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Stadio, Pallotta e Friedkin: aspettano la Raggi

Dic 25, 2019

Virginia Raggi può determinare il passaggio di proprietà della Roma. Tra Friedkin e Pallotta è solo una questione di cifre. Numeri, nemmeno troppo distanti. Da una parte il texano è sempre favorevole a rilevare il pacchetto di maggioranza, dall’altra il bostoniano e i suoi soci sono disponibilissimi a cedere. Siamo di fronte a una differenza di valutazione, che non è insormontabile. Pallotta parte da una stima di 800 milioni, Friedkin ha già superato i 700, da cui però bisogna detrarre i 272 milioni di debiti consolidati del club giallorosso. Tutto verte intorno allo stadio, che Pallotta insegue da quando è diventato presidente e negli ultimi giorni dà praticamente per approvato, mentre Friedkin considera finora solo per le spese sostenute, vale a dire ottanta milioni.

Ma il via libera da parte del Comune sembra imminente, con la bozza definitiva della convenzione urbanistica che potrebbe arrivare sul tavolo della Raggi insieme con il panettone. Pallotta è entrato nell’ordine di idee di trattare la cessione della Roma, molto più convintamente che in passato. Potrebbe restare solo in un primo momento nel board con una quota di minoranza, ma solo per la gestione iniziale dell’avvio dei lavori per lo stadio. Che non sarà più di proprietà di Pallotta, ma di Friedkin, anche se resterà vincolato all’utilizzo da parte della Roma, senza il quale non avrà valore. Gli avvocati dei due americani continueranno a lavorare anche dopo Natale per limare la differenza rimasta e già alla fine dell’anno potrebbe arrivare la fumata bianca. Questo sperano gli avvocati di Friedkin, che spera di superare questa fase di impasse. In ogni caso bisognerà procedere alla prima parte dell’aumento di capitale entro il 31: cinquanta milioni sui centocinquanta, di cui quaranta che vengono garantiti da Pallotta e altri dieci di crediti non recuperati, in conto aumento capitale. Questa prima tranche non sarebbe stata comunque coperta da Friedkin, non ci sarebbero stati i tempi tecnici necessari. L’aumento di capitale dovrà essere completato entro il 2021.

Risoluto

Pallotta non ha ancora dato il via libera a Dan Friedkin. L’attuale presidente è entrato nell’ordine di idee di vendere dopo i problemi ambientali che lo hanno portato a evitare di venire a Roma da oltre un anno e mezzo. La trattativa è sempre più in piedi e Friedkin non vuole andare troppo per le lunghe. I suoi avvocati continuano a lavorare per poter rilevare il pacchetto di maggioranza della Roma il prima possibile, anche se si dovesse scavallare la fine dell’anno. La due diligence è stata completata, ma ora siamo di fronte a una semplice contrattazione economica, che coinvolge lo stadio che verrà. I dirigenti della Roma sono convinti che alla fine l’affare si concluderà con reciproca soddisfazione e vivono questa fase di transizione con il conforto dei risultati positivi della squadra che in questi casi facilitano qualsiasi trattativa. Gli uomini di Pallotta considerano imminente l’ufficialità dell’accordo sulla convenzione urbanistica relativa allo stadio di Tor di Valle. Il vice presidente Baldissoni si sta occupando del dossier, una volta approvato uscirà dalla Roma.

Sviluppi imminenti

Se il passaggio in aula arrivasse davvero come sperano i proponenti nei primi giorni del 2020 tutto sarebbe più facile e Friedkin potrebbe convincersi a fare un ulteriore sforzo per prendersi la Roma. Dal Campidoglio filtra fiducia, ma dalla Sindaca ieri non è arrivata nessuna comunicazione. Friedkin lascerebbe la gestione del club al figlio Ryan, appassionato di soccer, che ha affiancato il padre nel soggiorno romano di novembre.

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