• 28 Aprile 2026 14:17

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Salone di Pechino, il motore termico torna protagonista: non c’è solo l’elettrico

Apr 28, 2026

L’industria automobilistica cinese accelera su più fronti, e il termico torna al centro della scena. Chi si aspettava un Salone di Pechino 2026 dominato esclusivamente dall’elettrico potrebbe rimanere sorpreso. Tra concept futuristici e batterie sempre più avanzate, c’è un altro protagonista che torna con decisione sotto i riflettori: il motore termico.

Passeggiando tra gli stand, il messaggio appare chiaro: la transizione energetica non sarà lineare né uniforme. Anche la Cina, oggi vero epicentro dell’innovazione automobilistica, sembra voler percorrere più strade contemporaneamente, senza rinunciare a nessuna tecnologia. Un approccio pragmatico, che punta a rispondere a mercati globali molto diversi tra loro, tra cui ovviamente l’Europa.

Motore al centro

Uno dei segnali più evidenti arriva proprio dagli spazi espositivi dedicati ai propulsori. Non semplici componenti nascosti sotto il cofano, ma veri protagonisti della scena. Tra le novità c’è il V6 biturbo sviluppato da Horse Powertrain, frutto di una collaborazione internazionale che punta a mantenere alta l’efficienza senza rinunciare alle prestazioni. Non è da meno il V8 ibrido presentato da Great Wall Motor, un progetto che unisce potenza e supporto elettrico, dimostrando come anche i motori di grossa cilindrata possano evolversi in chiave più sostenibile.

Parallelamente, marchi come Geely stanno spingendo con decisione sul full hybrid, con sistemi sempre più raffinati. Il dato che colpisce è quello dei consumi dichiarati: si parla di circa 2,2 litri per 100 km, numeri che fino a pochi anni fa sembravano fuori portata per un’auto di serie. Il risultato è un panorama tecnico estremamente variegato, dove il motore termico non viene abbandonato, ma ripensato e integrato in un sistema più complesso.

La questione batterie

Se da un lato il termico torna protagonista, dall’altro l’elettrico continua a evolversi rapidamente, soprattutto grazie al dominio asiatico nel settore delle batterie. Oggi i produttori cinesi controllano circa la metà del mercato globale, un vantaggio strategico che permette loro di dettare tempi e direzioni dello sviluppo tecnologico. Le promesse sono ambiziose: si parla sempre più spesso di batterie capaci di superare i 1000 km di autonomia con una singola ricarica.

Ma è nel breve termine che si vedono i progressi più concreti. Le nuove tecnologie stanno migliorando non solo le auto elettriche pure, ma anche le ibride plug-in e range extender. Un esempio è il Freevoy di CATL, che promette fino a 400 km in modalità elettrica, con l’obiettivo dichiarato di arrivare presto a quota 600 km. Numeri che cambiano le regole del gioco, avvicinando sempre di più le plug-in al mondo delle elettriche pure e rendendole una soluzione concreta per chi cerca versatilità a emissioni quasi zero.

Si punta alla sostanza

Forse il cambiamento più interessante, però, è meno visibile e riguarda la filosofia stessa dell’industria cinese. Dopo anni caratterizzati da una crescita rapidissima, spesso sostenuta da incentivi e da una forte spinta tecnologica orientata all’effetto wow, oggi i costruttori sembrano aver cambiato passo. L’obiettivo non è più solo stupire, ma convincere. Questo significa puntare su qualità costruttiva, affidabilità e contenuti tecnici solidi, andando a competere direttamente con i marchi occidentali nei segmenti dove questi hanno sempre dominato.

Il ritorno del motore termico, in questo senso, non è un passo indietro, ma una scelta strategica. In molti mercati, soprattutto emergenti, l’elettrico non è ancora una soluzione praticabile su larga scala. Offrire motori tradizionali evoluti, affiancati da tecnologie ibride, permette di coprire una platea molto più ampia.

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