AGI – “Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Livio Berruti. Fu oro olimpico battendo per la prima volta, lui italiano, i campioni americani, e sfiorò il bis con la staffetta. E mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da ‘angelo'”. Così Marcell Jacobs in un messaggio inviato all’AGI appresa la notizia del decesso di Livio Berruti.
“La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti – le parole del velocista italiano -. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Mi inchino al ricordo della sua grande impresa che centrò a soli 21 anni, anche lui come me nelle Fiamme Oro. Gli sono anche grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo: ‘È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede'”. Poi la promessa: “A Birmingham correrò per lui”.
Stefano Mei, “sono affranto”
“Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana”. Sono le parole del presidente della Fidal, Stefano Mei appresa la morte di Livio Berruti. “Sono personalmente affranto, perchè con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia e di rispetto reciproco, nato dalla comune appartenenza allo sport e alimentato negli anni dalla stessa passione e dalla stessa determinazione – prosegue Mei -. Quando pensiamo a Livio il primo ricordo è Roma 1960. Lo stadio Olimpico, il pubblico italiano, quella corsa diventata eterna. Berruti che vola sui 200 metri e taglia il traguardo da campione olimpico. Quel giorno cambiò la storia dell’atletica italiana. Fu il primo azzurro capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che anche un ragazzo italiano poteva salire sul gradino più alto del podio nello sprint mondiale: lo fece in casa sua, davanti a un Paese intero che si innamorò di lui”. Il numero uno dell’atletica italiana aggiunge, “quella vittoria appartiene alla nostra memoria collettiva e soprattutto a quei bambini e quei ragazzi che, vedendo Livio correre, hanno pensato per la prima volta che anche loro potessero sognare, è stato un modello per generazioni di giovani, ha saputo rappresentare al meglio l’Italia e l’atletica, dentro e fuori dalla pista”.
AGI – “Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Livio Berruti. Fu oro olimpico battendo per la prima volta, lui italiano, i campioni americani, e sfiorò il bis con la staffetta. E mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da ‘angelo'”. Così Marcell Jacobs in un messaggio inviato all’AGI appresa la notizia del decesso di Livio Berruti.
“La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti – le parole del velocista italiano -. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Mi inchino al ricordo della sua grande impresa che centrò a soli 21 anni, anche lui come me nelle Fiamme Oro. Gli sono anche grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo: ‘È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede'”. Poi la promessa: “A Birmingham correrò per lui”.
Stefano Mei, “sono affranto”
“Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana”. Sono le parole del presidente della Fidal, Stefano Mei appresa la morte di Livio Berruti. “Sono personalmente affranto, perchè con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia e di rispetto reciproco, nato dalla comune appartenenza allo sport e alimentato negli anni dalla stessa passione e dalla stessa determinazione – prosegue Mei -. Quando pensiamo a Livio il primo ricordo è Roma 1960. Lo stadio Olimpico, il pubblico italiano, quella corsa diventata eterna. Berruti che vola sui 200 metri e taglia il traguardo da campione olimpico. Quel giorno cambiò la storia dell’atletica italiana. Fu il primo azzurro capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che anche un ragazzo italiano poteva salire sul gradino più alto del podio nello sprint mondiale: lo fece in casa sua, davanti a un Paese intero che si innamorò di lui”. Il numero uno dell’atletica italiana aggiunge, “quella vittoria appartiene alla nostra memoria collettiva e soprattutto a quei bambini e quei ragazzi che, vedendo Livio correre, hanno pensato per la prima volta che anche loro potessero sognare, è stato un modello per generazioni di giovani, ha saputo rappresentare al meglio l’Italia e l’atletica, dentro e fuori dalla pista”.