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Listini spaventati da Trump, Milano perde il 2%. Lo spread vede 160 punti, poi scende

Nov 2, 2016

MILANO – Tornano, prepotenti, gli elementi di incertezza sull’esito del voto americano, nel giorno in cui la Federal Reserve dovrebbe lasciare il costo del denaro invariato rimandando a dicembre la stretta sui tassi. I listini europei sono in ribasso, dopo che le vendite si sono abbattute sui mercati asiatici. Milano segna un calo dell’1,05%, Parigi arretra dello 0,8%, Francoforte dell’1% e Londra dello 0,5%. Resta intanto alta la tensione sullo spread italiano, dopo che nelle ultime settimane il rendimento dei titoli di Stato tricolori si è portato ai massimi da un anno: per gli analisti, è l’antipasto del referendum costituzionale. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund si allarga a 160 punti, con i decennali del Tesoro che rendono l’1,72% sul mercato secondario. A Piazza Affari si guarda sempre a Mps, venduta nel giorno in cui si riunisce il cda per limare i dettagli del piano.

Il peso messicano, che è diventato l’indicatore inversamente proporzionale alla forza di Donald Trump in vista delle elezioni della prossima settimana, si è nettamente indebolito accusando il colpo dell’indagine Fbi che sta mettendo alle strette Hillary Clinton. Il paniere Msci Asia Pacific ha registrato la peggior performance da settembre, mentre lo S&P500 di Wall Street è scivolato ai minimi da luglio: sono le conseguenza del sondaggio ABC News/Washington Post di martedì, per il quale il candidato repubblicano supera la concorrente democratica con il 46 contro il 45% dei voti, mettendo la testa avanti per la prima volta da maggio.

Listini spaventati dal recupero di Trump. Lo spread a 160 punti

Il grafico di Bloomberg sovrappone la crescita dell’indice di volatilità dei mercati finanziari (bianco) con il calo del peso messicano degli ultimi giorni (blu): effetti della risalita di Trump nei sondaggi

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L’esito sui mercati è di creare grande incertezza: l’indice di BofA che traccia la volatilità di azioni, bond, valute e materie prime è salito per cinque giorni di fila, fino a lunedì, come non accadeva dalla vigilia del referendum su Brexit. Prosegue intanto il calo dei prezzi del petrolio, a causa del persistere dei timori per un eccesso dell’offerta dopo l’annuncio di un incremento delle riserve di oro nero usa. Il Wti, referente americano del petrolio, ha perso 36 centesimi toccando 46,30 dollari a barile. Il Brent, referente europeo dell’oro nero, ha perso 30 centesimi ed è sceso a 47,83 dollari al barile.

L’euro è in lieve rialzo sul dollaro: vale 1,1065 sul biglietto verde. Ieri, secondo le rilevazioni della Bce, veniva scambiata a 1,1025 sul dollaro. In attesa delle decisioni della Fed sui tassi di interesse (i future sui Fed Funds indicano meno del 20% di possibilità di una stretta oggi, si sale al 68% a dicembre), i mercati guardano soprattutto agli indici Pmi dei principali paesi dell’Eurozona. Delude il manifatturiero italiano: l’indicatore scende da 51 a 50,9 punti a ottobre, contro attese per un miglioramento a 51,2. Risale invece il dato francese, che passa da 49,7 a 51,8 punti: l’economia transalpina passa nella zona di espansione, cioè oltre la soglia di 50 punti. Forte il risultato tedesco, da 54,3 a 55 punti. Alla fne, il Pmi sul manifatturiero dell’Eurozona è aumentato nel complesso ad ottobre al valore più alto in 33 mesi a 53,5, in salita da 52,6 di settembre e dalla precedente stima flash di 53,3. Si tratta, precisa Markit, del maggior tasso di miglioramento delle condizioni operative da gennaio 2014. L’agenda macroeconomia segnala poi i dati del Mef sul fabbisogno di ottobre, mentre in Germania il tasso di disoccupazione scende a ottobre al 6%, minimo storico mai toccato dalla riunificazione. Il numero dei senza lavoro è sceso di 13.000 a 2,662 milioni secondo i dati dell’Agenzia federale del lavoro, contro le attese degli economisti per un calo più contenuto di 1.000 unità.

Chiusura in rosso alla Borsa di Tokyo: stamane l’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso l’1,76% a quota 17.134,68 punti. In Giappone, l’indice di fiducia dei consumatori è tornato a scendere a ottobre, dopo l’aumento del mese precedente a livelli che non si vedevano in tre anni. Il clima di fiducia del Sol Levante ha perso 0,7 punti scendendo a 42,3 punti dai 43 di settembre. L’indicatore era aumentato anche in luglio e agosto. Ha segnato un rosso anche la Borsa di Shanghai: -0,63%. Ieri sera Wall Street ha terminato in calo, lasciando sul terreno lo 0,58% a 18.037 punti. Il Nasdaq ha perso lo 0,69% a 5.153 punti.

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