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Documenti «incipriati» per nascondere l’evasione. Il verbale: «De Luca si sente vittima dei pm»

Nov 8, 2017

I documenti da inviare all’Agenzia dell’Entrate erano tutta cipria. Un modo per dire che celavano il presunto sistema criminale del neo eletto deputato siciliano Cateno De Luca (con Nello Musumeci presidente), per evadere 1 milione 700mila euro di tasse attraverso 2 milioni 750mila euro di elementi passivi creati con un ipotizzato giro di fatture false tra il Caf Fenapi srl il e la Fenapi (Federazione Nazionale Autonoma Piccoli Imprenditori).

Associazione per delinquere, evasione fiscale e false fatturazioni

Secondo i magistrati della Procura della Repubblica di Messina, De Luca avrebbe fatto parte di una presunta associazione per delinquere dedita all’evasione fiscale e alla falsa fatturazione. Un sospetto meccanismo illecito svelato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Messina, che ha consentito di arrestare ai domiciliari De Luca e Carmelo Satta, presidente della Fenapi nazionale. Il procedimento conta complessivi 11 indagati.

La Procura: De Luca promotore e organizzatore

Secondo i pubblici ministeri sarebbe stato il neo eletto deputato De Luca (eletto all’Ars con 5418 preferenze, nella lista messinese di Udc – Sicilia Vera) la vera mente della presunta associazione per delinquere. Nel capo d’incolpazione illustrato il suo supposto ruolo: Promotore, organizzatore e figura apicale del sodalizio in quanto amministratore di fatto del Caf Fenapi srl. Secondo il giudice per le indagini preliminari, che ha convalidato l’impianto accusatorio della Procura, De Luca avrebbe perpetrato le condotte illecite gi a partire dal 2007, realizzando un sistema articolato di uomini e mezzi, tramite ricorso ad artici contabili, atto ad assicurargli un profitto illecito milionario a danno dell’Erario.

Le intercettazioni: La relazione all’Entrate tutta cipria

Negli atti sono riportate numerose intercettazioni telefoniche, che avrebbero confermato le accurate indagini contabili svolte dalla Guardia di finanza. Cos, quando una stretta collaboratrice di De Luca, parla di una relazione inviata all’Agenzia dell’Entrate sulla condizione del Caf Fenapi srl, il deputato siciliano risponde ma fregatene… fatto tanto per sceneggiata…non che… tutta cipria quella.

L’interrogatorio: De Luca mi disse che era vittima dei magistrati

I documenti restituiscono anche altri retroscena. C’, per esempio, il caso dell’avvocato G.C., chiamato da De Luca quanto la Guardia di finanza inizi un accertamento sul Caf Fenapi srl. Dice il legale ai pm: De Luca mi partecipava delle sue disavventure giudiziarie, che era tutto frutto di una persecuzione politica e giudiziaria personalistica…e che ora erano ritornati all’attacco con la verifica fiscale al Caf Fenapi. Aggiunge che il primo incontro avvenuto il 25 gennaio 2014 presso l’abitazione privata del De Luca. Il De Luca in quell’occasione mi rese edotto in modo specifico e dettagliato dell’accertamento in corso della Guardia di finanza nei confronti del Caf Fenapi, una struttura da lui creata unitamente alla Fenapi. Lui era il padre tanto dell’una e tanto dell’altra. Il De Luca Cateno teneva a specificare, senza che vi fosse stata domanda da parte mia o da alcun altro, che era vittima del sistema politico regionale avallato dalla magistratura messinese per l’attivit di politico dallo stesso espletata e che quella stessa magistratura messinese lo voleva oggi distruggere ulteriormente colpendo le societ che lui aveva creato. (…) Il De Luca Cateno mi faceva presente che il suo problema era proprio quello di evitare che potessero risalire a lui nella gestione del Caf Fenapi

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