È un giorno triste per il Milan e tutti i tifosi del calcio italiano. Se ne va, all’età di 66 anni, Franco Baresi, storico capitano rossonero nonché pilastro della Nazionale, con la quale conquistò anche un secondo posto ai Mondiali 1994, persi contro il Brasile ai rigori. Tra gli aneddoti delle ultime ore emergono alcuni dettagli sulla prima automobile, una Volkswagen Golf, acquistata a 19 anni. Fresco del suo primo scudetto, il decimo nella storia del club, Baresi aveva già saputo ritagliarsi un posto accanto a Gianni Rivera e Albertino Bigon.
Il premio di una stagione
A ricostruire i fatti fu lo stesso Baresi. All’epoca percepiva uno stipendio annuo di 12 milioni di lire e il contratto non prevedeva i 50 milioni di premio per lo scudetto. Appena lo venne a sapere, Rivera volle parlarne con Felice Colombo e ottenne che il presidente versasse la cifra anche al giovane compagno. Il prezzo era di 9 milioni, quasi un anno di stipendio, ma i 50 milioni ricevuti per lo scudetto cambiarono parecchio i conti.
Aveva preso la patente da poco e la Golf gli regalò maggiore libertà. Non è dato sapere quale propulsore avesse, ma senz’altro era una prima generazione, disegnata da Giorgetto Giugiaro e lanciata nel 1974 al posto del Maggiolino. Rispetto al modello uscente aveva pochi punti in comune, sia nelle forme – ora squadrate – sia nella meccanica, con il motore montato davanti e la trazione anteriore. Abbassavi lo schienale e il portellone dava accesso a un vano ampliabile.
In concessionaria Baresi potrebbe aver avuto qualche esitazione sul motore. Perché, nel frattempo, Wolfsburg aveva allargato la gamma quanto basta, affiancando al motore 1.1 benzina da 50 CV un equivalente diesel e persino una variante sportiva, una GTI da 110 CV ricavati dal suo 1.6 sotto il cofano. Con la stessa discrezione delle interviste post-partita, il milanista aveva preferito non rivelare il propulsore né quanto avesse tenuto la Golf in garage.
Al momento dell’acquisto il successo del modello aveva portato la Casa tedesca a festeggiare il traguardo dei tre milioni di unità prodotte nel 1979, quando nel listino entrava a far parte la versione Cabriolet e i paraurti in plastica prendevano il posto di quelli metallici.
La caduta e la risalita
L’euforia, però, ebbe durata breve. Di lì a poco il club rossonero sarebbe sprofondato in Serie B due volte, la prima per lo scandalo calcioscommesse, la seconda sul campo. Il Kaiser non avrebbe faticato a trovare posto altrove. Da Milano, invece, non si mosse e nel 1982, a 22 anni, divenne capitano.
Sotto la presidenza Berlusconi, fu uno degli artefici del Milan dei record, un’orchestra invincibile in Italia e soprattutto in Europa, dove impartì lezioni di stile a tutte le altre grandi del Vecchio Continente. Le Coppe dei Campioni messe in bacheca, agli ordini di Sacchi prima e Capello poi, certificarono la superiorità e, se Pasadena fosse stata amica, sarebbe pure arrivato il secondo trionfo mondiale, appena venticinque giorni dopo l’operazione al menisco. Venti stagioni dopo l’esordio, nel 1997 Baresi disse stop. Aveva 37 anni e il numero 6 sulle spalle, quello che il Milan non avrebbe consegnato a nessuno dopo di lui.