• 5 Novembre 2026 10:44

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Stop ai motori termici dal 2035, l’Europa cambia rotta: cosa prevede la nuova proposta

Nov 5, 2026

Il futuro dell’automobile in Europa potrebbe essere diverso da quello delineato appena tre anni fa. Il percorso verso lo stop alle nuove auto con motore a combustione dal 2035, stabilito dall’Unione europea nel 2023, entra infatti in una nuova fase. Il 4 novembre 2026 la commissione Ambiente del Parlamento europeo (ENVI) ha approvato una proposta di revisione degli standard sulle emissioni di CO₂, introducendo maggiore flessibilità per i costruttori e aprendo concretamente alla possibilità che benzina, diesel e ibride continuino a essere presenti sul mercato anche dopo quella data.

Il voto è arrivato con 48 favorevoli, 30 contrari e due astensioni. Il testo nasce da un compromesso politico tra Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe, con l’obiettivo dichiarato di conciliare la decarbonizzazione dei trasporti con la competitività dell’industria automobilistica europea.

La modifica più significativa riguarda proprio il traguardo del 2035: non viene più previsto un azzeramento integrale delle emissioni allo scarico delle nuove auto, ma una riduzione dell’87,5%, accompagnata da un sistema di compensazioni legato all’impiego di acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea.

Cosa cambia per le auto dal 2035

Per comprendere la portata della revisione occorre partire dalle regole attualmente in vigore. Il regolamento europeo approvato nel 2023 stabilisce che dal 2035 le nuove autovetture e i nuovi veicoli commerciali leggeri immatricolati nell’UE debbano raggiungere una riduzione del 100% delle emissioni medie di CO₂ allo scarico rispetto ai valori di riferimento del 2021.

In sostanza, il provvedimento ha indirizzato il mercato verso veicoli a emissioni zero allo scarico, principalmente elettrici a batteria e a idrogeno.

La nuova proposta della commissione ENVI cambia questa impostazione. L’obiettivo di riduzione delle emissioni delle nuove auto viene fissato all’87,5%, mentre i costruttori potranno utilizzare crediti fino al 7,5%, legati all’impiego di acciaio a basse emissioni prodotto in Europa.

Il meccanismo porta la riduzione complessiva al 95%, lasciando un margine residuo del 5% non soggetto a compensazione. È proprio questa quota a rappresentare la principale apertura rispetto alla normativa attuale: i costruttori potrebbero continuare a vendere una parte di vetture con motore a combustione senza dover compensare integralmente le relative emissioni attraverso i crediti previsti dalla proposta.

Non si tratta quindi di un ritorno generalizzato ai motori termici, né di una cancellazione della transizione elettrica. Le nuove regole continuerebbero a imporre obiettivi molto stringenti alle emissioni medie delle flotte.

Benzina, diesel e ibride: quali motori potranno sopravvivere?

La revisione potrebbe consentire ai costruttori di mantenere in gamma, anche dopo il 2035, alcune vetture a benzina, diesel, mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid, a condizione di rispettare gli obiettivi complessivi di emissione previsti per le flotte. La proposta introduce inoltre un riconoscimento per i veicoli alimentati esclusivamente con determinati carburanti rinnovabili e a basse emissioni, purché conformi ai requisiti della normativa europea sulle energie rinnovabili.

Naturalmente, la possibilità di mantenere a listino un motore termico non significa che sarà economicamente conveniente farlo. La disponibilità di carburanti alternativi, i costi di produzione, la domanda dei consumatori e i limiti sulle emissioni continueranno a condizionare le scelte industriali.

Cambiano le regole per le  auto elettriche compatte

Un altro elemento importante riguarda le piccole auto elettriche prodotte in Europa. Il testo introduce un sistema di super-crediti per favorire la diffusione delle vetture compatte a batteria, con una lunghezza massima di 4,2 metri.

Questi modelli potrebbero essere conteggiati con un peso superiore rispetto a una normale vettura elettrica nel calcolo delle emissioni medie delle flotte: 1,4 veicoli per ogni auto compatta idonea. Per alcune elettriche particolarmente efficienti è previsto un moltiplicatore di 1,2.

L’obiettivo è incentivare lo sviluppo di modelli elettrici più accessibili e rafforzare la produzione europea, creando un segmento in cui i costruttori del Vecchio Continente possano competere più efficacemente con i marchi cinesi.

 Perché l’Europa vuole rivedere il divieto del 2035

Dietro la revisione delle regole c’è soprattutto la situazione dell’industria automobilistica europea. I costruttori stanno affrontando una trasformazione particolarmente onerosa, caratterizzata da investimenti elevati, concorrenza cinese, rallentamento della domanda di auto elettriche in alcuni mercati e difficoltà della filiera industriale.

La transizione verso l’elettrico procede, ma con velocità differenti tra i Paesi europei. I prezzi di acquisto, la disponibilità di infrastrutture di ricarica e il potere d’acquisto dei consumatori continuano a rappresentare ostacoli importanti.

A questo si aggiunge la pressione sui fornitori, soprattutto quelli maggiormente legati alla componentistica dei motori tradizionali. La possibilità di mantenere più a lungo una parte delle tecnologie esistenti viene quindi considerata da una parte dell’industria una forma di tutela degli investimenti, dell’occupazione e delle competenze produttive europee.

Cosa succede adesso: la decisione definitiva non è ancora arrivata

È importante chiarire che il voto del 4 novembre non cancella la normativa sul 2035 attualmente in vigore. La commissione Ambiente ha approvato la posizione del Parlamento europeo, ma il testo dovrà essere sottoposto al voto dell’intera assemblea parlamentare, previsto a dicembre 2026. Successivamente si aprirà il confronto con il Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i governi degli Stati membri. Sarà necessario raggiungere un accordo tra Parlamento e Consiglio prima che la revisione possa diventare legge.

Nel frattempo, resta valido il regolamento del 2023, che prevede una riduzione del 100% delle emissioni medie allo scarico per le nuove auto dal 2035. La partita, dunque, è ancora aperta. Il compromesso approvato dalla commissione ENVI rappresenta un segnale politico importante, ma non costituisce ancora il punto di arrivo del processo legislativo.

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