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Mafie, Don Ciotti ai vescovi: “Basta inchini ai boss”

Set 9, 2016

ROMA – Un manifesto sottoscritto da don Luigi Ciotti e da un gruppo di sacerdoti di Libera chiama in causa la Chiesa italiana sui temi della lotta al fenomeno mafioso e alle sue infiltrazioni. A più di un anno dallo shock del funerale dei Casamonica e dopo la sequenza di “inchini” che hanno turbato le processioni in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, viene proposto ai vescovi e a tutti i parroci di sottoscrivere una “carta di responsabilità e impegno” nella quale sono elencati 23 punti di mobilitazione attiva.

Si chiede di “non tacere dinanzi alle ingiustizie e ad ogni tipo di illegalità”, di vigilare perché i riti sacri “non si trasformino in esaltazione di personaggi potenti e boss mafiosi e in mortificazione di poveri ed ultimi”, di sostenere le vittime innocenti nella loro “richiesta di giustizia e di verità” e di “accompagnare il cammino di coloro che intendono pentirsi”. E poi di “contrastare ogni forma di corruzione” e denunciare connivenze “anche istituzionali” che agevolano gli affari delle ecomafie.

Il testo è stato redatto al termine di un incontro organizzato da don Ciotti nel monastero di San Magno a Fondi (Latina) e segna le coordinate dell’impegno di Libera attorno al quale i preti in prima linea chiedono il coinvolgimento di tutti i cattolici. “Ci sentiamo sollecitati dall’azione e dal magistero di papa Francesco”, si legge nella premessa. Bergoglio il 21 marzo 2014, partecipando alla giornata per le vittime innocenti di mafia organizzata proprio da Libera, aveva rivolto un appello agli uomini dei clan: “Convertitevi o per voi sarà l’inferno”.

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