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Le Borse scendono in fretta dai picchi, pesano i timori sulla riforma fiscale Usa

Nov 10, 2017

MILANO – Ore 9:45. I listini asiatici chiudono deboli dopo i rialzi della vigilia che li avevano portati ai massimi di sempre mentre quelli europei sono in timido rialzo. Londra aggiunge lo 0,1%, Francoforte aggiunge lo 0,2% e Parigi lo 0,1%. Debole Milano che cede lo 0,3%.

A Piazza Affari si segnala il tracollo di Leonardo, che ieri ha tagliato gli obiettivi sull’intero 2017 e oggi paga caro in Borsa. Da registrare poi i conti di Unipol, portati in rosso a 229 milioni dalle maxi-rettifiche sulla banca. UnipolSai resta stabile in profitto per 430 milioni nei nove mesi, a fronte di una raccolta in calo. Risultati anche per Ubi Banca, che segna un utile ricorrente di 167,3 milioni nei nove mesi. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile poco sopra i 140 punti base con il rendimento del decennale in crescita sopra l’1,8%. L’euro si stabilizza e apre sopra quota 1,16 dollari, dopo essersi rafforzato ieri. La divisa europea viene scambiata a 1,1636 sul biglietto verde, che risente delle incertezze sulla riforma fiscale Usa. Euro/yen a 132,07. Dollaro/yen a 113,50.

Per la prima volta in settimana l’indice Msci Asia Pacific termina debole, mentre gli investitori si interrogano sulla svolta annunciata da Pechino che ha tolto i limiti alla quota di possesso da parte degli investitori esteri in attività domestiche (banche incluse). Sull’umore dei mercati, in particolare americani, pesa anche il fatto che i tagli alle aliquote fiscali del piano di Trump potrebbero essere rimandati al 2019, secondo quanto sta emergendo in Senato. Si sta facendo largo lo scetticismo sulla reale efficacia della riforma che potrà uscire dal Congresso, così nelle sale operative cresce la volatilità e il dollaro si mantiene debole: per il biglietto verde si prospetta la prima settimana negativa su quattro. In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso per la terza sessione consecutiva: Toshiba ha perso il 5,11%, dopo le voci che si appresta a chiedere altri solidi al mercato. L’indice Nikkei ha ceduto lo 0,82% a 22.681 punti.

Come detto, la seduta di ieri a Wall Street è finita in calo ma sopra i minimi intraday registrati non appena erano emerse indiscrezioni, poi confermate, secondo cui i repubblicani al Senato propongono nella loro bozza di riforma fiscale di tagliare l’aliquota aziendale al 20% dal 35% a partire dal 2019; si tratta di un anno dopo quanto proposto dal Gop alla Camera e una prospettiva che non piace ai mercati. All’indomani di una giornata di record, il Dow Jones ha finito in ribasso per la prima volta dopo sette sedute di fila in rialzo. I cali subiti anche dagli altri indici sono stati i peggiori in termini percentuali dallo scorso ottobre. A livello settoriale, ne hanno risentito di più i titoli industriali (-1,28%), quelli delle materie prime (-0,87%) e quelli tecnologici (-0,85%). Apple ha perso quota (-0,20%) ma ha mantenuto la sua capitalizzazione sopra i 900 miliardi di dollari per la seconda volta di fila. Arrivato a cedere fino a 253 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 101,42, lo 0,43%. L’S&P 500 ha perso lo 0,38%, il Nasdaq ha segnato -0,58%.

Il prezzo del petrolio apre in calo in Asia per le prese di beneficio degli investitori. I future sul Light crude Wti cedono 9 cent a 57,08 dollari e quelli sul Brent perdono 13 cent a 63,80 dollari. Restano le tensioni in Medioriente, in particolare lo guerra a distanza tra Arabia Saudita e Iran, che coinvolge vaste aree della regione. L’oro è in calo sui mercati asiatici a 1.238,67 dollari registrando un calo dello 0,11%.

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