• 9 Agosto 2026 22:44

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Monica Vitti, quella Fiat guidata senza saper guidare

Ago 9, 2026

Riuscì a pubblicizzare una Fiat senza saperla guidare. Al volante della 1800 Monica Vitti sembrava trovarsi nel posto giusto, sebbene nella vita di ogni giorno preferisse andare a piedi, come avrebbe poi raccontato lei stessa in un’intervista. Per celebrarne il mito, Rai 3 la racconta con Vitti d’arte, Vitti d’amore, previsto domenica 9 agosto in seconda serata.

Al volante senza saper guidare

Lo spot può essere facilmente trovato nel grande archivio storico del web, ma sulla data di uscita circolano versioni contrastanti: se Passione Classica scrive 1962, l’Archivio Nazionale Cinema Impresa indica l’anno prima. Dettagli che non intaccano il valore storico di un piccolo film d’epoca, da cui emergeva prepotentemente tutto l’orgoglio italiano del dopoguerra. Le spiegazioni sulla meccanica e sulla carrozzeria la Casa torinese preferì lasciarle alla voce fuori campo, affidando a Monica il ruolo di “ospite d’onore” al volante della vettura e il motivo si capisce appena parte il filmato.

In quasi tre minuti il tema dello spazio torna più e più volte. Cinque o sei persone trovano posto nell’abitacolo e la ruota di scorta, sistemata in verticale nel bagagliaio, lascia piatto il fondo. Dai finestrini, assicura il narratore, entra addirittura “tutto l’orizzonte”.

Fra 140 e 150 km/h, “secondo il motore”, la 1800 non sente nemmeno la strada o almeno è quanto assicura lo spot. Con il sei cilindri da 1.795 cm³ e 75 CV viene raggiunto il primo valore, il 2.054 cm³ della 2100 aggiunge sette cavalli e permette di toccare il secondo, in entrambi i casi con un cambio a quattro marce comandato dalla leva accanto al volante e la trazione posteriore.

Al Salone di Ginevra la 1800 si era presentata nel 1959 insieme alla 2100. Fiat tornava ai sei cilindri dopo la guerra, ma le utilitarie che nello stesso periodo riempivano le strade italiane restavano dall’altra parte del listino: una 1800 costava 1.485.000 lire. Al progetto aveva lavorato Dante Giacosa, allo sviluppo del motore aveva contribuito Aurelio Lampredi e la costruzione spettava a Mirafiori.

Il milione e mezzo di lire comprava una berlina lunga 4,49 metri, larga 1,62 e costruita su un passo di 2,65 metri. Davanti lavoravano sospensioni indipendenti a barre di torsione, dietro restava invece l’assale rigido. Nello spot trovano spazio persino gli elementi in gomma incaricati di assorbire le asperità, particolare poco spettacolare ma utile a sostenere la promessa di una 1800 incapace di “sentire la strada”.

Simbolo dell’Italia del boom economico

Alla berlina Fiat affiancava la Familiare, protagonista per parecchi secondi dello spot. Valigie e oggetti ingombranti trovavano posto nel vano posteriore durante i viaggi del fine settimana, e tutto lo spazio in più – parola del narratore – non costava alla Familiare l’eleganza della berlina.

Nel 1961 il nome guadagnò una B e il sei cilindri passò da 75 a circa 86 CV, lasciando invariata la cilindrata. I quattro tamburi vennero sostituiti da altrettanti freni a disco e la velocità massima passò da 140 a 150 km/h, esattamente il numero che il vecchio spot riservava alla 2100.

Fiat intercettò la Vitti proprio all’inizio della fama: L’avventura era uscita nel 1960, La notte nel 1961 e L’eclisse sarebbe arrivata nel 1962, prima che il pubblico scoprisse anche il suo talento comico. La consacrazione era appena cominciata.

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