Pochi fallimenti in Formula 1 sono stati tanto cupi come quello della Caterham. Nata dalle ceneri del Team Lotus, tra dispute legali per il nome e budget in un lampo, la scuderia malese chiuse i battenti nel 2014 dopo essere rimasta a bocca asciutta nei 56 Gran Premi complessivamente disputati. Senza podi, senza punti conquistati, l’esperienza volse al capolinea con la triste immagine dei dipendenti scortati fuori dal quartier generale di Leafield dalla sicurezza tra i mugugni.
La Formula 1 salvata dal dimenticatoio
Eppure, mentre il costruttore abbandonava i sogni di gloria, un uomo in Inghilterra ha pensato di concedere una seconda occasione alla vettura: si chiama Kevin Thomas e non è un ingegnere aeronautico né un milionario patito di corse. Conduce una vita normale, lavora in un’azienda come tante e, 20 anni fa, salì alle cronache per aver ricostruito una BAR Honda del 2001 in un capanno dietro casa. Il motivo? Una semplice illuminazione domenicale. In un’intervista a Road & Track, Thomas racconta:
“Non so perché, ma quella domenica pomeriggio pensai semplicemente: ‘Ne voglio una. Voglio un’auto di F1’”
In quel frangente deve essergli scattato qualcosa, perché il suo tempo libero lo ha trasformato in una missione di salvataggio archeologico-meccanico. L’ultima fatica è, appunto, la Caterham CT05 telaio #1, monoposto con cui Marcus Ericsson corse 11 gare nel 2014, mandate agli archivi a bocca vuota, rovinate da problemi di affidabilità. L’unico acuto, se così è lecito chiamarlo, fu un 11° posto a Monaco, prima del fallimento definitivo del team.
Kevin ha acquistato i residui dell’auto a un’asta fallimentare nel 2015. Della macchina originale era rimasto poco: ridotta a una vasca in carbonio, priva di muso, sospensioni e motore, rischiava di finire nel dimenticatoio, se non peggio.
“Mi è stato detto da un ex dipendente che la mia scocca era destinata al cassonetto dei rifiuti per ben due volte”
Ricostruire una Formula 1 moderna senza i disegni tecnici originali è un’impresa che rasenta la follia. Thomas ha dovuto setacciare il web per anni a caccia di pezzi originali sparsi per il mondo, imparando da solo a lavorare la fibra di carbonio e chiedendo aiuto a ex tecnici della Red Bull.
“È stato come un puzzle senza l’immagine sulla scatola, con i pezzi sparsi ovunque… e nessuno di quelli era in vendita”
Il restauro fai-da-te
Grazie alla collaborazione con Tom Sweet, un abile fabbro con un passato a Milton Keynes, sono stati ricostruiti a mano i bracci delle sospensioni e il telaio del motore. Se la sua precedente BAR Honda richiese quattro anni di lavoro, la Caterham si sta rivelando una sfida ancora più ardua, ma vederla prendere man mano forma ripaga con gli interessi il denaro e il tempo dedicati.
“Non sono ricco, non ho una Ferrari e ho un lavoro normale in un’azienda normale. Ho ricostruito questa macchina perché le devo la dignità che una vettura da Gran Premio merita”
Un pezzo di carbonio alla volta, Thomas ha un messaggio da veicolare: anche l’ultima della classe merita di tornare a splendere sotto la luce del sole, anziché marcire in un magazzino abbandonato.