• 20 Marzo 2026 10:30

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Ford Capri, storia della baby Mustang che ha conquistato l’Europa

Mar 20, 2026

Viene definita da alcuni la Mustang europea e la ragione è ben chiara: stesso designer, stessa filosofia e stesso incredibile successo. Nella sua storia la Ford Capri ha scritto una pagina fondamentale del successo dell’Ovale Blu nel vecchio continente. Dalle iconiche versioni 2600 RS con cofano nero opaco alle ultime serie limitate, in tre generazioni e 17 anni di carriera la coupé ha prodotto quasi due milioni di esemplari, per un modello che ha conquistato il mercato anche durante un periodo difficile per l’automobile.

La Mustang europea

È il 1969 quando la Ford Capri si presenta sul mercato. Forme familiari al mondo oltreoceano richiamano la Mustang, ma rivista per venire incontro alle esigenze dell’Europa. La prima generazione viene presentata al Salone di Bruxelles a gennaio, pronta per entrare sul mercato appena un mese dopo. Il successo è subito garantito: le linee disegnate da Philip T. Clark – creatore anche dell’iconica muscle car – fanno centro anche questa volta e portano nel vecchio continente l’ideale di libertà simbolo dell’America.

Rispetto alla Mustang, la Capri è più compatta, più leggera e soprattutto più accessibile. Ford la presenta con uno slogan destinato a restare nella storia: “The car you always promised yourself” (l’auto che ti sei sempre promesso). Ed è proprio questa promessa a conquistare il pubblico europeo. In appena due anni vengono vendute oltre 400.000 unità, un risultato straordinario per una coupé in un mercato tradizionalmente più conservatore.

Un’ampia scelta di motori

Uno dei segreti del successo della Capri è la sua capacità di accostare un design distintivo a una gamma di motori versatile. Sono tante le scelte disponibili al lancio, tra motori V4, pensati per contenere costi e consumi, fino ai sei cilindri più performanti.

Le potenze partono da circa 50 cavalli per arrivare a oltre 100, permettendo alla Capri di essere sia una vettura quotidiana sia una coupé capace di regalare emozioni di guida. È proprio questa doppia anima a renderla vincente. Non costringe a scegliere tra praticità e piacere: riesce a offrire entrambe le cose nello stesso pacchetto.

L’icona 2600 RS segna l’arrivo nel motorsport

Se il pubblico si innamora subito della Capri per la sua versatilità, è nelle competizioni che il modello costruisce la sua leggenda. Nel 1970 arriva la versione destinata a cambiare tutto: la 2600 RS. Il modello sportivo si riconosce subito grazie al cofano nero opaco e gli appariscenti doppi fari, ma la vera trasformazione è sotto la carrozzeria. Omologata in 1.000 esemplari, la configurazione destinata a competere nel motorsport, porta con sé una cura dimagrante fatta di cerchi al magnesio, pannelli in plastica e vetri in plexiglas.

Così il 1970 segna anche l’ingresso nelle corse, e già un anno dopo il successo è totale: Dieter Glemser vince il titolo nel Campionato Europeo Turismo, mentre Jochen Mass porta a casa ben otto vittorie in otto gare nel Campionato Tedesco Circuiti. Nel 1972 la consacrazione grazie ai primi due posti del podio nella categoria della 24 Ore di Le Mans e una tripla vittoria nella 24 Ore di Spa-Francorchamps.

Ufficio Stampa FordLa seconda generazione di Ford Capri con i suoi iconici fari rettangolari

La seconda generazione per rispondere alla crisi

Questi successi portano in alto il nome della coupé Ford, con conseguente aumento delle vendite, almeno fino al 1973, anno della prima crisi energetica. Periodo storico che inevitabilmente influisce sul mercato e che spinge i vertici Ford a rinnovare il proprio modello di successo.

Nel 1974 arriva la seconda generazione, nella quale si aggiungono dettagli sportivi che giocano sui recenti successi nel motorsport, grandi fari rettangolari e il portellone posteriore. Le motorizzazioni restano simili, ma vengono riviste per adattarsi alle nuove esigenze. È una fase di transizione, in cui la Capri deve dimostrare di saper evolvere senza perdere il proprio carattere. E ci riesce, continuando a mantenere un buon livello di vendite nonostante il contesto difficile.

Arriva la Capri S

Nel 1976 la coupé evolve ulteriormente con l’arrivo della versione S. Il primo vero modello a raccogliere l’eredità sportiva della 2600 GT. Il motore V6 da tre litri offre prestazioni brillanti, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 8,9 secondi e una velocità massima che sfiora i 200 km/h. Ma non è solo una questione di numeri. La Capri S introduce anche interni più curati e un equipaggiamento più ricco, dimostrando che una coupé può essere sportiva senza rinunciare al comfort. È un equilibrio che anticipa quello che diventerà uno standard negli anni successivi.

La maturità della terza generazione

Nel 1978 debutta la terza generazione della coupé, l’ultima della sua lunga carriera. Il design viene aggiornato con un frontale più sottile e maturo, mentre tornano i fari circolari che richiamano le origini del modello. Le modifiche più importanti, però, sono tecniche. L’aerodinamica viene migliorata, la sicurezza aumenta e il comportamento su strada diventa più preciso grazie a interventi su telaio e sospensioni.

Parallelamente, la Capri continua a brillare nelle competizioni con versioni sempre più estreme. Le varianti turbo raggiungono potenze impressionanti, trasformando la coupé europea in una vera macchina da corsa. Tra i protagonisti di questa fase c’è Klaus Ludwig, capace di ottenere risultati straordinari alla guida delle versioni più performanti.

Ufficio Stampa FordFord Capri Turbo, la più estrema del 1981

Ford Capri 2.8 Injection

Negli ultimi anni di produzione, Ford decide di chiudere il cerchio con una versione particolarmente evoluta: la 2.8 Injection. Dotata di un V6 a iniezione da 160 cavalli, rappresenta l’apice sportivo della coupé a listino con numeri che segnano una velocità massima di 210 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in poco più di otto secondi.

Mentre scompare dalle piste, nello stesso anno arriva la versione Ford Capri Turbo limitata a 200 esemplari, che si basa sul 2,8 litri della Injection potenziato fino a 188 CV grazie alla presenza di un turbocompressore KKK.

Un’eredità lunga quasi due milioni di esemplari

Quando nel 1984 la Ford Capri esce di produzione, lascia dietro di sé un’eredità importante. Quasi due milioni di esemplari venduti raccontano una storia di successo rara, soprattutto per una coupé. La Capri è riuscita a portare il piacere di guida e l’estetica sportiva a un pubblico ampio, rompendo schemi e convenzioni. Ha rappresentato un ponte tra due mondi, quello americano e quello europeo, riuscendo a fondere il meglio di entrambi. Curioso il fatto che il progetto in realtà doveva nascere con il nome Colt (puledro), che ben avrebbe reso l’idea del suo legame con la Mustang, ma Mitsubishi è uscita prima sul mercato con la propria compatta. 

Ancora oggi è ricordata con affetto, sia dagli appassionati sia da chi l’ha vissuta come auto di tutti i giorni. Le versioni più sportive sono diventate oggetti da collezione con prezzi da capogiro, mentre le altre continuano a raccontare una quotidianità fatta di passione e libertà.

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