• 19 Ottobre 2026 12:15

Corriere NET

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Cosa c’è dentro alle chat che hanno portato alle devastazioni e ai saccheggi a Milano

Ott 19, 2026

AGI – “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio”. È uno dei 14mila messaggi sul gruppo Telegram di ‘Italia in Piazza‘, il movimento al cui nome sono stati legati gli scontri a Milano che hanno visto protagonisti ragazzi molto giovani.

Ma, a leggere le conversazioni su questa chat che si alimenta incessantemente di nuovi interventi, la maggior parte delle persone è critica verso le devastazioni del fine settimana: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica”; “Tu stai là per altro, non per rubare ai negozi, bisogna pensare a organizzare altre manifestazioni e a fare più rumore”; “È gente che esce di casa e si butta nella manifestazione per assaltare”.

E ancora: “Non hanno colpito solo le multinazionali ma anche i piccoli negozietti”. “E cosa facciamo, andiamo ad attaccare con le molotov ogni catena che guadagna tanto solo perché ha l’assicurazione e non fallisce? Ci sono altri modi di protestare”. E c’è chi propone metodi violenti per fermare gli altri: “Se si vuole evitare casino bisogna fare delle squadre che devono massacrare di botte gli immigrati”.

Questo è il tono generale della discussione dalla quale emergono le preoccupazioni soprattutto per l’economia e il caro vita e per i problemi che affliggono le regioni del Sud, a cominciare dalle difficoltà per gli agricoltori.

 

 

La minoranza in chat che giustifica le violenze

C’è anche una netta minoranza che ‘giustifica’ gli atti violenti, soprattutto contro le multinazionali. In un vocale a rivendicarli è un ragazzo che critica invece i danni ai piccoli negozi “che non se li meritano”. Qualcuno appoggia quanto accaduto richiamandosi alla Francia: “Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato”.

 

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