Comprare un’auto usata è sempre stata una piccola indagine: si controllano i chilometri, si cerca l’ombra di un vecchio incidente, si sfogliano i tagliandi con la lente d’ingrandimento.
Con l’elettrico, però, la lista dei sospetti ha un nome in più, e pesa parecchio: la batteria. Man mano che le prime generazioni di elettriche invecchiano e arrivano sul mercato dell’usato, la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa, quanto durerà?
Secondo una ricerca di carVertical, l’interesse degli italiani cresce, ma la mancanza di trasparenza sullo stato di salute degli accumulatori continua a rallentare gli affari.
Cresce l’interesse
I numeri dicono che la curiosità c’è. Tra gennaio e agosto 2026 le verifiche sulla storia dei veicoli elettrici effettuate su carVertical sono cresciute del 30,9%.
Si parte da una nicchia, ma la tendenza è netta: sul totale dei controlli la quota delle elettriche è passata dallo 0,35% allo 0,68% del 2025, quasi un raddoppio, fino allo 0,89% nei primi otto mesi di quest’anno. Il marchio più passato al setaccio è Tesla, con il 38,4% delle ricerche nel periodo 2024-2026, seguito da Audi all’11,8% e da smart all’8,2%.
A confermare il quadro arrivano i concessionari. Su un campione di circa cinquanta rivenditori intervistati a settembre, il 55,1% racconta di aver visto aumentare l’interesse dei clienti nell’ultimo anno, e per il 16,3% l’aumento è stato significativo, mentre il 28,6% parla di una domanda stabile.
A dare la spinta, secondo oltre la metà degli intervistati, è stato anche il rincaro di benzina e gasolio degli ultimi sei mesi.
La svalutazione
Il vero argomento di vendita, però, è il prezzo. Matas Buzelis, esperto di carVertical, spiega che nei primi anni di vita le elettriche tendono a perdere valore più in fretta delle auto a combustione, e questo rende disponibili modelli piuttosto recenti a cifre molto più abbordabili.
Un’occasione per chi sa dove guardare, anche se la scelta non è per tutti: chi non può ricaricare a casa o macina lunghe distanze ogni giorno, osserva l’esperto, continua spesso a preferire un motore tradizionale. Una svalutazione rapida, insomma, che è un affare per l’acquirente ma un pensiero per chi deve rivendere.
Fondamentale la salute della batteria
Ed eccoci al nodo vero. Per il 67,3% dei concessionari i dubbi sulla durata della batteria e sugli eventuali guasti sono la principale fonte di incertezza nella vendita di un’elettrica usata, e il 75,5% li considera un ostacolo rilevante, seguiti dalle perplessità sull’autonomia reale, indicate dal 71,4%.
Il risultato si vede sui tempi: per il 51% dei rivenditori servono oltre tre mesi per chiudere una vendita, e per il 34,7% anche più di sei, mentre appena il 18,4% riesce a concludere entro un mese.
Pesa anche la difficoltà di fissare il prezzo giusto. Per il 61,2% dei concessionari chilometraggio e condizioni della batteria contano allo stesso modo, ma il 79,6% ammette di non avere strumenti specifici per testarla.
Per colmare la lacuna, carVertical ha aggiunto ai report una sezione dedicata alle elettriche, con dati su batteria e ricarica e una mappa che stima l’autonomia a partire da un indirizzo, e promette di inserire entro fine anno informazioni sulla qualità effettiva degli accumulatori.
Se arrivassero, il 71,4% dei venditori si aspetta una forte crescita della fiducia degli acquirenti, il 59,2% vendite più veloci e il 55,1% prezzi più precisi.
Una nota di sollievo, almeno, c’è sul fronte dei chilometri: secondo il 69,4% dei concessionari, sulle elettriche i contachilometri vengono manomessi meno spesso. I dati italiani 2024-2026 lo confermano, con lo 0,99% di casi sospetti contro il 3,22% dei diesel e il 2,40% delle benzina. Ma per capire davvero cosa si sta comprando, a quanto pare, resta fondamentale guardare dentro la batteria.