontare itinerari che siano alla portata delle proprie capacità, altrimenti è bene affidarsi a un professionista”.

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