• 6 Ottobre 2022 0:43

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Clinton ancora avanti, il peso messicano si rafforza. La Bce non tocca tassi e Qe

Ott 20, 2016

MILANO – Ore 10:25. Il terzo dibattito sulla strada verso le elezioni presidenziali americane ha visto ancora una volta una pur non brillante affermazione di Hillary Clinton. Sembrano esserne convinti anche gli operatori della finanza, che puniscono Donald Trump con il rafforzamento del peso messicano, ai massimi da un mese e mezzo: è questo – secondo l’interpretazione degli addetti ai lavori – un chiaro segnale della sconfitta del candidato repubblicano nella corsa alla Casa Bianca. Le azioni asiatiche hanno trattato al rialzo, mentre i listini europei restano cauti in attesa della riunione della Bce e della conferenza stampa di Mario Draghi, in agenda nel primo pomeriggio. Milano è ferma a un’incollatura dalla parità, Londra lima lo 0,1%, Parigi aggiunge lo 0,1% e Francoforte lo 0,2%.

Clinton ancora avanti, il peso messicano si rafforza. Occhi sulla Bce di Draghi

Il peso messicano si è rafforzato (ne servono di meno, per acquistare un dollaro) dopo il primo dibattito Clinton-Trump: secondo gli addetti ai lavori, è un segnale di indebolimento delle prospettive di vittoria per l’imprenditore repubblicano

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James Athey, gestore di Aberdeen, sottolinea che il governatore italiano ha davanti un “arduo compito”, perché la ripresa economica e dei prezzi dell’Eurozona “è ancora fragile”, ma d’altra parte le Banche centrali sono davanti al timore di “non aver più molto altro ancora nel loro arsenale”. E’ per questo che, “non sapendo esattamente cosa fare, è probabile che Draghi sceglierà di non agire“. Insomma, secondo l’esperto è probabile un supplemento di attendismo di fronte alla possibilità di estendere il Quantitative easing oltre la scadenza naturale del prossimo marzo; una possibilità ritenuta vincente dai più, ma messa in discussione dalle ultime indiscrezioni filtrate dall’Eurotower nelle scorse settimane (ma smentite dalla stessa Bce), secondo le quali già si parlerebbe di un piano di stretta agli stimoli straordinari. La previsiione del panel di Bloomberg è che a dicembre la Bce annuncerà un prolugamento degli acquisti, e che non ci sarà alcun ridimensionamento dello shopping fino alla seconda metà del 2017.

A Piazza Affari si segnala il via libera del cda di Leonardo-Finmeccanica alla salita in Avio dall’attuale circa 14% a circa il 28%, cui farà seguito la quotazione dopo la fusione in Space. Soffre invece Mediaset all’indomani del nuovo scontro con Vivendi: il braccio di ferro su Premium, a questo punto, si deciderà in Tribunale. Ancora forti acquisti sul Monte dei Paschi, protagonista di questi giorni con fortissimi volumi di scambi.

L’euro è in calo sotto 1,10 dollari, in attesa del direttivo odierno dell’Eurotower: la moneta europea passa di mano a 1,0960 dollari e 113,66 yen. La sterlina è stabile a 1,2274 sul biglietto verde. Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco si attesta nei primi scambi di seduta a 135 punti base: il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è all’1,39%. Il Tesoro chiude oggi il collocamento della nuova emissione del Btp Italia con la giornata dedicata agli investitori istituzionali. Dall’agenda macro si evidenzia il calo a sorpresa dei prezzi alla produzione in Germania: -0,2% mensile a settembre e -1,4% annuo, contro attese per un rialzo mensile dello 0,2% e un calo dell’1,2% su base annua. Occhi anche sulle vendite al dettaglio in Gran Bretagna.

In mattinata si è registrata la chiusura in netto rialzo per la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei a 17.235,50 punti a +1,39%. Per il listino del Sol levante sono i massimi da sei mesi. Seduta in positivo, ieri sera, anche per la Borsa di Wall Street con l’indice Dow Jones in progresso dello 0,22% a 18.203 punti, il Nasdaq a +0,05% a 5.246, e l’S&P 500 a +0,22% a 2.144 punti.

A spingere le quotazioni Usa è stato il nuovo rialzo del petrolio, ai massimi da oltre un anno, che oggi però frena con il Brent che scende dello 0,34% a 52,49 dollari al barile, mentre il Wti cede lo 0,46% a 51,58 dollari al barile. Ancora un lieve passo in avanti per il prezzo dell’oro sui mercati asiatici dove il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,3% a 1.271,5 dollari l’oncia.

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