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L’incontro Kim-Trump dissipa i timori dei mercati: listini Ue piatti

Mar 9, 2018

MILANO – Ore 9:30. La possibile distensione dei rapporti con la Corea del Nord, rappresentata dall’incontro accordato da Donald Trump a Kim Jong-un, porta una ventata di ottimismo sui mercati capace di dissipare le pesanti nubi di protezionismo che si diffondono dalla Casa Bianca. Ieri sera, infatti, il presidente Usa ha siglato il decreto con i dazi sulle importazioni di alluminio e acciaio, dando il via a una guerra commerciale con Europa e Stati Uniti. “Decisioni unilaterali sono pericolose“, aveva ammonito il governatore Bce, Mario Draghi, ma Trump è andato dritto per la sua strada dando un ultimatum di fatto ai suoi partner. Chiede in cambio più investimenti nella Nato e punta a trattative bilaterali con i singoli Paesi dell’Unione, cosa per altro impossibile per gli aderenti alla Ue.

Come detto, però, gli investitori sono passati in modalità di “propensione al rischio” quando è stata data notizia dell’accettazione dell’invito coreano da parte di Trump, che ha detto di voler fissare il vertice entro maggio. L’indice Msci Asia Pacific è schizzato al rialzo trainato dai listini sudcoreani (+1,1%), sebbene nel corso della seduta l’euforia si sia in parte calmierata. Lo yen, tradizionale bene rifugio che si rafforza quando ci sono elementi di tensione, ha perso terreno. I listini europei aprono gli scambi piatti: Milano segna una flessione dello 0,09% dopo i primi minuti, in linea con le altre Borse: Londra cede lo 0,12%, Francoforte lo 0,17% e Parigi lo 0,22%. Stamane la Borsa di Tokyo ha guadagnato lo 0,47%. Non sono arrivate novità dalla BoJ, che ha lasciato invariata la politica monetaria.

In bianco, la crescita dell'indice Msci Asia Pacific e in blu la caduta dello yen alla notizia dell'incontro Trump-Kim (grafico Bloomberg)

In bianco, la crescita dell’indice Msci Asia Pacific e in blu la caduta dello yen alla notizia dell’incontro Trump-Kim (grafico <em>Bloomberg</em>)

Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco inizia la giornata a quota 135,5 punti. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario si mantiene sotto il 2%, attestandosi ora a 1,983%, mentre il tasso del Bund di pari scadenza è allo 0,628 per cento. Euro stabile, all’avvio dei mercati, dopo la riunione del board Bce che ha lasciato invariati i tassi. L’euro è trattato a 1,2314 sul biglietto verde contro la chiusura di ieri a New York a quota 1,2313. Lo yen scambia a 131,3 rispetto all’euro.

Ricca l’agenda macroeconomica odierna. L’appuntamento principale è il rapporto sull’occupazione americana di febbraio: da lavoro e salari si attendono indicazioni per le scelte di politica monetaria della Fed. In Germania, la produzione industriale è calata dello 0,1% a gennaio (+5,5% annuo) facendo peggio delle attese. Sotto le aspettative anche il saldo della bilancia commerciale, positivo per 17,4 miliardi di euro (21,3 per i dati destagionalizzati) a gennaio e in calo rispetto ai 18,1 miliardi di dicembre. Sono scese dello 0,5% sia le esportazioni, che le importazioni. Anche in Francia la produzione è risultata negativa (-1%) a gennaio, così come in Spagna dove è scesa del 2,6%.

Ieri Wall Street ha chiuso debole, ma in recupero. Di tutta la vicenda dei dazi, gli investitori hanno focalizzato alcuni aspetti positivi: l’esclusione di Canada e Messico perché coinvolti nella ridefinizione del trattato Nafta e il fatto che entreranno in vigore tra due settimane. Si spera che scatti la “grande flessibilità e cooperazione” promessa dal leader Usa “a coloro che sono davvero nostri amici”, e che dunque potranno chiedere esenzioni. Il Dow Jones ha guadagnato alla fine lo 0,38%, lo S&P500 è salito dello 0,45% e il Nasdaq dello 0,42%.

Il petrolio è stabile in apertura di seduta. Il greggio Wti è trattato a 60,26 dollari al barile (60,12 la chiusura di ieri a New York). Il Brent a 63,81 dollari. Oro in calo in avvio di contrattazioni. Il metallo con consegna immediata arretra dello 0,2% a 1.318,75 dollari l’oncia.

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