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La Cina cresce, ma le Borse si indeboliscono. La BoJ rinvia gli obiettivi sull’inflazione

Nov 1, 2016

MILANO – La conferma del buon momento vissuto dal manifatturiero cinese puntella l’umore degli investitori, che registrano il rinvio degli obiettivi di raggiungimento della stabilità dei prezzi da parte della Banca centrale del Giappone, che – come da attese – ha confermato intanto la sua politica monetaria. L’indicatore Pmi sulla grande economia asiatica “indica che l’economia è tornata in territorio espansivo per il terzo mese consecutivo, sintomo di una ulteriore stabilizzazione della maggiore economia dell’Est”, ha spiegato Margaret Yang di CMC Markets all’agenzia Bloomberg: “Questo fatto migliora l’attitudine degli investitori sui mercati”. Il manifatturiero della Cina ha infatti confermato il forte rimbalzo di settembre, con il ritmo di crescita più veloce in oltre due anni. A ottobre, il Pmi Caixin manifatturiero è salito a 51,2 da 50,1 del mese precedente, registrando il livello più alto dal luglio 2014; quello non manifatturiero si è portato a quota 54 contro il 53,7 del mese precedente. Una lettura superiore a 50 punti indica un’espansione dell’attività manifatturiera, mentre un indice al di sotto di questa soglia il segnale di una contrazione del settore.

I listini europei trattano in recupero, in una giornata semi-festiva per Piazza Affari. Milano sale dello 0,45% con Mps in netto recupero nonstante Corrado Passera abbia abbandonato i progetti di rilancio della banca. In linea le altre Borse europee: Londra sale dello 0,4%, Parigi e Francoforte dello 0,5%.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile in area 150 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,67%. Sul fronte dei cambi, resta forte il dollaro verso il paniere della maggiori divise concorrenti: il Bloomberg Dollar Spot Index è ai massimi da marzo dopo che i dati di lunedì hanno confermato la crescita dei prezzi al consumo degli Usa ai massimi da tre mesi, rafforzando le chances di rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno. L’euro quota intorno a 1,09 dollari, contro lo yen il cambio è in area 115.

Le rilevazioni sul manifatturiero sono attese anche dagli Usa e dal Regno Unito. Nel frattempo, dal Giappone sono arrivate indicazioni contrastanti. Da una parte, infatti, ad ottobre si è visto un ulteriore miglioramento dell’attività di manifatturiera, con un aumento della produzione al tasso più alto da dieci mesi supportato da un ritorno della crescita dei nuovi ordini. L’indice Nikkei Pmi manifatturiero è salito a 51,4 punti, da 50,4 di settembre, attestandosi ai massimi da 9 mesi. I nuovi ordini sono cresciuti per al prima volta da gennaio sostenuti dalla domanda internazionale, l’occupazione ha registrato una accelerazione della crescita ai massimi da due anni e mezzo.

Ma tornando al Sol Levante, c’era grande attesa per le decisioni della Bank of Japan, che ha confermato lo status quo per quanto riguarda i tassi di interesse e la politica monetaria, rivisti significativamente a settembre. E’ però arrivata una sforbiciata alle stime sull’inflazione per l’anno fiscale 2017 e 2018, che significa ammettere che il governatore Haruhiko Kuroda non sarà in grado di raggiungere l’obiettivo di prezzi al +2% entro la fine del mandato, nel 2018. Al termine della riunione di due giorni iniziata ieri, le stime sull’inflazione per l’attuale anno fiscale che si conclude nel marzo 2017 sono scese all’1,5% dall’1,7%, mentre nel 2018 le prospettive sulle crescita dei prezzi sono ridotte all’1,7% dal’1,9%.

Dopo questa serie di dati, la Borsa di Tokyo ha chiuso con un leggero rialzo di 17,38 punti, uno 0,1%, collocandosi a 17.442,40 punti. La seduta di ieri a Wall Street è finita sotto la parità nonostante il fermento sulle operazioni straordinarie di fusione e acquisizione, mentre restano le incertezze legate alle elezioni in particolare dopo l’indagine da parte dell’Fbi su email che potrebbero essere rilevanti nell’ambito dell’inchiesta – chiusa lo scorso luglio senza incriminazione – sull’uso da parte di Hillary Clinton di un account di posta elettronica e di server privati quando era Segretario di Stato. L’S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,01%, chiudendo ottobre a -1,9%. Il Nasdaq ha limato lo 0,02%, per una performance mensile in calo del 2,3%.

Tra le materie prime, continua la debolezza del petrolio in scia allo scetticismo sull’accordo Opec per un taglio alla produzione, che fatica a concretizzarsi: il Wti si è stabilizzato in area 47 dollari al barile, il Brent è a quota 49 dollari. Chiusura positiva ieri sera per l’oro, che ha guadagnato mezzo punto percentuale: il lingotto quota 1.280 dollari l’oncia.

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