Il giovedì di Baku mette a nudo i limiti strutturali della Ferrari SF-26, intrappolata in una finestra di setup troppo stretta. Nonostante un buon equilibrio bilanciato, la Rossa sconta un deficit cronico sulla power unit: un deployment che genera super clipping e limita la trazione nei mini-allunghi. Costretta a sacrificare l’accelerazione per tutelare le velocità di punta, la scuderia affronta in Azerbaijan un complicato esercizio di sopravvivenza tecnica.
Ferrari studia una SF-26 che paga i soliti deficit
Le prime prove libere del Gran Premio dell’Azerbaijan si aprono all’insegna di un metodico lavoro di calibrazione per la Ferrari. La SF-26 aggredisce l’asfalto ancora insidioso, optando inizialmente per le coperture Hard. Una scelta conservativa, mirata a sgrezzare l’assetto di base. Tuttavia, il tracciato cittadino non facilita l’entrata in temperatura dell’asse anteriore.
L’attenzione degli ingegneri si concentra di immediato su handling e frenata, elementi vitali tra le strette mura azere. Lo fa con un lavoro mirato sul differenziale per sistemare la rotazione e la trazione in uscita da punti chiave come le curve 1, 7 e la 15. Le comunicazioni radio confermano una base di partenza solida, pur lasciando l’obiettivo: ampliare una finestra di setup ancora troppo stretta.
Il passaggio alle mescole Medium offre una misurazione più chiara dei veri valori in campo, specie nel confronto diretto con la Mercedes. Ed è proprio qui che emergono i soliti limiti della power unit italiana. La W17 fa valere un deployment eccellente, infliggendo alla Rossa distacchi velocistici che sfiorano i 10 km/h nei tratti di puro scorrimento, come tra la curva 5 e la 6.
Se la SF-26 si difende nei settori più lenti, soffre pesantemente negli allungo più brevi. Verso curva 15, la telemetria evidenzia una percentuale marcata di super clipping: la Ferrari esaurisce in anticipo l’energia ibrida, incassando una perdita prestazionale netta. A complicare il quadro il sovrasterzo. Non mancano i segnali incoraggianti ma basteranno, probabilmente no.
Nei nei run a serbatoio pieno, la vettura ha mostrato una costanza di rendimento degna di nota. Il potenziale della monoposto c’è sempre, ma capitalizzarlo su un circuito atipico come quello di Baku richiederà un enorme lavoro di estrazione. La palla passa ora all’analisi dei dati: servirà un fine tuning maniacale per correggere le sbavature e preparare una qualifica all’attacco.
GP Baku, FP2: Ferrari capisce i propri limiti sulla power unit
Le seconde prove libere del Gran Premio di Baku restituiscono l’immagine di una Ferrari in difficoltà a livello cronometrico. Nonostante la tempestività con cui le SF-26 sono scese in pista con le Medium, l’aumento dei regimi motore ha messo a nudo una realtà scomoda: a livello di power unit, il distacco dalla concorrenza è evidente e non può essere mascherato da semplici ritocchi meccanici.
Le fasi di carica e scarica della batteria mostrano un deployment rivisto rispetto al mattino, ma la sua efficacia non appare sufficiente a colmare il gap velocistico strutturale che affligge la vettura. Il passaggio alle Soft offre spunti interessanti ma contraddittori. Da un lato l’extra grip ha sensibilmente migliorato il bilanciamento generale della monoposto. Tutto vero
Dall’altro però, ha evidenziato l’esigenza cruciale di scaldare a dovere l’asse anteriore nel giro di lancio, per contrastare il rapido raffreddamento innescato dai lunghissimi rettilinei azeri. Il sovrasterzo, per quanto più gestibile rispetto alla prima sessione, continua a castrare la trazione, presentando il conto soprattutto nel terzo settore, tra le insidiose curve 14 e 15.
I riscontri cronometrici certificano il vero male oscuro della Rossa in questa seconda metà di stagione: la SF-26 è una vettura formalmente bilanciata, ma dotata di una finestra di setup asfissiante se paragonata ai diretti avversari. Tutta colpa della power unit, nemmeno gli update hanno risolto le cose. Nel disperato tentativo di costruire il tempo sul giro e ottimizzare le velocità di percorrenza, la scuderia non riesce a compensare i decimi lasciati per strada nei tratti di accelerazione più brevi.
Il team è costretto a tutelare le velocità di punta sui lunghi rettilinei, lasciando però la vettura scoperta nei mini-allunghi, dove soccombe inevitabilmente alla trazione avversaria. Senza una tipologia di curva in cui poter imporre una solida e indiscussa superiorità, la ricerca della prestazione ideale si trasforma in un complicato, e forse irrisolvibile, esercizio di sopravvivenza tecnica.
GP Baku, classifica finale Fp2:
POS
N°
PILOTA
TEAM
TEMPO / GAP
GIRI
1
63
George Russell
Mercedes
1:43.347
24
2
12
Kimi Antonelli
Mercedes
+0.552s
16
3
3
Max Verstappen
Red Bull Racing
+0.827s
23
4
16
Charles Leclerc
Ferrari
+1.126s
24
5
44
Lewis Hamilton
Ferrari
+1.318s
23
6
1
Lando Norris
McLaren
+1.484s
22
7
10
Pierre Gasly
Alpine
+1.496s
23
8
81
Oscar Piastri
McLaren
+1.510s
22
9
6
Isack Hadjar
Red Bull Racing
+1.521s
21
10
31
Esteban Ocon
Haas F1 Team
+1.943s
25
11
43
Franco Colapinto
Alpine
+2.132s
23
12
30
Liam Lawson
Racing Bulls
+2.334s
25
13
11
Sergio Perez
Cadillac
+2.413s
23
14
5
Gabriel Bortoleto
Audi
+2.447s
24
15
27
Nico Hulkenberg
Audi
+2.507s
20
16
23
Alexander Albon
Williams
+2.776s
24
17
55
Carlos Sainz
Williams
+2.874s
22
18
41
Arvid Lindblad
Racing Bulls
+3.044s
4
19
77
Valtteri Bottas
Cadillac
+3.390s
26
20
87
Oliver Bearman
Haas F1 Team
+3.454s
10
21
18
Lance Stroll
Aston Martin
+4.056s
24
22
14
Fernando Alonso
Aston Martin
+4.542s
9