AGI – Il sacro è anche nella mafia cinese. Stabilisce i riti che garantiscono forza (nuovi affiliati) al potente Dragone. Le principali organizzazioni che ne fanno parte si chiamano Sun Yee On, 14K, Wo Shing Wo, Bamboo Union e Grande Cerchio. Il rito di iniziazione per accedervi lo descrive il Compendio del dipartimento di analisi, studi e monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi, della Pontificia Academia Mariana Internationalis. “Devono essere presenti almeno sette adepti. Tutti – spiega il lavoro enciclopedico – si pungono il dito di una mano con un pugnale o un’arma bianca adatta all’omicidio”.
La cerimonia è raccontata in un documento entrato in possesso degli investigatori e citato dall’opera curata da Fabio Iadeluca, Paolo Cancelli, padre Gian Matteo Roggio e p. Stefano Cecchin.
Il rito del sangue
Quindi, i dettagli. “Ognuno dei presenti – continua il Compendio – fa cadere alcune gocce del proprio sangue in un unico recipiente che contiene un distillato di riso (simbologia di vitalità). A turno, pronunciando le parole di un giuramento (36 “comandamenti” su rispetto, segreto e obbedienza, ndr), bevono dal recipiente”.
La promessa davanti all’altare
Inoltre, secondo tradizione il nuovo arrivato deve recitare la promessa solenne davanti all’altare dedicato alla divinità della guerra Guan Chu, generale dei Tre Regni, simbolo di lealtà, fratellanza e onore, divinizzato come lo fu l’imperatore romano Ottaviano Augusto.
Dalle triadi alle hung
In principio, per rappresentare la società dei fuorilegge non si usava l’espressione mafia cinese. Si parlava di triadi. Cioè, “società segrete – spiega la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie – nate nella Cina imperiale di 300 anni fa”.
E a ben vedere, anche questa parola è “straniera”. Infatti, sono stati i coloni inglesi – continua la Commissione – a coniare il termine “Triade”, ovvero i tre riferimenti universali di quelle società: paradiso, terra e uomo. I cinesi le chiamavano (e le chiamano) “hung”.
L’espansione internazionale
Poi le cose sono cambiate. “Dopo la Seconda guerra mondiale e l’avvento del regime comunista – prosegue l’Antimafia – la maggior parte delle sette si trasferirono a Hong Kong, Taiwan e in altri paesi del sud-est asiatico”, fino in Europa, Usa e Canada.
Attualmente l’organizzazione non ha confini. È una minaccia globale. Le triadi continuano a esistere, “soprattutto nella zona di Hong Kong: lì sono più superstiziosi”, scherza un cinese inserito nell’ambiente.
Il codice d’onore
Il codice d’onore, però, è rimasto lo stesso. Per esempio, è menzionato nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita a chiusura della celebre inchiesta “China Truck” – durata sette anni e conclusa nel 2018 – condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze, arrivando a sgominare un’organizzazione criminale cinese che controllava il traffico merci su strada in tutta Europa.
È scritto: “Il gruppo è informato su qualsivoglia episodio riguardante gli affiliati e si attiva per vendicare l’affronto seguendo il ‘codice d’onore’”.
La struttura della triade
Nelle triadi i ruoli sono simboleggiati da numeri, a loro volta ispirati al Libro dei Mutamenti (I Ching) composto da 64 esagrammi (sei linee sovrapposte, intere o spezzate).
Un dettagliato dossier (2006) dell’Ufficio analisi della Guardia di finanza delinea la struttura mafiosa. Ci sono “i ‘mammasantissima’ – si elenca – i ‘picciotti’ (i ‘49’, numero sacro) e il ‘consigliori’, detto il ‘ventaglio di carta bianca’”.
Ancora: “La Triade si riunisce in un tempio denominato la ‘Città dei salici’ – aggiungono gli esperti della Finanza – in quanto il salice è considerato il simbolo dell’immortalità. Al vertice vi è lo ‘Shan Chu’, la testa del dragone, il fratello maggiore. E a ogni ruolo – specificano – corrisponde un numero e quello del capo è il 489”. Seguono il capo dell’ala militare (426) e il contabile (415).
In ultimo, c’è la base della piramide criminale. Formata da “quelli che sono i ‘soldati’, alla stessa stregua dei soldati della mafia – puntualizza il dossier – i ‘Sey Kow Jai’, col numero 49. Mentre quando un appartenente alla Triade è latitante, numero 91, allora – termina l’analisi – si dice che calza un ‘sandalo di paglia’, con richiami ai monaci che, secondo la leggenda, avrebbero fondato la Triade”. Le “lanterne blu” sono infine coloro che non ancora affiliati.
Le attività criminali
“Tale consesso criminale – affermano i nostri Servizi segreti nella relazione 2026 – è particolarmente attivo nella realizzazione di articolati schemi di frode fiscale, forme di usura ed estorsione (principalmente verso i connazionali), nonché alla corruzione”.
Non solo. “Le formazioni criminali cinesi – conclude il testo – sono da tempo specializzate nel riciclaggio e nell’attività finanziaria illecita, tanto da aver realizzato un vero e proprio sistema parallelo di finanza clandestina per effettuare trasferimenti di valuta al di fuori dei canali ordinari e controllati”.
La relazione della Dia
L’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia precisa qualcosa di più. “La maggior parte delle attività criminali, come estorsioni, rapine, sfruttamento della prostituzione e spaccio di metanfetamine – si sottolinea – è rivolta prevalentemente verso connazionali. La criminalità cinese si distingue per l’infiltrazione in attività commerciali legali (ristoranti e negozi) e illegali (produzione e vendita di merce contraffatta, reati di natura fiscale, e sfruttamento della manodopera irregolare). Significativa è la loro presenza nei distretti tessili e dell’abbigliamento. Le consorterie – termina il documento della Dia – si occupano anche di traffico illecito di rifiuti, gestione di scommesse clandestine e centri massaggi utilizzati come copertura per attività illecite”.
L’inchiesta sul ciclo dei rifiuti
Parlando alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nel 2010 l’allora questore di Roma Giuseppe Caruso ha riferito un’inchiesta da brividi. Con la complicità di ditte italiane, società cinesi – ha rivelato – riempiono container di rifiuti, “prevalentemente di plastica e metallici”, che finiscono in Cina e, “una volta trattati, vengono utilizzati per realizzare giocattoli, ovviamente tossici”. Davvero giochi pericolosi.