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Il boom dello smartphone e di WhatsApp. Censis: tre italiani su quattro viaggiano su internet – La Repubblica

Set 28, 2016

ROMA – Il 13° Rapporto del Censis sulla comunicazione, “I media tra élite e popolo”, certifica l’universalità intramontabile della televisione e il trionfo dell’oggetto smartphone e delle piattaforme della comunicazione “social” Facebook e WhatsApp, che oggi sono sotto la stessa azienda guidata da Mark Zuckerberg.

In dieci anni di osservazione del sistema dell’informazione italiana, e soprattutto dei suoi utenti sempre più clienti, il Censis ha certificato la caduta continua della stampa come punto di riferimento: resta il media da cui informarsi per il 40,5 per cento degli italiani (il 29,7 per cento tra gli under 30), ma ha perso l’1,4 per cento dei lettori nell’ultimo anno, il 26,5 per cento nel periodo 2007-2016. L’assioma vale per i giornali a pagamento e per la free-press. In contraltare, cresce l’utenza dei quotidiani online (+1,9 per cento nell’ultimo anno) e degli altri siti web di informazione (+1,3 per cento).

La rivoluzione (“copernicana”) del digitale ha ridato forza alla televisione come “schermo” togliendo, però, alla stessa la sua identità di “emittenza” e di “canale”. “La tv continua ad avere un pubblico sostanzialmente coincidente con la totalità della popolazione”, si legge nel Rapporto: la vede il 97,5 per cento degli italiani. I suoi telespettatori complessivi aumentano ancora (+0,8 per cento in un anno), in particolare quelli della tv digitale terrestre (+1,5 per cento) e satellitare (+1 per cento), ma soprattutto cresce la tv via internet (14,4 per cento tra il 2007 e il 2016). Si nota come digitale e satellitare tornino a crescere dopo un 2015 di stagnazione.

Ancora nel 2011 i telegiornali rappresentavano un punto di riferimento fondamentale per l’acquisizione delle informazioni per l’80,9 per cento degli italiani. Nel 2016 il dato è sceso al 63 per cento mentre il 35,5 per cento usa regolarmente Facebook come fonte delle news. Tra i giovani, Fb è la prima fonte con il 58,5 per cento, Google è al 24,8 per cento, YouTube al 23,1.

Tengono gli ascolti della radio, l’utenza complessiva è pari all’83,9 per cento degli italiani. Aumentano i radioascoltatori che utilizzano gli apparecchi tradizionali (+4,8 per cento nell’ultima stagione): in dieci anni chi ascolta la radio da smartphone è cresciuto del 13,7 per cento e chi la ascolta attraverso un computer del 6,9 per cento.

Lo strapotere del cellulare intelligente

Se si registrano piccole oscillazioni al rialzo per la diffusione di e-reader (+0,7%) e tablet (+1,7%), e diminuiscono gli utenti dei telefoni cellulari in grado solo di telefonare e inviare sms (-5,1%), continua la crescita impetuosa degli utilizzatori di smartphone: +12 per cento in un anno. E’ una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo. Oggi il telefono intelligente è nelle mani del 64,8 per cento degli italiani e dell’89,4 per cento dei giovani tra i 14 e i 29 anni.

La penetrazione di internet, d’altro canto, aumenta di 2,8 punti percentuali nell’ultimo anno e l’utenza della rete tocca un nuovo record, attestandosi al 73,7 per cento degli italiani raggiunti (e al 95,9 per cento, cioè praticamente la totalità, dei giovani under 30). La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a 28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà (45,3 per cento) a quasi tre quarti degli italiani.



In un decennio di profonda recessione economica (-5,7 per cento i consumi generali), gli acquisti tecnologici sono cresciuti: +191,6 per cento per un valore di 5,9 miliardi di euro in questo ultimo anno. Tutto questo è accaduto mentre la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7 per cento.

La frattura generazionale e il motore delle donne

Se tra i giovani under 30 la quota di utenti della rete arriva al 95,9 per cento, è ferma al 31,3 per cento tra gli over 65 anni. L’89,4 per cento dei giovani usa telefoni smartphone mentre lo fa solo il 16,2 per cento di chi è nella Terza età. Analfabetismo funzionale, scrive il Censis. Solo il 16,3 per cento degli anziani è iscritto a Facebook, l’11,2 per cento usa Twitter. E sono le donne le nuove protagoniste di questa fase di diffusione profonda di internet. Se le rilevazioni precedenti mostravano una loro predilezione per la televisione e i libri, accompagnata da una certa diffidenza per le nuove tecnologie, nel 2016 si è realizzata la rottura: c’è predominio femminile, oggi, nel campo dei telefoni cellulari (l’87,9 per cento lo possiede) e nell’uso di internet si è registrato il sorpasso delle donne sugli uomini: il 74,1 per cento (le donne erano il 43,2 per cento nel 2011) contro il 73,2 per cento.

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Facebook domina, il boom di Whatsapp

I social network sono la prepotente novità degli ultimi anni: già nel 2013 quasi la metà della popolazione aveva dimestichezza con un social, nel 2016 si è arrivati a due italiani su tre. Facebook è il social largamente più utilizzato e raggiunge l’89,4 per cento di utenti tra i giovani under 30. Molto alta l’utenza Fb tra le persone diplomate e laureate. L’unico social network che può reggere il confronto è YouTube, passato dal 38,7 per cento di utenza nel 2013 al 46,8 per cento nel 2016. Instagram dal 4,3 per cento del 2013 è arrivato quest’anno al 16,8. WhatsApp a partire dal 2014, dopo l’acquisizione da parte di Facebook, ha conosciuto un boom: nel 2016 è stato usato dal 61,3 per cento degli italiani (l’89,4 dei giovani, l’82,5 di diplomati e laureati).

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Diminuisce il “digital divide”, aumenta il “press divide”

Due italiani su tre hanno un contatto abituale, praticamente quotidiano, con le tecnologie digitali, ma questo risultato è stato ottenuto a discapito dell’assiduità con i mezzi a stampa. E se chi guarda solo la tv è costante nel tempo (passando dal 28,2 per cento nel 2006 al 23,2 per cento del 2016), gli italiani che si accostano abitualmente a tutti i media hanno fatto segnare un importante passo in avanti tra il 2006 e il 2009 (dal 23,3 per cento al 35,8 per cento) per poi fermarsi a quel livello e scendere nel 2016 (35,2 per cento). Il “press divide” si amplia (il Censis ritiene che l’informazione via stampa resti la più completa e autorevole): se nel 2006 era solo il cinque per cento della popolazione a informarsi su internet senza guardare i giornali, oggi è il 31,4 per cento.

Sempre connessi, autonomi ed ego-centrati

Lo scorso anno era solo il 6,5 per cento degli italiani internauti a dichiarare di essere sempre connesso alla rete, quest’anno la cifra è raddoppiata, attestandosi al 12,9 per cento. I giovani sempre connessi sono quasi triplicati, passando dal 6,3 per cento al 17 per cento.

Nell’epoca della “disintermediazione digitale”, applicazioni e startup stanno rimodellando abitudini e comportamenti quotidiani. Non solo perché ormai il 40,6 per cento degli internauti italiani controlla i movimenti del conto corrente bancario via internet (il 3,8 per cento in più in un anno), ma anche perché il 36 per cento si dedica senza interposta persona all’e-commerce (+5,3 per cento), il 14,9 per cento sbriga online le pratiche burocratiche con gli uffici pubblici, il 14,8 per cento organizza i viaggi sul web e l’8,3 per cento prenota le visite mediche via internet.

Grazie alle app informatiche si stanno diffondendo – benché i numeri ad oggi siano ancora piccoli – molteplici pratiche nuove: conoscere il tempo di attesa di un mezzo, seguire la cura personale, organizzare una dieta e un percorso di fitness. Sostiene il Censis: “Usare internet per informarsi, prenotare viaggi e vacanze, acquistare beni e servizi, guardare film o seguire partite di calcio, entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche o svolgere operazioni bancarie, ha significato spendere meno soldi e sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa”. E, a cascata: Grazie alla diffusione delle tecnologie digitali si è compiuta una rivoluzione copernicana che ha portato l’io-utente al centro del sistema con un enorme accrescimento delle sue facoltà e un innalzamento notevole del grado di soddisfazione dei suoi bisogni e desideri raggiunto attraverso internet e i dispositivi digitali”. Grazie alle tecnologie, il singolo non è più semplicemente uno spettatore inattivo, ma diventa un potenziale produttore di contenuti attraverso media diversi e integrati tra loro: è la produzione di massa individualizzata. Si arriva, si legge nel Rapporto, alla “fenomenologia del selfie nella società del casting personale di massa”: l’individuo si specchia narcisisticamente nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore): “I media sono io”.

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La ribellione verso le élite e il populismo

In consistenti porzioni della società “si sta radicando un nuovo mito fondativo della cultura web”: la convinzione che il “lifelogging”, i dispositivi di “self-tracking” e i servizi di “social networking” e diffusi in modo capillare in tutto il mondo, capaci di registrare in tempo reale, immagazzinare e condividere dati su tutto quello che facciamo, “potranno fornire ai bisogni delle comunità risposte più efficaci, veloci ed economiche di quanto finora sia stato fatto”. Questo servirà, tra l’altro, a raggiungere “la piena trasparenza nelle decisioni pubbliche dando soddisfazione ai movimenti antipartitici, sostenitori della democrazia diretta favorita dalle reti aperte, per sbarazzarsi infine dei politici presuntamene corrotti e incapaci”. Servirà anche “a consentire un uso finalmente intelligente degli spazi urbani e un accesso a transazioni finanziarie per mezzo di circuiti alternativi alle screditate banche tradizionali (da PayPal ai Bitcoin)”.

In conclusione, “gli strumenti della disintermediazione digitale si stanno infilando come cunei nel solco di divaricazione scavato tra élite e popolo, prestandosi all’opera di decostruzione delle diverse forme di autorità costituite, fino a sfociare nelle mutevoli forme del populismo, antisistema e radicale, che si stanno diffondendo rapidamente in Europa e in Occidente. Si tratta di una sfiducia nelle classi dirigenti al potere e di un rigetto di istituzioni di lunga durata”.

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