• 19 Maggio 2022 4:21

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Fb Design: i motori Diesel nell’ambito nautico

Mar 3, 2018
Fb Design: i motori Diesel nell'ambito nautico

Come promesso quest’estate, passeggiando in Mehari, siamo tornati ad incontrare l’ingegner Fabio Buzzi, nella sua meravigliosa Fb Design. Che Automoto.it si occupi di barche rischia di sembrare un fuori tema non da poco e quindi vediamo subito cosa è successo e perchè siamo nell’azienda che per 45 anni ha disegnato, collaudato e prodotto le barche a motore più veloci, prestanti e vincenti al mondo.

Un giorno, lo abbiamo detto, seguendo Paolo Martin nel disegno di un’auto estremamente avveniristica, questi si fermò e, come Curtis ai Blues Brothers in merito al reverendo Cleophus James , ci disse: “dovete andare da Fabio Buzzi, ci sono certe cose che solo lui può concepire e costruire. È straordinario ”.

Martin parla poco ma se dice una cosa è quella. E così è stato e mossi da una blues mobile di fortuna, speronati poche ore prima da un anziano, anche noi “abbiamo visto la luce”. Da mesi infatti stiamo lavorando – e ancora proseguiremo – per tentare di inquadrare le problematiche ambientali che sembra stiano sollevando i motori Diesel. Che questi inquinino non è una novità, ma dato che tutto ciò che produce energia inquina, compresi gli organismi, noi vorremmo capire semplicemente quanto il Diesel è responsabile di tanto presunto scempio. Dunque, prima di archiviare il motore più indispensabile e versatile della storia dell’umanità, vorremmo approfondire il tema Diesel lontani da sensazionalismi, dalle isterie e dagli interessi malcelati di potenze che magari il motore Diesel non lo hanno mai saputo affrontare.

Dicevamo che il motore Diesel è quello che ha permesso all’uomo di arare i campi e dunque di cibarsi copiosamente. Senza i trattori la popolazione mondiale non potrà cibarsi a sufficienza. Ma a questo non ci si pensa perchè tanto abbiamo lo smartphone ed il lavoro ”sporco” sta lontano da noi.

Il diesel è poi il motore dei trasporti pesanti, delle unità di crisi, dei mezzi di montagna, dei motori statici e della navigazione. Siamo pronti a spegnere questi settori?

Già il nostro De Vita si è espresso più che dettagliatamente sul reale stato delle cose in merito alle emissioni del Diesel. Se vogliamo aggiungere poi che la straordinaria parsimonia dei motori a gasolio comporta una riduzione enorme del consumo e della circolazione degli idrocarburi, capiamo ancor più quanto il Diesel risulti antipatico a certi ambienti della finanza. Ma la crisi più grande del Diesel è forse dovuta ad un fatto sottile: il calo dei consumi della benzina ha reso antieconomico raffinare la benzina: ergo, incredibile, il commercio della benzina volge in perdita. Vi sono stoccaggi enormi – autentiche bombe ecologiche, di cui non vorremo mai sentire parlare ma lo temiamo – di benzina non raffinata abbandonata. Ecco che un bel discredito mediatico del Diesel va a risolvere meravigliosamente questa situazione.

Ma torniamo al trasporto marino e focalizziamoci su questo straordinario ingegnere, assolutamente paragonabile ad Enzo Ferrari per la grandiosità delle sue qualità, dall’umore sempre allegro e dalla battuta pronta e pungente.

Buzzi già da giovanissimo inizia ad interessarsi di barche, a disegnarle e a metterci le mani sopra.

Il primo motoscafo con cui Buzzi vinse. Il primo amore non si scorda mai e come spesso, lo si appende in ufficio

Studia ingegneria meccanica e, abbandonata l’idea di lavorare nel motorismo automobilistico – ci è parso piuttosto insofferente ad avere un certo tipo di dirigenti a comandarlo – inizia presto a partecipare alle prime competizioni. Una vita dedicata al progettare barche, fino a giungerne alla padronanza di tutto il ciclo progettuale e costruttivo. Un caso unico: trasmissioni, motori, sistemi unici al mondo di rendere gli scafi inaffondabili, innovazioni idrodinamiche e cinematismi di controllo della governabilità degli scafi: tutto viene progettato e spesso realizzato all’interno di Fb Design. Anche per questo Buzzi in barca ha vinto tutto, contro tutti e contro il tempo, nelle gare e nei vari record conquistati.

La particolarità che ci ha colpito

Dai primissimi anni ’80 Buzzi si convince che il motore marino debba essere Diesel. Perchè? Semplice: gira poco, consuma molto meno del benzina e spinge. Nelle gare di Offshore i motori benzina presentavano sempre enormi problemi di fuorigiri, spreco di energia, carburante e usura. Il Diesel è l’unico ad erogare potenze sopra i 500 CV, girando poco. Per quest’idea, al presentarsi tra gli enormi benzina pompatissimi americani vene inizialmente deriso, come spesso succede agli inventori italiani. Buzzi tira dritto e, con il grandissimo Daniel Scioli, porta a vincere “La Gran Argentina” al punto da espugnare due categorie mondiali in un giorno solo. La barca è grandiosa, ha alette stabilizzatrici di prua mai viste né pensate prima ed è una quadri-motorica infallibile: più lenta nelle prime miglia di partenza, recupera inesorabile e mantiene la posizione come una furia.

Ma in America, ora riconosciutissimo e ammirato, qualcuno storce il naso: appena prima di planare i Diesel fumano terribilmente: inaccettabile. Poco importa che il benzene che ci respiriamo ai self-service sia altamente cancerogeno, tanto quello non si vede, il fumo nero invece sì!

Buzzi riconosce che hanno pienamente ragione a lamentarsi e parte alla ricerca della soluzione. Un Diesel Buzzi, ormai da anni, non emette un filo di fumo grazie ai suoi sistemi di turbine, ai collettori adiabatici e ai costanti perfezionamenti resi all’alimentazione.

Il rapporto con Fiat

L’Ingegner Buzzi vicino ad un suo motore in sviluppo: il sei cilindri Diesel è il frazionamento più elegante e sensato per un motore marino: è stretto, perciò si installa al meglio nella macchinosa manovra di inserimento nello scafo. Già il sei cilindri Fiat diesel Lampredi per camion e trattori degli anni ’60 e ’70 aveva un suono sorprendentemente armonioso, aspettiamo di poter sentire il primo vagito di questo triturbo con doppia VGT. Sullo sfondo il mastodontico 42 cilindri Zvezda 143.000 ccm per sommergibili: capolavoro a gasolio da 3942 cavalli

È il 1983 e il nostro ingegnere da corsa chiede al dottor Carlo Bonomi di sviluppare un motore Diesel per la nautica, per poter andare oltre ai 500 CV. Sono gli anni delle prime 131 Abarth Diesel da gara. Bonomi incenerisce Buzzi (che ci imita spassosamente la sua parlata, probabilmente a sua volta derivata da un imitazione di quella dell’Avvocato Agnelli!): “ci vogliono dieci anni a progettarli e cento miliardi di lire, non se ne parla”. “Un anno e un miliardo, caro Dottore”, ribatte Buzzi con sicurezza. L’ingegnere viene mandato un po’ a quel paese da Bonomi che si china su di una scrivania accennando ad un sorrisetto, estrae un libretto degli assegni e ne firma uno con otto zeri di seguito, consegnandolo a mano. Un anno dopo, con la complicità del mago Romeo Ferraris, il motore Seatek cantava già tutti i suoi giri, Dall’83 all’oggi Buzzi ha collaborato a svariati motori, rivelandosi il tecnico che da più anni collabora con Fiat.

Perchè i motori straordinari devono per forza appartenere al passato?

Se Lampredi è stato il mostro sacro delle migliori creazioni motoristiche Fiat fino agli anni settanta, Buzzi, pur nel suo limitato settore marino, lo segue a ruota, firmando dei capolavori straordinari della meccanica. È splendido pensare che anche se sembra che mediaticamente l’epoca d’oro dei vari Busso e Lampredi sia finita, vi siano invece tuttora persone straordinariamente capaci di realizzare motori, stupendi come quelli di una volta, ma che non fumano più, che consumano un quarto del carburante, che non bruciano lubrificanti e spingono a velocità pazzeschi.

Questo motore non è bello, è stupendo. Se vi piace una Bugatti del ’32 impazzirete anche per questo. Della Bugatti, di cavalli, questo ne conta una ventina di volte in più

Dunque oggi siamo proiettati tra il presente ed il futuro finalmente, con tanto entusiasmo, precisione e passione: questa è l’Italia che piace.

“L’importante è partecipare”, qui non è di casa

Tre punti, 10.300 cc, per 252 km/h: è il record mondiale segnato nel 1992 da questo scafo FB Design, motorizzato con un Diesel Seatek, con al timone l’Ingegner Buzzi stesso. Oltre al progresso raggiunto dal motore, questo numero indica a che livello l’efficienza dello scafo è giunta, nella sua tipologia, un “tre punti”, nell’idrodinamica e nell’aerodinamica. Così il mondo della nautica scopre gli ulteriori immensi vantaggi della motorizzazione diesel. Perchè? Per consumare meno ad esempio! E si parla di milioni di litri di carburante risparmiato, quando si parla di imbarcazioni: già il motore diesel nautico abbatte spesso del 50% i consumi sul benzina, se poi lo scafo progredisce, l’impatto diminuisce ulteriormente. E…la barca non esplode (gravissima evenienza spesso accaduta)!

Per Buzzi diventa assolutamente importante vincere e battere record: andiamo a scoprire il perchè di questo atteggiamento, privo di boria e denso di passione.

In America corrono barche con motore a turbina da 3500 CV su scafi artigianali, in cui l’importante è solo la velocità, e le turbine da aereo spargono una gran quantità di gasolio incombusto, ma…….essendo americane si dice che questo fa solo bene!

È l’emozione che conta

Per Buzzi invece se una sua barca va veloce è perchè lui e i suoi ragazzi hanno lavorato bene in tutto: hanno studiato al meglio l’idrodinamica, la motorizzazione, la trasmissione, rendimenti, consumi e sicurezza di bordo. Per questo è necessario vincere: la vittoria di FB non è una corsa sfrenata, è una manifestazione di corrette teorie applicate, che si rivelano superiori alle altre ed è solo la vittoria a suggellarle. Un aneddoto: ci si accorse che, scendendo il livello del carburante, questo si scaldava e diminuivano sensibilmente le prestazioni del motore: un intercooler risolse il problema e da quell’esperienza si proseguì a migliorare l’efficienza di miscelazione e scarico con accorgimenti sempre più sofisticati nell’aumentare i rendimenti e dunque diminuire i consumi. Questi risultati estremi si riversano poi sulla produzione di serie che da queste gare trae i suoi più preziosi perfezionamenti.

E che dire dei record? Buzzi detiene il maggior numero di record nautici al mondo. Il record, ci spiega, è il raggiungimento di un numero preciso. Questo numero non è un trofeo sbalorditivo, è l’indice precisissimo del progresso, che rivela a che livello di perfezionamento è arrivata la ricerca e la capacità di un’azienda.

Un esempio: un record negativo è che dopo 99 anni la Concordia, legata storicamente alla medesima compagnia del Titanic, sia affondata per speronamento come il suo inglorioso nonno. C’è stato forse del progresso nella compartimentazione e nella sicurezza in queste navi? Non sembra. Nate sotto una cattiva stella? Il nostro Sagittario nel ’41 se ne tornò a casa sano e salvo dopo aver speronato un sommergibile che aveva avuto la pessima idea di attaccarlo. In questi casi dunque a parlare sono proprio i numeri e in palio ci sono a volte la vita o la morte. Forte di queste considerazioni, Buzzi ha sviluppato il brevetto Structural Foam, ed oggi tutti i suoi scafi sono inaffondabili!

Giunti al termine ci poniamo delle domande

La prima domanda in realtà non osiamo porla: avrà in mente altri record FB design? A queste velocità vi sono solo alcuni piloti americani a saper pilotare bene una barca, eccetto l’Ingegner Buzzi ovviamente, classe 1943. Rimaniamo nel dubbio. Nel caso poi questa volta Buzzi dovrebbe battere un osso duro: se stesso! Ma ora che è costretto a correre con licenza Americana APBA, forse sarà avvantaggiato! (Un regolamento ad hoc ha eliminato dalle licenze italiane i piloti dell’età di Buzzi e le persone senza un braccio, tipo Daniel Scioli casualmente, con cui il nostro vinceva tutte le gare possibili…coincidenze).

Il diesel “deve morire” perchè inquina si sente dire ormai ogni giorno. Quanto ci chiediamo noi? E al posto di che altro motore inquina così? Ridotte le automobili diesel, il numero dei mezzi circolanti non scenderà e aumenterà immediatamente il consumo di benzina (innegabilmente più assetati) – dunque di emissioni – dal 20 al 35% in più. Le ibride in autostrada non presentano nessun vantaggio e se pensiamo che bloccare Via della Spiga riduca l’inquinamento, cerchiamo di visualizzare il fatto che ogni città è accerchiata da tangenziali e dunque è come se i centri storici fossero posti nel mezzo di una corona del gas dei fornelli.

In questi giorni un treno elettrico su due è fermo di fronte a nevicate ridicole: intollerabile.

Il motore Diesel ed il mare

Il mare è magnifico ma anche inesorabile: non perdona. La sicurezza che deve offrire una barca seria deve essere sempre più che sovradimensionata. Tutta la produzione FB Design è inaffondabile, anche se la barca venisse fatta a pezzi. Le motovedette sono auto-raddrizzanti e i loro motori funzionano perfettamente anche dopo il ribaltamento.

Come farebbe l’elettrico?

In mare un fortunale può obbligare a giorni in più di navigazione lontano dai rifornimenti: solo il Diesel è in grado di garantire (già a malapena) queste sicurezze. I motori marini poi, non si devono rompere per nessun motivo: certi attuali fuoribordo benzina hanno un’elettronica che manda in protezione il motore di frequente. Peccato che il mare non ti aspetti e persino sui laghi si riescono a scatenare tempeste di vento micidiali: qui si era in mano ad un Johnson di 40 anni fa, diluvio, 120 cm di onde, 90 km/h di vento, scesi tutti di colpo, in 20 minuti. I collaudi che eseguiva Johnson all’epoca lasciano tranquilli anche dopo 40 anni, la barchetta è inaffondabile e gli strati di vetroresina sovradimensionati.

Un fortunale in rapidissima formazione sul Lago d’Iseo

Certamente Diesel allora

Abbiamo accertato dunque che il motore Diesel per mare resterà la soluzione migliore per diversi anni o fino a quando – dice Buzzi – non inventeranno l’energia elettrica al litro (non è una battuta).

Sappiamo che a livello mediatico ci riescono a condurre in visioni altamente distorte sullo stato delle cose. Un vecchio saggio disse che non esistono bene e male, ma intelligente e sciocco e questa è una rivoluzione etica non da poco. Nessuno si oppone ad esempio al fatto che il sistema più rapido al mondo di inquinare sia fare un “click” con i nostri tecnologici, fatti con le drammatiche “terre rare”: il web produce ogni anno 830 milioni di tonnellate di CO2 all’anno ed è in netto peggioramento. Il traffico dati sta consumando energia elettrica in modo problematico: nel 2011 erano 684 miliardi di KW/h. Ad ogni foto che inviamo, stiamo inquinando in qualche parte del mondo, quasi certamente bruciando petrolio o usando l’atomo. Cerchiamo dunque di mantenere la calma anche di fronte al problema, prima di iniziare la caccia alle streghe che non esistono.

Non è che alla fine la cosa che più inquina al mondo sia quella mentalità che ci fa optare all’auto elettrica per potersi muovere allegramente in centro? Carlo Petrini non ha l’auto, gira solo in treno e ha fondato Slow Food: a piedi perde tempo? Quanti di noi andando veloci hanno fondato una realtà così importante come slow food? Al massimo abbiamo fatto la spesa più comodi, inquinando irrimediabilmente…la nostra civiltà.

Uscendo per recuperare la nostra vecchia auto impresentabile abbiamo scorto questa cosa qui…cercheremo di tornare a farcela raccontare perchè non abiamo capito cosa sia.

Alessandro Sammartini

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close