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La Bce non tocca i tassi. Draghi aspetta ad allungare il Quantitative easing

Set 8, 2016

MILANO – La Banca centrale europea ha deciso di non toccare i tassi d’interesse e di aspettare ad estendere il Quantitative easing, il piano d’acquisto di titoli da 80 miliardi al mese, il cui orizzonte resta per ora fissato al marzo 2017. Porte aperte, comunque, a una sua proroga nei mesi successivi, da annunciare probabilmente nella riunione di dicembre.

Come ampiamente anticipato dal mercato, il costo del denaro nell’Eurozona resta fissato al livello in vigore dal 16 marzo scorso, con un tasso di rifinanziamento principale a zero. Rimane invece in negativo (-0,4%) il tasso sui depositi. Quest’ultimo regola il rendimento che le banche nomalmente percepiscono sui loro depositi di breve durata (un giorno lavorativo) presso la Banca centrale. Dal giugno 2014 questo tasso è in negativo, e quindi le banche pagano per lasciare la loro liquidità parcheggiata presso l’Eurotower.

#draghi tassi rimarranno bassi per un prolungato periodo di tempo, anche oltre mar 2016, Qe confermato sino ad allora ma oltre se necessario

— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) 8 settembre 2016

Non era sul fronte del costo del denaro che gli operatori si aspettavano novità. Gli osservatori pensavano che potesse arrivare l’estensione temporale del Qe, di almeno sei mesi oltre la scadenza del marzo 2017, oppure una revisione dei suoi meccanismi in modo da garantire maggiore flessibilità agli acquisti effettuati dalle Banche nazionali sotto il coordinamento della Bce stessa. Nella comunicazione sui tassi, però, la Bce ha reiterato la sua posizione mettendo in chiaro che per le “misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma l’intenzione di condurre gli acquisti mensili di attività per 80 miliardi di euro sino alla fine di marzo 2017, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione” vicino al 2%. Negli ultimi tempi, d’altra parte, si era fatta strada l’ipotesi che la Bce potesse esser attendista sulle variazioni di programma, anche perché l’economia – pur molto debole – non ha dato segni di chiari shock dopo il referendum della Brexit. Il mantenimento dello status quo ha avuto l’effetto di rafforzare l’euro sui mercati.

Durante la conferenza stampa di rito, il presidente Mario Draghi ha spiegato che intanto il Direttorio ha dato mandato alle strutture competenti di valutare quali siano le opzioni da prendere in considerazione per una corretta attuazione del programma di acquisto titoli, specificando altresì in risposta alle domande dei giornalisti che l’argomento non è stato ancora discusso. Claudia Segre, presidente di Global Thinking Foundation, annota che “forse le difficoltà dei tedeschi sia politiche che economiche hanno pesato sull’opportunità di una dichiarazione” chiara sul prosiego del Qe. Per Vincenzo Longo di Ig, “la Bce ha voluto mandare un messaggio al mercato: non date per scontato nulla e per ora si va avanti sino a marzo”.

Le porte a un supplemento di Qe, da annunciare nelle riunioni di fine 2016, restano comunque aperte. Anche ad alcune modifiche tecniche: si parla della possibile rimozione della soglia al rendimento dei titoli acquistabili, che ora è pari al -0,4% del tasso sui depositi, o di elevare dal 33 al 55% la porzione di una emissione acquistabile dalla Bce. Qualcuno apre anche alla revisione della distribuzione degli acquisti non in base alle quote di capitale che i singoli Paesi detengono in Francoforte, ma in base al debito in circolazione: è un’opzione che però trova troppe resistenze, sostengono altri, per esser praticabile.

#draghi pil eurozona rivisti in peggio 1,7% in 2016, 1,6% in 2017 e 1,6% in 2018 #bce

— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) 8 settembre 2016

Il Direttorio della Bce ha ricevuto le nuove stime dello staff di economisti di Francoforte, che rivedono “leggermente al ribasso” – come ha specificato lo stesso Draghi – le precedenti stime. La ripresa dell’economia europea proseguirà “a un ritmo moderato ma stabile” e “l’inflazione risalirà gradualmente nei prossimi mesi”, ha spiegato il governatore rimarcando che le misure adottate dalla Bce hanno avuto un impatto positivo sulle condizioni del credito. Per quanto riguarda le stime di inflazione, c’è stata una piccola limatura all’1,2% per il 2017, mentre sono rimasti invariati il 2016 e 2018. Per le stime sul Pil, la Bce stima un +1,7% nel 2016, e un +1,6% nel 2017 e nel 2018: gli economisti hanno alzato di 0,1 punti la previsione per quest’anno, limando della stessa quantità la previsione per il prossimo.

Un accento pronunciato è stato posto dal governatore sulla richiesta alla politica di fare di più per supportare la crescita: Draghi ha citato l’estensione del piano Juncker e le misure per risolvere il problema delle sofferenze bancarie come centrali, ma invitato i Paesi a fare più riforme sia a livello locale che a livello europeo.

#draghi paesi che hanno spazio per fare manovre fiscali lo sfruttino; la germania ce l’ha #bce

— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) 8 settembre 2016



#draghi tutti i paesi devono fare riforme strutturali: investimenti in infrastrutture importanti #bce

— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) 8 settembre 2016

#draghi governi devono contribuire molto più decisamente a ripresa #bce

— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) 8 settembre 2016

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