C’è una frase, pronunciata da Fred Vasseur dopo il GP di Miami, che racconta molto più del risultato finale della Ferrari: “Sappiamo su cosa dobbiamo migliorare“. Una dichiarazione apparentemente normale, quasi rituale nel linguaggio della F1 moderna, ma che in realtà apre un tema molto più ampio.
La Ferrari oggi è davvero limitata soltanto dalla potenza del motore oppure il problema è più complesso? La domanda accompagna la Scuderia verso Montreal, prossima tappa del Mondiale il 24 maggio, su una pista dove storicamente contano trazione, efficienza aerodinamica e velocità sul dritto. Proprio il tema della velocità massima, dopo il weekend in Florida, è tornato al centro delle discussioni.
A Miami la Ferrari ha lasciato sensazioni contrastanti. Da una parte il potenziale intravisto, soprattutto nelle mani di Charles Leclerc nelle prime fasi del weekend. Dall’altra la sensazione che, appena le condizioni cambiano, dal traffico alla gestione gomme, la SF-26 perda quella continuità necessaria per restare agganciata ai migliori. Il punto è che il weekend americano non può essere liquidato semplicemente con il cronometro sui rettilinei, sarebbe troppo facile, forse persino fuorviante.
Ferrari veloce a intermittenza
Per diversi momenti del fine settimana di Miami, la Ferrari è sembrata la macchina di riferimento. Leclerc aveva mostrato un ritmo convincente, specialmente in aria pulita, tanto da candidarsi concretamente a protagonista. Poi però lo scenario è cambiato.
La McLaren è cresciuta giro dopo giro, Norris ha trovato una velocità impressionante soprattutto nella Sprint e Piastri ha confermato che il pacchetto tecnico portato dal team di Woking funziona bene. Non solo, la monoposto britannica è sembrata improvvisamente più completa. Rapida in curva, stabile nella gestione gomme e soprattutto efficace sui rettilinei.
Il motore Mercedes garantisce ancora un vantaggio
Andrea Stella non ha nascosto la realtà dei numeri: “Penso che Mercedes abbia ancora un paio di decimi di vantaggio su chiunque altro“. Una valutazione pesante, perché arriva da uno degli uomini tecnicamente più preparati del paddock. Il solo ridurre tutto alla power unit rischia di semplificare eccessivamente il quadro. Perché a Miami, la Ferrari non ha sofferto soltanto in allungo. Ha sofferto soprattutto nella gestione complessiva della gara.
Il surriscaldamento
Le parole di Vasseur sono state molto chiare: il surriscaldamento ha rappresentato uno dei problemi principali. E quando in F1 si parla di overheating non si fa riferimento soltanto al motore.
Si parla di gomme che escono dalla finestra ideale. Si parla di aerodinamica che perde efficacia quando si segue un’altra vettura. Si parla di bilanciamento che cambia progressivamente nel corso dello stint. Si parla di necessità di fare lift and coast, cioè alzare il piede prima del punto di frenata per gestire temperature e consumi.
Leclerc ha vissuto una gara a due facce. In aria pulita il monegasco era competitivo. Nel traffico, invece, il rendimento è crollato. Qui è emerso il vero interrogativo tecnico della Ferrari. Perché la SF-26 sembra una macchina molto sensibile alle condizioni esterne. Quando tutto è perfetto, o meglio, pista libera, equilibrio termico corretto, la vettura funziona. Quando però aumenta il degrado o cambia il contesto della gara, il pacchetto perde consistenza.
Non un dettaglio secondario
Le grandi macchine da titolo mondiale sono veloci sempre, non soltanto in determinate finestre operative. Gli aggiornamenti funzionano, ma non basta. C’è però anche un lato incoraggiante del weekend di Miami: gli aggiornamenti portati dalla Ferrari hanno funzionato. Questo è forse il dato più importante in prospettiva Canada e soprattutto nella corsa allo sviluppo stagionale.
La Scuderia non ha sbagliato direzione tecnica, anzi. La monoposto ha guadagnato carico e prestazione, confermando che il lavoro di Maranello sta seguendo una strada coerente. Ferrari oggi è probabilmente nel gruppo immediatamente dietro Mercedes e McLaren, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa per poter controllare un weekend dall’inizio alla fine. La differenza non è enorme ma in F1 anche due decimi possono sembrare un abisso.
In crescita costante McLaren, che in questo momento, sembra aver trovato una combinazione quasi ideale tra telaio, efficienza aerodinamica e sfruttamento della power unit Mercedes. Il salto fatto dalla squadra di Zak Brown ricorda quanto sia sottile il margine in F1, basta trovare due o tre dettagli giusti per trasformare una buona macchina in una macchina vincente.
Le partenze restano un’arma
In mezzo alle difficoltà, la Ferrari continua però a mostrare un punto di forza evidente: le partenze. Anche a Miami gli scatti al via sono stati eccellenti. È un aspetto che spesso passa in secondo piano, ma che racconta molto del lavoro fatto sul set-up della frizione, sulla gestione elettronica e sulla preparazione dei piloti. Leclerc e Hamilton riescono quasi sempre a guadagnare posizioni o comunque a mantenersi aggressivi nei primi metri. In un campionato equilibrato, dove superare resta complicato, partire bene significa costruire metà della gara.
Non è un caso che Vasseur abbia inserito proprio questo elemento tra gli aspetti positivi del weekend. Perché la Ferrari del 2026 non è una squadra confusa. Non è la Ferrari nervosa e disordinata di alcune stagioni recenti. È una squadra che ha una direzione tecnica precisa, ma che deve ancora trasformare il potenziale in continuità.
Canada, banco di prova
Montreal sarà molto più di una semplice gara. Il circuito intitolato a Gilles Villeneuve rappresenta un test ideale per capire dove si trovi davvero la Ferrari. Servirà efficienza aerodinamica sui lunghi rettilinei. Servirà stabilità nelle frenate violente. Servirà trazione in uscita dalle chicane. E soprattutto servirà gestione termica.
Se il problema della SF-26 è realmente soltanto la potenza, allora la Ferrari rischia di pagare ancora qualcosa rispetto alle monoposto motorizzate Mercedes. Se invece il nodo principale è l’utilizzo complessivo del pacchetto, gomme e temperature, allora Montreal potrebbe offrire risposte più incoraggianti. Perché la pista canadese spesso premia le vetture equilibrate più che quelle semplicemente potenti.
La sensazione a oggi è che Ferrari è più vicina di quanto sembri. La considerazione che emerge valutando l’inizio di stagione, la Ferrari non sembra lontanissima, non abbastanza lontana da parlare di crisi. Non abbastanza vicina da parlare di lotta mondiale. È una posizione intermedia forse persino frustrante, perché lascia continuamente intravedere la possibilità del salto definitivo. Leclerc continua a guidare a un livello altissimo. Hamilton, pur in una fase complessa, resta un riferimento assoluto per esperienza e sensibilità tecnica. Tra loro, Vasseur appare lucido, concreto, meno incline ai proclami rispetto al passato.
La F1 moderna non aspetta
Ferrari deve accelerare adesso, non solo nello sviluppo, ma soprattutto nella comprensione della propria macchina. Perché Miami ha lasciato una verità chiara: la SF-26 ha velocità. La domanda è se riesca davvero a usarla sempre. E probabilmente è proprio qui che si giocherà il futuro immediato della stagione Ferrari.