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Luis Alberto: «È il miglior momento della mia carriera»

Nov 8, 2017

di Andrea De Pauli

mercoledì 8 novembre 2017 12:39

MADRID (SPAGNA) – Grazie a una partenza stagionale da urlo, che lo ha visto tra i grandi protagonisti nel successo sulla Juventus in Supercoppa italiana e nel miglior avvio della storia della Lazio in campionato, Luis Alberto si è strameritato la chiamata del ct iberico, Julen Lopetegui, che dopo averlo già diretto nelle Nazionali inferiori, ora intende testarlo nelle prossime amichevoli che la Spagna disputerà contro Costa Rica e Russia. Il fantasista biancoceleste, ha concesso un’ampia intervista a Marca, in cui ha spiegato nei dettagli il miglior momento della sua carriera. “La convocazione in Nazionale è la cosa migliore che, finora, mi è capitata da quando sono calciatore”, l’entusiastica ammissione dell’attaccante.

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LA PRIMA VOLTA – Luis Alberto, poi, ha spiegato le emozioni della prima chiamata. “Ero a casa con mia moglie e ci siamo messi ad ascoltare la lettura della lista dei convocati. Abbiamo sentito prima il nome di Alberto Moreno, che per me è come un fratello, e tre o quattro nomi dopo è spuntato il mio. L’euforia è stata massima, ci sono caduti i telefoni e ci siamo abbracciati. Ero davanti a un bivio: o mi avrebbero chiamato adesso o avrei dovuto rimandare le mie speranze a dopo il Mondiale. Ora voglio giocarmi le mie possibilità e convincere il Mister”.

LA METAMORFOSI – A quanto pare, lo staff tecnico della Selección ritiene Luis Alberto, in questo momento, il miglior giocatore con passaporto spagnolo che militi in Serie A. “Probabilmente solo l’anno scorso ero il peggiore!”, la schietta riflessione del diretto interessato. “Per fortuna le cose sono cambiate tantissimo nel frattempo, grazie a mia moglie e al mio mental coach Juan Campillo. Quest’ultimo mi ha insegnato a pensare come un vincente, a capire che non bastava giocare bene solo 20 minuti, ma che devo dare il massimo per tutti i 90. Ci vuole intensità costante”. Un cambio avvenuto in soli pochi mesi. “Non è stato facile. Ero molto negativo e dicevo che volevo lasciare il calcio, poi ho iniziato a parlare con il mental coach, ad allenarmi sempre alla massima intensità, anche se non giocavo, a ricordare i miei sogni di ragazzo e a rendermi conto che ce la potevo fare davvero. Mi sono reso conto che ho buttato via 3 o 4 anni ai massimi livelli”.

FORZA RAGAZZI – Un’esperienza che ora, Luis Alberto, vuol mettere al servizio dei ragazzi delle giovanili laziali. “Mi sento più maturo e mi piace parlare con i ragazzi della Lazio che giocano meno. Invito loro a guardare me o Milinkovic Savic, che prima non giocavamo tanto e ora siamo titolari fissi. Non bisogna arrendersi mai”. Si finisce, così, per parlare inevitabilmente di Roma, città a dir poco passionale. “Non mi aspettavo un simile trasporto. Fin dal giorno del mio arrivo tutti mi hanno iniziato a parlare dell’importanza del derby. Il campionato conta, ma il derby è tutto, mi ripetevano. E tra una decina di giorni ci aspetta la stracittadina! Non si parla d’altro”. C’è tempo anche per una riflessione sulla questione Anna Frank. “È stata una situazione complicata per la società e per noi. Ci hanno consigliato saggiamente di essere prudenti e di tenerci a margine di tutte le polemiche”.

LA VOCAZIONE – Si chiude con la domanda da un milione di dollari: meglio un gol o un assist? “Devo ammettere che preferisco dare l’ultimo passaggio che segnare”, l’ammissione di Luis Alberto. “Nella Lazio tutti mi massacrano per questo, anche il direttore sportivo Igli Tare. Mi dicono che devo provare di più la conclusione personale, però se sono in condizione di concludere o di mandare in rete un compagno, finisco sempre per optare per la seconda possibilità. Forse sono sciocco, ma mi piace liberare i compagni”. Se il destinatario del passaggio non trova il gol, però, sono guai seri. “Mi incavolo parecchio, è vero. Con Ciro Immobile, ad esempio, ho un ottimo rapporto e gli ripeto sempre: se te la passo io, segna!”.

@andydepauli

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