• 3 Luglio 2022 14:09

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Le associazioni dell’automotive: “Un errore puntare solo sull’elettrico”

Mag 22, 2022

AGI – Puntare solo sull’elettrico per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione della mobilità “è un errore”. In primis perché ci sono tecnologie, come l’idrogeno, che in un prossimo futuro potrebbero dare risultati straordinari; e poi perché già oggi c’è un problema di reperimento delle materie prime necessarie ai veicoli elettrici. Sono questi i temi di cui hanno parlato all’AGI i rappresentanti di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) e Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), a pochi giorni dalla chiusura di Transpotec Logitec in Fieramilano.

Secondo Fabrizia Vigo, responsabile Relazioni istituzionali di Anfia, “oggi abbiamo una  transizione molto spinta sull’elettrificazione  dei veicoli, ma il sistema delle infrastrutture elettriche, come le colonnine di ricarica, non è abbastanza sviluppato”. L’obiettivo della  decarbonizzazione “lo condividiamo, ma può essere raggiunto con diverse tecnologie”. Per questo “la filiera cerca di spingere su strade alternative per raggiungere gli obiettivi prefissati con la neutralità tecnologica“. Perché, spiega Vigo, “non possiamo puntare su un’unica tecnologia. Non è possibile avere camion elettrici per il lungo raggio, si deve poter contare sui bio-carburanti e a lungo andare sull’idrogeno”. 

Per accelerare verso una “transizione verde”, il presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, Paolo Starace, intervistato dall’AGI, chiede al governo di mettere in campo degli incentivi adeguati: “Abbiamo delle soluzioni green, ma c’è carenza di investimenti sulle infrastrutture e di incentivi seri per l’acquisto di veicoli meno inquinanti. Paesi come Germania e Olanda hanno contributi che coprono l’80% dei costi, in Italia siamo sotto il 10% e in più mancano infrastrutture come le colonnine di ricarica”. L’età media del parco circolante del trasporto merci “rimane molto alta, 14 anni. Siamo i penultimi in Europa, dopo la Grecia, con il 54% dei veicoli che sono da euro 0 a euro 4”. Un mercato, sottolinea Starace, “che stenta a decollare”. Già “la pandemia aveva causato notevoli difficoltà al settore, a eccezione di grande distribuzione e farmaceutica”. Poi “si è iniziato a riaprire, ma è arrivata la carenza di materie prime che ha determinato problemi di distribuzione dei veicoli ma anche di costi saliti alle stelle. Infine si è aggiunta la crisi geopolitica, aumentando la spinta inflattiva”. Una situazione, dunque, di forte difficoltà.

Per quanto riguarda la transizione energetica, Starace sottolinea che “tutti i costruttori già oggi dispongono di veicoli completamente elettrici per il trasporto merci. Ma in questo momento l’offerta è limitata ai veicoli idonei, come ad esempio quelli per la raccolta dei rifiuti o altri che non hanno bisogno di una eccessiva autonomia. Ci sono una serie di campi dove l’elettrico può trovare una buona applicazione. Tuttavia in questo momento la messa a terra è complicata, non tanto per l’autonomia, ma per la carenza di infrastrutture (assenza o limitazione delle colonnine di ricarica) e per i costi di un veicolo elettrico”. Ma non c’è solo l’elettrico: “Le prospettive future interessanti sono i bio-carburanti, assieme a soluzioni di carattere ibrido. Tra qualche anno, poi, i veicoli a idrogeno che a lungo termine sono la soluzione migliore. Nel medio-breve termine sicuramente l’elettrico farà la parte del leone”. 

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