AGI – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sui ‘cecchini di Sarajevo‘. I Ros dei carabinieri hanno sequestrato un silenziatore e una fotografia in primo piano con attrezzi da caccia a un ex dipendente del Comune di Genova indagato dalla Procura di Milano, in concorso con altre tre persone (tra cui un camionista 80enne in pensione) per omicidio volontario dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili.
L’assedio di Sarajevo e i ‘cecchini del week end”
Durante l’assedio di Sarajevo, tra il 1992 e il 1995, mentre la città era nella morsa del fuoco dei cecchini, ricchi turisti occidentali, anche italiani, pagavano ingenti somme di denaro alle milizie serbo-bosniache per sparare sui civili, tra cui donne e bambini, come in una battuta di caccia. Questa la tesi dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta presentato ai pm milanesi, nel gennaio 2025, da Ezio Gavezzeni.
La notizia dimenticata riaffiora con “Sarajevo Safari”
Le verifiche degli inquirenti puntano a chiarire i contorni di quello che lo scrittore – autore del libro “I cecchini del weekend” – descrive come un vero e proprio turismo di guerra. Tutto è partito da una notizia dimenticata degli anni Novanta poi riemersa grazie al documentario “Sarajevo Safari” di Miran Zupanic. I cacciatori di uomini, questa la ricostruzione delineata nell’esposto su cui la Procura sta lavorando per trovare possibili riscontri, per lo più simpatizzanti di estrema destra con la passione per le armi, partivano da Milano per raggiungere le postazioni sulle colline attorno a Sarajevo per poi sparare, per divertimento, ai civili.
La Sniper Alley ‘cimitero’ dei civili a Sarajevo
Tra i bersagli dei tiratori, donne, bambini e pensionati che nei 1.425 giorni di guerra, cercavano riparo dai proiettili camminando da un edificio all’altro lungo il viale principale della capitale bosniaca poi ribattezzato “Sniper Alley”.
Sequestrato un taglierino con la svastica
I nuovi sequestri disposti dalla procura di Milano sono avvenuti nell’abitazione del 64enne nell’Alessandrino. Nei mesi scorsi l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere. Le perquisizioni sono state disposte dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis. I Ros hanno inoltre fotografato altri oggetti nella casa tra cui coppe, un poligono di tiro e un taglierino con la svastica.
La versione dell’indagato
Il pensionato si era avvalso della facoltà di non rispondere e aveva depositato ai pm di Milano una memoria in cui affermava di avere inventato tutto quanto raccontato in precedenza a un giornalista che l’aveva registrato di nascosto nel quale ammetteva il suo coinvolgimento negli omicidi. Alla luce della testimonianza dell’ex compagna si è deciso comunque di procedere alla perquisizione di stamattina. Il 29 giugno è stato fissato un nuovo incontro all’Aja nella sede di Eurojust, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, tra investigatori e autorità dei tre Paesi che al momento hanno aperto indagini sui presunti ‘safari’, cioè Italia, Belgio e Bosnia.
L’ex compagna: “Mi disse che sparava”
“Quando convivevamo, una notte, dopo aver visto un film di guerra, ebbe un incubo e si svegliò di soprassalto colpendomi involontariamente. Mi spiegò di avere avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone nella guerra in Bosnia negli anni ’90”. Lo ha messo a verbale l’ex compagna del pensionato 64enne perquisito nell’ambito dell’inchiesta sui cecchini a Sarajevo. “Mi disse che partiva da Milano con l’aereo – si legge nel decreto – e che con lui c’erano delle persone che facevano questi weekend”.